Farmaci e …paziente.

Ovvero come i farmaci possono essere influiti dal paziente che lo assume.

Il DNA è usato come base nelle cellule per codificare tutte le proteine che abbiamo bisogno nel nostro corpo, non è immutabile e nel corso dei secoli può subire alcune piccole modifiche. All’apparire nella popolazione di queste mutazioni genetiche, quando coinvolgono la sintesi di proteine o sistemi che interagiscono con i farmaci siamo di fronte ad una possibile variazione della risposta soggettiva al farmaco in questione. E’ il caso di alcune malattie genetiche, come l’anemia. Da questo nasce una serie di studi appartenenti alla farmacogenetica clinica che deve analizzare i rapporti tra geni e farmaci.

Andiamo oltre, anche l’alimentazione svolge un ruolo importante per definire il tipo di assorbimento del farmaco. Alcuni sono favoriti dalla somministrazione contemporanea di cibo, chi prima, chi dopo, chi lontano. Le caratteristiche chimico fisiche del farmaco fanno prediligere questo o quel momento di prendere il medicinale. Il tipo di alimentazione anche va a influire. Un individuo magari a dieta con alimentazione molto ricca di fibre queste potranno andare a “sequestrare” parte del farmaco durante il transito intestinale, diminuendone la biodisponibilità e di conseguenza di gli effetti. Oppure bere anche alcolici o altre bevande o semplicemente nel caso più comune ai pazienti in terapia con anticoagulanti quando assumono occasionalmente o no cibi ricchi di vitamina K devo apportare importanti variazioni di dosaggi per mantenere il sangue scoagulato andando a interagire direttamente es. con il coumadin.

Peso, questa è facile. I farmaci sono “tarati” come riferimento su soggetti tra i 18 e 65 anni per avere un effetto terapeutico del 50% e con un peso di circa 70 Kg. Una persona più robusta dovrà necessariamente avere un aggiustamento verso l’alto per via delle alterazioni del rapporto tra massa corporea, contenuto idrico e lipidico, e viceversa al contrario nei “Magri”.

Età: non è possibile usare gli “aggiustamenti” del peso per calcolare le dosi ideali per un paziente pediatrico perché sono diversi in sviluppo degli organi (es. fegato che metabolizza tutti i farmaci), diverso pH dello stomaco, peristalsi intestinale irregolare e molti altri fattori. Occorre quindi studiare in modo più complesso l’insieme del paziente in base all’età per quello che riguarda la sua posologia. Idem per gli anziani in cui la funzionalità degli organi incomincia a diminuire, e quindi vale il discorso di cui sopra.

Sesso, insieme alla massa, va anche ad influire su altri farmaci o sostanze: l’assunzione della pillola anticoncezionale per esempio viene pesantemente alterata dalla concomitanza assunzione di antibiotici o altre sostanze come l’iperico, e il medico deve comunque tenerne conto nella posologia.

Correlato al sesso abbiamo infine lo stato gravidico, momento in cui solo i farmaci salvavita andrebbero somministrati ed evitati tutti gli altri. Molti sono in grado di attraversare la barriera placentare e più di ogni altro nel primo trimestre in cui sono in formazione tutti gli organi del feto molti farmaci possono andare a creare danni ingenti come malformazioni o aborti. Quindi a tutte le future mamme raccomandiamo sempre di usare meno farmaci possibile e sempre sotto il massimo controllo del ginecologo e del proprio medico, vale anche per i farmaci di automedicazione, tutti.

Conclusioni

Abbiamo visto quale miriade di fattori contribuiscano ad un maggiore o minore assorbimento e metabolizzazione del farmaco. Ognuno di noi è diverso dagli altri, fisicamente e per abitudini. Per questo oltre ai parametri “generali” indicati sul bugiardino, un buon rapporto medico paziente è fondamentale per permettere al primo di conoscere le abitudini del secondo affinché siano ottimizzati tutti i trattamenti farmacologici che gli necessitano e ridurre al minimo sovradosaggi o interazioni e quindi effetti collaterali sgradevoli.

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