COVID-19: Donne in gravidanza, allattamento e pazienti ipertesi in terapia cronica

Vorrei riportare, a informazione di una grande parte di chi ci legge, l’ultimo aggiornamento tra soggetti come dal titolo dell’articolo e la pandemia di Covid-19. Mi rendo conto che l’articolo può essere molto tecnico in certi passaggi ma ho provato a esemplificare il più possibile dalla fonte*.

Donne in gravidanza e allattamento

L’approccio alla prevenzione, alla valutazione, alla diagnosi e al trattamento delle donne in gravidanza con sospetto COVID-19 è a valutazione medica ma è simile a quello delle persone non gravide. In seguito alla revisione scientifica dello stato di 38 donne in gravidanza con COVID-19, non sono stati documentati casi di trasmissione intrauterina e nessun decesso materno. Da segnalare soltanto una maggiore frequenza di parto pretermine e parto cesareo per anomalie della frequenza cardiaca fetale ma ciò potrebbe correlarsi a una patologia pregressa materna; non ci sono sufficienti dati per correlarlo certamente con il COVID-19. Il parto cesareo viene eseguito per indicazioni ostetriche standard. Per le donne con sospetto o confermato COVID-19 nel terzo trimestre che si riprendono e non hanno indicazioni mediche / ostetriche per il cesareo, è ragionevole rimandarlo se pianificato o l’induzione del travaglio fino a quando non si ottiene un risultato negativo del test o viene revocato lo stato di isolamento al fine di minimizzare la trasmissione postnatale al neonato. La gravidanza ed il parto non hanno aggravato il decorso clinico ed alcune madri si sono riprese senza essere sottoposte a parto. I soli casi di infezione neonatali che sono stati documentati sono attribuibili al stretto contatto dell’infante con una madre affetta o un altro parente.

Nelle donne sintomatiche con sospetto o confermato COVID-19, si può considerare di separare temporaneamente (ad esempio, in stanze separate) la madre con COVID-19 confermato o sospetto dal suo bambino, fino a quando le precauzioni basate sulla trasmissione dalla madre non saranno sospese ma questa è una decisione che deve essere condivisa tra genitori e operatori sanitari.

Inoltre, i bambini nati da madri con COVID-19 confermato devono essere considerati pazienti in fase di indagine e opportunamente isolati e valutati..
Non è noto se il virus possa essere trasmesso attraverso il latte materno. L’unico rapporto di test non ha trovato virus nel latte materno di sei pazienti. Tuttavia, la trasmissione tramite droplet (goccioline) potrebbe avvenire per via stretto contatto durante l’allattamento. Pertanto, le madri con confermato COVID-19 o le madri sintomatiche, dovrebbero prendere precauzioni per impedire la trasmissione al bambino durante l’allattamento. Alternative sono ricorrere all’allattamento artificiale oppure mediante tiralatte la mamma dovrebbe fare un rigoroso lavaggio delle mani prima di pompare e indossare una maschera durante il pompaggio e se possibile, l’apparecchiatura di pompaggio deve essere accuratamente pulita da una persona sana.
Le donne che scelgono di non allattare devono prendere precauzioni simili per prevenire la trasmissione attraverso il contatto ravvicinato quando viene preparato il latte artificiale.

 

Pazienti cronici in terapia farmacologica

 

Prendendo spunto da un precedente articolo, ricordo che i pazienti con ipertensione che ricevono ACE-inibitori (inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina) o bloccanti del recettore dell’angiotensina (ARB) devono continuare il trattamento con questi agenti (parliamo di captopril, lisinopril, enalapril, ramipril, perindopril ed altri). Questo approccio è supportato da più linee guida ufficiali. Su vari articoli infatti si è ipotizzato che i pazienti con COVID-19 che stanno ricevendo questi farmaci possano essere sottoposti ad aumentato rischio di esiti avversi. L’enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE2) è un recettore per SARS-CoV-2 (e quindi COVID) per poter entrare ed infettare le cellule e gli inibitori del sistema renina-angiotensina-aldosterone possono aumentare i livelli di ACE2 espressi sulla parete cellulare. Per dirla in modo più semplice mi piace portare ad esempio come se mettessimo più “finestre” nelle nostre mura di casa e quindi agevoleremmo eventuali “ladri” ad entrare senza permesso…

Sebbene i pazienti con malattie cardiovascolari, ipertensione e diabete possano avere un decorso clinico più grave nel contesto dell’infezione da COVID-19, non ci sono dopo decine di casi ,  prove ufficiali a supporto di questa tesi per cui non interrompete l’assunzione di questi farmaci se non siete assolutamente d’accordo con il medico o non interverranno novità in tal senso!

 

Fonti: Covid Update

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