Meglio quello di mamma… oppure no?

Cosa c’è di più bello per una neomamma di poter allattare il proprio figlio al seno?

Eppure sempre più spesso le mamme sono costrette a ricorrere ai preparati industriali per nutrire il proprio piccolo. Negli USA ad esempio la maggior parte dei bambini viene nutrita con sostituti del latte materno a partire dai sei mesi d’età. Le aziende spesso aggiungono nuovi ingredienti alle loro formulazioni con lo scopo di renderle il più simili possibile alla composizione del latte materno che, per molti aspetti, risulta essere di gran lunga più efficace per il completo sviluppo del bambino. Le cause che portano all’utilizzo di questi prodotti possono essere legate sia ad una ridotta o alterata produzione di latte da parte della mamma sia a problematiche relative alla digestione del latte materno da parte del neonato (come nei casi di alterazioni del metabolismo o in quelli di nascita prematura).

Le prime formulazioni erano prodotte a partire da latte di altri mammiferi, ma col tempo ci si rese conto che tali preparati conducevano a deficit più o meno severi nel bambino, come ad esempio la deficienza di folati con l’impiego di latte di capra o disturbi dovuti all’ipocalcemia con l’utilizzo di latte di mucca.

Il latte ad oggi ancora più usato è quella di mucca, ma con delle modificazioni necessarie per renderlo più sicuro per la nutrizione dei lattanti, ovvero la rimozione dei grassi di origine animale e relativa sostituzione con oli vegetali, una riduzione della concentrazione proteica (così più adatta per i tubuli renali ancora immaturi del neonato), aggiunta o bilanciamento di vitamine e sali minerali (come ad esempio l’aggiunta di ferro oppure la correzione del contenuto di calcio). Molto utilizzate sono anche le formulazioni a base di soia per i neonati con intolleranze delle proteine del latte di mucca.

Tuttavia creare una perfetta copia del latte umano è ancora un’impresa impossibile.

Il latte materno infatti contiene sostanze fondamentali per un corretto neurosviluppo e gli importanti anticorpi necessari per il potenziamento delle difese immunitarie del bambino (proteggendolo così dalle malattie infettive). I bambini nutriti con il latte della mamma infatti presentano una minor incidenza di otiti, infezioni del tratto respiratorio e diarrea. Per quanto riguarda le infezioni gastrointestinali in particolare il latte materno costituisce un fattore decisivo nella formazione della flora batterica intestinale del bambino, studi recenti dimostrano infatti come la flora intestinale dei bambini allattati con latte artificiale abbia una composizione molto diversa, in termini di ceppi batterici presenti, rispetto a quella dei bambini allattati al seno. Inoltre il latte materno fornisce protezione da numerose malattie metaboliche, infatti ad esempio i neonati allattati al seno corrono un rischio molto più basso di incorrere in obesità e diabete di tipo II in età adolescenziale.

I neonati allattati al seno riescono ad assorbire meglio i grassi a livello intestinale, grazie alla presenza di enzimi digestivi chiamati lipasi presenti nel latte umano e, oltre a questo, si presenta anche più difficilmente la problematica del reflusso gastro-esofageo.

Chiaramente anche il latte materno può rappresentare in alcune circostanze la scelta non ottimale, ad esempio le mamme con deficienza di vitamina D che allattano al seno avranno un rischio maggiore di far sviluppare rachitismo al loro bambino.

Da tenere in considerazione è anche il fatto che il latte materno può fungere nell’organismo della mamma da “deposito” di allergeni di origine ambientale e di antigeni provenienti dalla dieta, a tal proposito quindi è importante valutare l’allattamento al seno quando ad esempio la mamma è costretta a fare uso di medicinali che potrebbero passare nel latte e quindi essere ingeriti dal neonato.

Possiamo quindi concludere che il latte di mamma è migliore?

Sì, a meno che l’uso di latte artificiale con una specifica composizione non si renda obbligatorio a causa di problemi legati alla mamma o al bambino.

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