FARMACI PROTETTORI GASTRICI: SI’ O NO?

In quanti almeno una volta nella vita abbiamo sofferto di iperacidità gastrica?

Non necessariamente deve esserci alla base una patologia a livello dello stomaco, molto spesso la causa è da ricercare in ciò che mangiamo.

Lo stomaco produce fisiologicamente acido cloridrico, necessario ai fini del processo digestivo, e questo porta il pH gastrico a valori molto bassi, ovvero pH 1-2. L’acido cloridrico inoltre svolge anche un importante ruolo nel ridurre fortemente la carica batterica, data la sua capacità di uccidere la maggior parte dei batteri.

La secrezione di questo acido avviene ad opera della pompa protonica H+/K+ che si trova nelle cellule delle ghiandole della mucosa gastrica e, proprio come indicato dal nome, questa struttura “pompa” i protoni idrogeno nel lume gastrico. Una iperattività di questa pompa si traduce con un’aumentata escrezione di protoni H+ e quindi con una eccessiva acidità.

Le cause possono essere numerose, spesso la dieta non ben equilibrata può portare ad iperacidità, ma anche ansia e stress sono grandi nemici del nostro stomaco, come dimostrano i crescenti casi di gastrite nervosa.

Diverse classi di farmaci possiedono tra gli effetti collaterali proprio quello di provocare acidità di stomaco anche piuttosto severa, motivo per il quale molto spesso nei pazienti anziani con terapie multi farmacologiche il medico prescrive anche un protettore gastrico.

Talvolta il problema è rappresentato da un’infezione batterica: le infezioni provocate dal batterio gram negativo Helicobacter pylori, uno dei pochissimi batteri in grado di sopravvivere nell’ambiente acido dello stomaco, non devono essere sottovalutate, in quanto una volta che Helicobacter ha colonizzato la mucosa gastrica può portare ad ulcera e nei casi più gravi anche a tumore. Infatti l’intervento farmacologico in questi casi risulta essere molto importante, chiaramente mediante l’impiego non solo di molecole protettrici dello stomaco ma anche di antibiotici specifici.

Come deve essere trattata l’iperacidità dello stomaco?

Tra i farmaci oggi più impiegati troviamo senza dubbio gli inibitori di pompa protonica, ovvero i PPI.

Queste molecole (tra cui le più importanti sono Omeprazolo, Esomeprazolo, Lansoprazolo, Pantoprazolo, Rabeprazolo) inibiscono la pompa protonica riducendo così la secrezione acida.

Nonostante possiedano una breve emivita (l’emivita di un farmaco è un parametro farmacocinetico che rappresenta il tempo necessario affinché la concentrazione plasmatica del farmaco stesso si riduca della metà rispetto al valore iniziale), ovvero circa 1-2 ore, l’inibizione della pompa che provocano è di tipo irreversibile, e questo significa che la loro azione dura per un tempo piuttosto lungo, dato che dovranno essere sintetizzate nuove pompe protoniche per fare tornare la secrezione acida alla normalità.

Molti studi negli ultimi anni sono stati condotti su questi farmaci, proprio per capire se un utilizzo per periodi di tempo prolungati possa provocare sui pazienti effetti collaterali più o meno severi.

In esame il potenziale rischio per le ossa, infatti diversi studi hanno messo in evidenza come l’uso di elevati dosaggi giornalieri per lunghi periodi di tempo sia da relazionarsi ad aumento nell’incidenza delle fratture ossee. Altro possibile effetto collaterale potrebbe essere una riduzione nell’assorbimento del magnesio.

I livelli plasmatici del magnesio, elemento fondamentale per la salute del nostro organismo, dipendono dall’equilibrio tra assorbimento intestinale ed escrezione attraverso i reni. L’ipomagnesia è stata recentemente correlata con l’impiego a lungo termine degli inibitori di pompa protonica e, sebbene il meccanismo che lega l’uso di questi farmaci ad una riduzione dei livelli di magnesio sia ancora poco conosciuto, sembra che l’aumento del pH gastrico provocato dai PPI influenzi l’attività dei canali per il trasporto del magnesio, riducendone così l’assorbimento.

La vitamina B12, conosciuta anche come cobalamina, gioca un ruolo fondamentale nella sintesi della mielina (sostanza che costituisce la guaina che avvolge alcune fibre nervose). La pepsina, enzima del succo gastrico deputato alla digestione delle proteine, promuove il rilascio della vitamina B12 legata alle proteine.

La pepsina però può essere attivata solo in presenza di un pH più basso di 4, motivo per cui i PPI, aumentando i valori di pH, potrebbero provocare deficienza di questa importante vitamina.

Gli studi confermano però che gli effetti avversi di questi farmaci risultano essere lievi in confronto agli enormi benefici che portano, e inoltre possono essere notevolmente ridotti con l’utilizzo delle più basse dosi attive.

Un altro consiglio per ridurre l’acidità di stomaco?

Quest’ultimo non è un consiglio da farmacista, ma da amica: invece di farci venire i bruciori di stomaco per ascoltare chi è sempre intorno a noi pronto a stressarci, impariamo a dare importanza a ciò che davvero ha valore per noi.

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