Facciamo un’altra sera?

I secoli passano ma la ormai nota scusa del “Caro, stasera no… ho il mal di testa” sembra non perdere mai di smalto. I disturbi della sfera sessuale sono numerosi e tra i più comuni troviamo sicuramente l’anorgasmia, ovvero l’incapacità di raggiungere l’orgasmo. L’orgasmo rappresenta il momento di massimo piacere dell’intero rapporto sessuale, risultato di una fase di eccitazione che si manifesta nell’uomo con l’erezione del pene e nella donna con erezione del clitoride e dei capezzoli, con una elevata lubrificazione vaginale operata dalle ghiandole vestibolari maggiori o ghiandole di Bartolini (poste nella parte inferiore delle grandi labbra, ai lati dell’orifizio vaginale) e dalle ghiandole di Skène che secernono un liquido chiaro-biancastro vischioso, ed altre modificazioni corporee. Questa fase di tensione sessuale massima in cui vengono coinvolti sia il corpo che la mente ha una durata media che va dai tre fino ai dieci secondi ed è seguita da una fase di rilassamento detta periodo refrattario nella quale si percepisce un senso di spossatezza e un’ulteriore tentativo di penetrazione oltre a non procurare piacere può risultare addirittura fastidioso. Benché il problema colpisca sia uomini che donne, sembra che queste ultime siano afflitte decisamente più di frequente da questo tipo di disturbo. Infatti secondo i dati circa il 12% delle donne con una regolare vita sessuale non ha mai provato un orgasmo in tutta la vita, mentre quasi il 50% delle donne spesso finge l’orgasmo. Le abitudini sessuali e lo sviluppo di una consapevolezza matura della propria sessualità sono indubbiamente molto cambiati negli anni: studi recenti infatti dimostrano come nel 2015 circa la metà della generazione di donne più giovani (ovvero al di sotto dei 35 anni) abbia sperimentato il primo orgasmo mediante masturbazione prima dei 15 anni, a differenza di quanto accadeva per le due generazioni precedenti, in cui l’età media del primo orgasmo raggiunto tramite masturbazione era di 22 anni.

L’anorgasmia si suddivide principalmente in quattro tipi, ossia primaria, secondaria, situazionale, generalizzata. Nel primo caso la donna non ha mai provato un orgasmo in tutta la vita, e questo può dipendere sia da un “blocco” di tipo psicologico sia, più raramente, da problematiche relative al fisiologico funzionamento degli organi genitali (come per esempio nei casi di infibulazione). Le inibizioni di tipo psicologico possono essere causate da ansia da prestazione, forte nemico dell’intimità che porta a sentirsi non a proprio agio e costantemente preoccupati di fare una “buona performance”, da episodi traumatici passati (violenza sessuale), dalla bassa autostima e dall’insicurezza del proprio fisico e del proprio aspetto in generale, da una scorretta educazione sessuale nella quale il sesso viene giudicato come un’esperienza negativa e moralmente sbagliata, dallo stress a livello lavorativo o familiare, da un cattivo rapporto con il partner che porta ad uno scarso coinvolgimento emotivo.

In quella secondaria invece il soggetto diviene anorgasmico in un secondo momento, ossia in seguito ad una fase della vita in cui era in grado di raggiungere l’orgasmo. L’anorgasmia situazionale è quella che si manifesta solo in determinate condizioni, mentre quella generalizzata si presenta sempre e non è quindi limitata a certe situazioni, tipi di stimolazione o partner. Un’altra possibile causa dell’anorgasmia può essere l’impiego di farmaci anti-depressivi, come gli anti-depressivi triciclici (Imipramina, Amitriptilina, Nortriptilina, Clomipramina), una delle più vecchie classi di farmaci utilizzati per trattare la depressione e quindi con un maggior numero di effetti collaterali anche gravi, gli SSRI (Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) in grado di mantenere attiva per un tempo più lungo la serotonina, noto neurotrasmettitore regolatore dell’umore, a livello delle sinapsi cerebrali e quindi di contrastare lo stato depressivo (tra questi farmaci troviamo la Fluoxetina, la Paroxetina, il Citalopram, l’Escitalopram, la Sertralina).

Il trattamento dell’anorgasmia a base psicologica è rappresentato da un percorso di psicoterapia nel quale è previsto un approccio teso all’eliminazione del “freno inibitorio” che provoca quel controllo non volontario della reazione orgasmica, rappresentato da tecniche di rilassamento per ridurre l’ansia, miglioramento della comprensione del ciclo di risposta sessuale e della conoscenza del proprio corpo. Per la paziente che ha subito shock psicologici o un’educazione sessuofobica è importante cercare di aprirsi e di affrontare il trauma, così come molto utile è anche la terapia di coppia laddove ci fossero conflitti che impediscono vicinanza emotiva e di conseguenza anche fisica, oppure semplicemente per “imparare a conoscersi” migliorando così l’intimità e la confidenza con il partner. Lavorare sulla propria autostima è un altro punto cruciale, soprattutto nei casi in cui il problema derivi da stati di insicurezza.

Come diceva una giovane Meg Ryan nel celebre film “Harry, ti presento Sally”, tutte le donne prima o poi almeno una volta nella vita fingono… l’importante è venirne a capo!

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