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Integratori alimentari: come e quando ha senso usarli (parte I)

È credenza comune che gli integratori alimentari (o supplementi dietetici) siano sicuri perché sono “naturali”. Ma  il solo fatto che un prodotto contenga sostanze di origine vegetale o comunque di derivazione naturale non lo rende sicuro di per sé.

ATTENZIONE AL DOSAGGIO (IL CASO DI VITAMINE E MINERALI )

Vitamine e minerali, in particolare, possono sembrare sicuri perché il nostro organismo li necessita. Ma se una carenza di vitamine e minerali può causare malattie e altri effetti avversi, anche una loro dose eccessiva può provocare problemi. Di solito si tratta di dosi molto elevate, ma talvolta livelli non di molto superiori rispetto all’apporto giornaliero raccomandato possono rappresentare un rischio. Alcuni esempi riguardano sostanze molto comuni come la vitamina A e il ferro.
I primi casi di ipervitaminosi A citati in letteratura riguardano le popolazioni dell’Artico che andavano incontro a sovradosaggio per il consumo di fegato di orso polare o di foca, ricchissimi di vitamina A (15.000 UI per grammo). Il sovradosaggio provoca problemi al fegato, fenomeni depressivi fino al suicidio e altri problemi nervosi, danni alle ossa e alle articolazioni e al feto, in gravidanza. L’intossicazione acuta di vitamina A si ha solo con dosi enormi (2 milioni di UI), mentre più subdola è l’intossicazione cronica, che interessa soggetti che assumono per periodi che vanno da 6 a 8 anni all’incirca 20.000 UI al giorno, una quantità che, per esempio, è presente in farmaci per la cura dell’acne e che è avvicinata in alcuni multivitaminici non troppo attenti al problema.
Nel caso del ferro, molti sono gli esempi di atleti che per scongiurare il pericolo di un’anemia hanno assunto per anni un’integrazione di ferro. Il risultato è stato l’accumulo del minerale nel fegato con gravi danni epatici.

Un integratore alimentare, oltre ad essere sicuro, deve apportare dei benefici al nostro stato di salute. Molto spesso, sotto l’influenza di claims salutistici troppo azzardati, siamo portati a sopravvalutare il risultato qualitativo di un prodotto, dimenticandoci di quello quantitativo. Nella maggior parte dei casi i miglioramenti determinati da un prodotto sono minimi, sebbene costituiscano un risultato scientificamente interessante, ma lungi dal diventare la soluzione ai nostri problemi. È il caso, ad esempio, di alcuni integratori “naturali” a base di vitamina C, che, assunti a una dose di 50 mg al giorno, pari al contenuto di un’arancia, millantano difese immunitarie inespugnabili.

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