Vaccinazioni di massa e Farmacie. No grazie.

Se da un lato c’è l’auspicio del Generale Figliuolo di coinvolgere le farmacie nella campagna di vaccinazione di massa, vedo molti altri problemi crearsi con l’inoculazione del vaccino da parte dei farmacisti, quasi tutti, ma non solo, di origine logistica e legale. Vi spiego meglio il mio personale punto di vista.

Premessa: all’estero sono state usate con successo le farmacie come hub vaccinali ma sono anni avanti nello sviluppo di competenze che esulano dalla sola dispensazione dei farmaci.

Legislativo

La legge appare chiarissima in quanto il compito di inoculare farmaci per via parenterale o intramuscolo al paziente è una manovra a esclusivo appannaggio di medici ed infermieri: infatti qualora privatamente il farmacista abbia già per se stesso o la propria famiglia fatto delle iniezioni, sul pubblico è assolutamente vietato e sanzionabile. Questo potrebbe naturalmente essere superato con un decreto legge ad hoc o con delle deleghe, inoltre anche se non credo ci vada una laurea per somministrare una dose di vaccino tutta la fase di triage del paziente antecedente il vaccino richiede necessariamente una valutazione da parte di un medico; sia esso in pensione o volontario ma un medico e non credo di sicuro in modalità “remota” se non rare eccezioni. Chi si prende la responsabilità se il paziente non era idoneo e noi abbiamo inoculato una dose? Quindi manleva sulle responsabilità a tutto tondo. Ma anche se fosse, io professionalmente non me la sentirei a prescindere senza un parere medico.

Logistico

Le farmacie sono presenti capillarmente in tutto il territorio nazionale anche in quelle località più remote quindi l’idea di coinvolgerle è assolutamente ottima, su questo non ne discuto.
La temperatura di conservazione di quasi tutti i vaccini richiedono una catena del freddo impeccabile e su questo chiunque lavora nel nostro settore sa quanto sia una questione delicata, specie lato consegne: con l’estate tutte le criticità saltano evidenti, in inverno tanto quanto ci pensa madre natura, specie loro malgrado, nelle farmacie più isolate.
I locali della farmacia spesso sono appena sufficienti per ricavare un piccolo anfratto adibito a misurazione pressione, glicemia, colesterolo, ecc… in tempi ordinari, non certo idonei in tempo di covid e distanziamento sociale per ospitare dei quarti d’ora colleghi, medici o infermieri e pazienti, quando ogni comune ha di certo al suo interno dei locali ben più spaziosi, siano comunali, scolastici, militari o parrocchiali. Quindi perchè questa mania dei tendoni? Ma perchè?

E per finire…status quo.

Durante il covid le farmacie sono sempre rimaste aperte, in prima linea, e si sono sobbarcate tutte le carenze del SSN (solo per citarne alcune: fornire indicazioni alla popolazione, assistere i clienti ai limiti delle nostre competenze (non c’è solo il covid) perchè il medico non si trova, approvvigionamento dei farmaci e mascherine e DPI) in generale tutta la filiera delle farmacie territoriali hanno/abbiamo dato tantissimo, non solo in termini di vite come i medici e infermieri, ma molti colleghi sono al limite del burnout. E con la DAD mazzata finale a chi ha dei figli piccoli visto che la stragrande maggioranza dei farmacisti sono donne. Io credo che al massimo possiamo essere ok come hub per la conservazione dei vaccini.

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