Covid-19 e Farmaci per la pressione

Ormai sappiamo dalla stampa e dai dati scientifici che le persone con comorbilità, ovvero con già gravi patologie come ipertensione, diabete, problemi circolatori o pazienti oncologici o immunodepressi, oltre all’età superiore ai 75, hanno pesanti probabilità di un esito fatale qualora contagiati dal Covid-19.

Tra la miriade di notizie, da farmacista mi è parsa curiosa e degna di approfondimento una lettera dell’epidemiologo Rami Sommerstein del Bern University Hospital indirizzata al British Medical Journal nel quale partendo dallo spunto che il Covid-19 utilizza come veicolo per infettare le cellule il recettore per l’angiotensina 2 (ACE2), essendo il bersaglio di molti farmaci assunti da pazienti ipertesi per abbassare la pressione come i farmaci antagonisti del recettore di cui sopra e gli Ace inibitori, quale rapporto di rischio possa esserci per questi pazienti.

La teoria parte dagli studi sui topi in cui somministrando questi farmaci aumenta l’espressione e quindi la sintesi di ulteriori enzimi ACE2 a rimpiazzare quelli che sono stati “disattivati” con il farmaco, in maniera simile per esempio a quanto avviene per i recettori con gli inibitori di pompa protonica nello stomaco.

Per dirla in maniera più accessibile a tutti, noi andando a disattivare farmacologicamente questi enzimi, l’effetto è la produzione di nuovi enzimi che possano rimpiazzare quelli non più funzionanti: la morale è avremmo un numero medio superiore per cellula di enzimi ACE2 rispetto a chi non assume questo tipo di farmaci per la pressione. Essendo il recettore ACE2 “l’ascensore”

che usa il Covid 19 per infettare le cellule, in questo modo avrebbe un accesso ben più rapido che nei soggetti dove è meno espresso.

Ora da qui a interrompere la somministrazione di questi farmaci come precauzione per i pazienti potenzialmente a rischio assolutamente deve essere verificata, ma esistendo altri ipertensivi è una delle ipotesi al vaglio degli scienziati visto che si stanno cercando tutti i modi per contrastare la gravità dell’infezione da Covid19. Aspettiamo ulteriori conferme epidemiologiche su questi dati e speriamo possa essere un’altra strada per rendere meno “pesante” l’infezione a soggetti già gravati da altre patologie.

Ovviamente se ci saranno aggiornamenti saranno comunicati con degli update tempestivamente.

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