Con le unghie e con i denti

Il nuovo amore delle donne in questi ultimi anni: unghie lunghe “ricostruite”.

Non più abbellite soltanto con smalti multicolore ma anche con diversi tipi di accessori, dalle perline e sticker adesivi alle decorazioni in plastica con motivi floreali, a tema (natalizio, cartoon, halloween, ecc.), paesaggi in miniatura e chi più ne ha più ne metta. Il tutto abbinato alla ormai nota moda della ricostruzione con il gel.

Le nostre unghie sono delle strutture cornee laminari trasparenti-giallastre (ci appaiono rosa perché vediamo il colore della carne sottostante irrorata dal sangue) costituite principalmente da cheratina e in piccole quantità anche da amminoacidi, grassi, acqua, vitamine e sali minerali.

Ma cosa si intende per “ricostruzione” delle unghie e, soprattutto, è innocua?

La ricostruzione è una tecnica estetica che consiste nell’applicazione di unghie artificiali sopra quelle naturali e che può essere suddivisa in diverse tipologie a seconda del materiale che viene impiegato.

Nel metodo “acrilico” abbiamo un polimero in polvere che viene mescolato con un monomero in forma liquida, la miscela solidifica a contatto con l’aria; questa tecnica viene spesso usata per le persone che soffrono di onicofagia, ovvero il vizio di mangiarsi le unghie.

Il secondo metodo, sicuramente il più famoso e il più utilizzato, è quello rappresentato dalla nota ricostruzione con il gel, un materiale elastico facilmente modellabile che viene spalmato sopra l’unghia vera e poi fatto indurire mediante l’utilizzo di lampade a raggi UV.

L’ultimo procedimento si limita ad essere utilizzato su unghie fondamentalmente sane per dare un po’ di rinforzo oppure per evitare la rottura laddove sia presente l’inizio di una spezzatura. In questo caso si usano degli speciali fogli di seta che vengono fatti aderire alla superficie dell’unghia tramite un collante.

Per quanto il vedere il risultato di unghie ricostruite curate e gradevoli d’aspetto sia piacevole per chiunque, soprattutto per chi soffre di onicofagia, bisogna ricordare che non necessariamente risolve il problema del “vizio” di mangiarsi le unghie, che può ripresentarsi non appena le unghie artificiali vengono rimosse (la durata è variabile, ma mediamente durano circa un mese). Un altro importante punto da tenere in considerazione è il rischio infezione: molto più frequenti di ciò che possiamo pensare sono infatti le infezioni fungine (onicomicosi) e le infezioni batteriche (i classici “giradito”) che si possono contrarre a seguito di questi trattamenti di manicure, soprattutto se la persona che effettua la ricostruzione non ha seguito alcun corso formativo oppure se i materiali impiegati sono di qualità scadente; chiaramente anche la scarsa igiene rappresenta un pericolo reale in alcune attività di questo tipo. Prima di essere ricostruita l’unghia deve essere limata, motivo per cui più trattamenti a ripetizione vanno ad indebolire lo strato di unghia naturale che pian piano va così assottigliandosi. Da non escludere i problemi dovuti ad eventuali allergie ai materiali utilizzati, che possono manifestarsi con sintomi più o meno severi.

E per i denti invece? Quali sono i trattamenti ora più in voga?

Queste strutture durissime fondamentali per la masticazione degli alimenti sono costituite da una parte visibile chiamata corona e di una parte collocata all’interno delle gengive che va ad ancorarsi direttamente sull’osso rappresentata dalle radici. La porzione che fa da “ponte” tra le due viene chiamata colletto.

La superficie esterna del dente (la parte bianca) prende il nome di smalto, un tessuto di tipo epiteliale molto resistente che ha lo scopo di proteggere il dente dagli insulti esterni; al di sotto dello smalto troviamo la dentina, particolare tessuto osseo anch’esso atto alla protezione della polpa dentale, ovvero il “cuore” del dente, dove penetrano i vasi sanguigni e le terminazioni nervose.

Sicuramente uno dei desideri più comuni riguardanti i denti è: un colore bianco brillante, in grado di donare un sorriso smagliante!

Esiste lo sbiancamento meccanico, ovvero consistente nella sfregatura della superficie del dente, oppure uno sbiancamento di tipi chimico che utilizza agenti decoloranti.

Oltre ai rimedi “fai da te” tra i quali troviamo l’uso di miscele di dentifricio e polvere di carbone vegetale, abbiamo fondamentalmente due possibilità per rendere i denti più bianchi: rivolgerci ad un professionista oppure effettuare uno sbiancamento domiciliare. In quest’ultimo rientrano ad esempio i dentifrici abrasivi, aventi una granulometria più o meno grossolana, oppure le striscette adesive sbiancanti; entrambe vanno bene solo per le macchie più superficiali e gli effetti non sono comunque molto duraturi. Quando invece lo sbiancamento viene eseguito dal dentista i risultati sono sicuramente più immediati e più longevi. Il dentista infatti usa gel a base di perossido di idrogeno (ovvero acqua ossigenata) ad alte concentrazioni oppure gel a base di perossido di carbammide e, per potenziarne l’azione decolorante, ha anche a disposizione lampade a laser che aiutano a far penetrare il gel nella struttura del dente.

Tutti questi trattamenti hanno chiaramente anche dei lati negativi, primo fra tutti il rischio di indebolire la superficie dello smalto con un’azione troppo aggressiva che può consumare a poco a poco lo strato superficiale dentale, motivo per cui non ci si dovrebbe mai sottoporre ad essi troppo frequentemente. Anche le gengiviti o in generale le infiammazioni del cavo orale sono piuttosto comuni dopo una procedura di sbiancamento.

Ragazze di tutte le età: vogliamo unghie lunghe e un sorriso sempre brillante? Va bene, basta non esagerare!

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