Farmacista Vaccinatore: rischi e/o opportunità

Prendo spunto da un commento in merito al titolo rilasciato dal Mnlf, uno dei sindacati dei farmacisti in merito alla questione della vaccinazione in farmacia.

“Non ci sono condizioni sufficienti: presenza del medico ora è imprescindibile. Per tali motivi il Mnlf ritiene “non esserci le condizioni sufficienti perché il farmacista operi direttamente la vaccinazione, sia perché egli non è tutelato, sia perché la mancanza di un contratto scaduto da oltre 8 anni che ricade nel commercio e non in ambiti sanitari, non definisce nello specifico il “recinto” degli oneri e dei doveri a cui attenersi”. E aggiunge: “La possibilità di vaccinare per il farmacista può essere occasione di crescita, ma non può essere attuata improvvisando ruoli al solo fine di sostenere carriere politiche o obiettivi economici di una parte minoritaria dei farmacisti italiani. È certamente opportuno in questa fase coinvolgere il maggior numero di siti vaccinali, ma riteniamo che la presenza del medico sia ora imprescindibile”.

Le nuove richieste della popolazione che un sistema capillare come le farmacie sono in grado di svolgere da e per conto del SSN , cogliendo l’esperienza maturata in altri paesi EU ed extra come nel mondo anglosassone aprono al farmacista che fa sue piccole azioni come la decisione di dispensare alcuni prodotti con ricetta valutando caso per caso su un numero limitato di farmaci sicuri in coordinazione con l’ordine dei medici prendendo “in prestito” l’azione di ricettazione del medico e talora facendo le punture per terapie brevi, questo un atto infermieristico importante pensando a quei paesi in cui il primo presidio medico è magari a 30 km di distanza come l’Italia. Ovviamente il tutto previo aggiornamento, corsi e certificazioni ad hoc per il farmacista in cui la professionalità di medici ed infermieri non viene toccata ma sgravata da impegni ben più importanti e sicuramente meglio remunerativi, ed in seconda battuta il farmacista può erogare un servizio più efficiente per il cliente.
La vaccinazione per tornare al soggetto dell’articolo è di nuovo un atto medico che nel farmacista non trova la legge a tutelarlo; si richiede un medico in farmacia certo ma che abbia competenze per poter intervenire adeguatamente in caso di shock anafilattico per allergia al vaccino, non di sicuro un medico che ha fatto il burocrate negli ultimi dieci anni. In ospedale e nei centri vaccinali non a caso il paziente viene fatto aspettare un certo tempo per intervenire tempestivamente in caso di reazioni avverse improvvise. Di sicuro in una farmacia che ha 30 Km da un ospedale, pur con tutte le specializzazioni e certificazioni che vuoi il rischio che vaccinato possa non ricevere le adeguate operazioni di soccorso è molto elevato ed oggi la legge prevede che i parenti  o il malato si rivalgano sulla struttura. E ora chiedo ai miei colleghi farmacisti: la vostra assicurazione vi copre in caso di evento vaccinale avverso? Sicuramente no. Informatevi perchè la legge non accetta scuse.
Quindi: EMERGENZA VACCINI si, ma anzichè farci firmare dieci pagine di avvertenze e manleve sui rischi, riducendo i tempi della burocrazia e del triage ogni medico può vaccinare un paziente ogni 5 minuti se non meno, invece oggi siamo uno ogni 15 minuti al massimo per un azione che dura 5 secondi. Non pretendo che diventino una catena di montaggio, ma di sicuro di nuovo sono a ribadire no, no in farmacia, nemmeno se retribuito adeguatamente. Accelleriamo sulla burocrazia invece. In alternativa uno scudo legislativo solido a tutto tondo in cui se ti vaccina il farmacista e ci lasci le penne nulla è dovuto in richiesta danni. Ma sappiamo come gli avvocati saranno bravissimi a trovare la scappatoia per il risarcimento danni. A ciascuno la sua scelta. Italia paese bellissimo anche per le sue 50 sfumature su tutto.
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