Assenzio: il pericolo verde tra moda, arte e proprietà medicamentose (parte I)

assenzio-pericolo-verdeUn bicchiere di assenzio! Non c’è nulla di più poetico al mondo.

Oscar Wilde

L’assenzio, il cui nome scientifico Artemisia absinthium L. pare essere ispirato ad Artemide, dea della fertilità, in relazione alle sue proprietà emmenagoghe, appartiene alla famiglia delle Asteraceae ed è una pianta erbacea perenne conosciuta fin dai tempi più antichi per le sue proprietà terapeutiche: già nel 1600 a. C. esse sono citate in un papiro dell’antica civiltà egizia. Nei secoli successivi, le sommità fiorali e le foglie di questa pianta aromatica furono ampiamente impiegate da Romani, Celti, Arabi e più tardi anche dai medici del Medioevo.
Il valore delle benefiche attività dell’assenzio si rivelò, inoltre, provvidenziale per le truppe francesi partite alla conquista dei territori algerini che seppero prevenire diverse malattie allora letali, come il tifo e il colera, con l’impiego, pare, proprio di un infuso di assenzio. Dalla fine dell’800, per tutta la Belle Epoque, l’assenzio divenne uno degli elementi simbolo dello stile di vita bohémien: dalla pianta viene ricavato un liquore piuttosto amaro e celebrato dai più geniali e famosi artisti del tempo, da Van Gogh a Tolouse Lautrec, da Verlaine a Baudelaire, denominato “fata verde” o “pericolo verde” per il suo colore verde pallido.
Il successo dell’assenzio in Europa fu clamoroso, ma altrettanto rapido si dimostrò il suo declino: scomparve da tutti i mercati d’Europa in poco più di un decennio. Le ragioni riguardarono innanzitutto il forte movimento che si batteva contro l’alcolismo che interessò tutta l’Europa nei primi anni del ‘900; in secondo luogo, l’individuazione del tujone quale neurotossina in grado di provocare convulsioni e morte negli animali di laboratorio.

TOSSICITÀ E LEGISLAZIONE

absinthe_102La tossicità dell’assenzio è stata fino a pochi anni fa attribuita esclusivamente al monoterpene tujone e ai suoi metaboliti, sebbene recentemente siano state attribuite proprietà farmacologiche anche ai lattoni sesquiterpenici presenti nell’olio essenziale estratto dalla pianta.

Per quanto riguarda l’aspetto legislativo, a livello europeo, la normativa sugli aromatizzanti fissa a 0,5 mg/kg il massimo livello consentito di tujone (α e β) nelle derrate alimentari e nelle bevande cui sono stati aggiunti aromatizzanti o ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti. Fanno eccezione, essendo consentiti in tali casi livelli maggiori di tujone:

  • le bevande alcoliche con non più del 25% in volume di alcol (5 mg/kg);
  • le bevande alcoliche con più del 25% di alcol in volume (10 mg/kg);
  • le derrate alimentari contenenti preparazioni a base di salvia (25 mg/kg), le birre (35 mg/kg).

Il tujone non può essere aggiunto come tale al cibo.
Nonostante sia presente in quantità minori rispetto al β-tujone, il principale responsabile degli effetti psicoattivi e tossici dell’assenzio è considerato l’α-tujone. La neurotossicità di quest’ultimo è stata associata alla sua capacità di bloccare a livello cerebrale i recettori dell’acido γ-aminobutirrico (GABA). La riduzione dell’attività gabaergica prodotta dall’α-tujone contenuto nell’assenzio sembra favorire l’insorgenza di scariche elettriche neuronali anomale, determinando uno stato di euforia, accompagnato da apparente lucidità, ma anche da allucinazioni, convulsioni e delirio.
In merito alla presenza di estratti di assenzio all’interno di prodotti destinati ad integrare la comune dieta, il Ministero della Salute (Circolare n. 2 del 25 novembre 2004, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 302 del 27 dicembre 2004) ha inserito l’olio dell’Artemisia absinthium L. in una lista degli estratti vegetali non ammessi negli integratori alimentari. La capitula (capolini), l’herba c. floribus (parte aerea con fiori) e il folium (foglie) dell’Artemisia absinthium L. invece, sono stati inseriti nella lista degli estratti vegetali ammessi negli integratori alimentari.

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