Cervello allenato, cervello salvato

Da sempre l’umanità è alla ricerca dell’elisir di lunga vita, dalla Pietra Filosofale dei tempi antichi agli studi genetici dei giorni d’oggi. Sta di fatto che una soluzione al problema ancora non è stata trovata e tutti inevitabilmente invecchiamo. Con l’allungamento della vita media hanno cominciato a manifestarsi patologie tipiche della terza età praticamente sconosciute solo fino a qualche decina di anni fa, come ad esempio le malattie neurodegenerative. Tra quelle più conosciute troviamo il morbo di Alzheimer (demenza senile) e quello di Parkinson. Queste malattie hanno un’eziologia ancora incerta nonostante oggi si abbia un quadro più approfondito rispetto alle possibili cause. Il Parkinson è un comune disordine neurologico del movimento, caratterizzato da rigidità dei muscoli scheletrici, da bradicinesia, ovvero lentezza nei movimenti, flaccidità del volto e tremore a riposo, nel quale avviene in determinate aree cerebrali una degenerazione di specifici neuroni che rilasciano il neurotrasmettitore dopamina. La riduzione dei livelli di dopamina che ne segue promuove il manifestarsi dei sintomi sopra descritti. Ciò che sembra certo è che ognuno di questi morbi sia provocato non da uno ma da un insieme di fattori che aumentano il rischio in età avanzata. Sebbene un certo numero di polimorfismi genetici sia correlato con il Parkinson, diversi studi condotti su coppie di gemelli omozigoti hanno messo in rilievo come queste anomalie possiedano in realtà un ruolo minore nelle cause della malattia. La maggior parte dei casi di Parkinson sembra invece essere dovuta a fattori ambientali, come ad esempio l’esposizione a pesticidi, tra cui troviamo il Paraquat e Cyperquat. Diversi studi mostrano infatti come molti casi di Parkinson si verifichino in aree rurali soprattutto in soggetti che per motivi occupazionali si ritrovano a stretto contatto con determinati erbicidi e fungicidi. Per lungo tempo è stata investigata anche la correlazione tra parkinsonismo e l’esposizione con metalli pesanti, la quale sembra aumentare il rischio di incorrere in questa malattia soprattutto in età giovanile. Non sono state evidenziate connessioni tra la malattia e l’esposizione al solo ferro, ma sono state dimostrate quelle in cui c’era stato contatto cronico con ferro insieme al rame, ma anche con piombo e manganese. In un altro studio è stato riscontrato un maggior numero di casi di Parkinson in persone soggette a contatto cronico con alluminio rispetto al gruppo di controllo, mentre in altri casi di pazienti di Parkinson è stata ritrovata la presenza di mercurio nel sangue e nelle urine. Nonostante i risultati di questi studi siano talvolta discordanti, i metalli pesanti sembrano comunque giocare un ruolo significativo nell’eziologia di questa patologia multifattoriale. Altrettanto pericolose sono certe neurotossine contenute in alcuni solventi organici, utilizzati ad esempio come vernici per il legno e in alcuni tipi di colla, sostanze che portano quindi ad una tossicità cronica di tipo occupazionale in coloro che svolgono attività lavorative dove entrano in contatto con questi solventi. Tra i fattori endogeni bisogna ricordare lo stress ossidativo, processo dovuto all’azione dei radicali liberi normalmente originati dalle vie metaboliche cellulari. I radicali liberi sono specie chimiche estremamente reattive ed instabili, che reagiscono con le molecole biologiche con cui interagiscono, come ad esempio proteine e acidi nucleici (DNA ed RNA), danneggiandole e portando a morte cellulare, soprattutto in quei distretti dove avviene un elevato consumo di ossigeno come il sistema nervoso centrale, e questo può essere uno dei fattori alla base della morte dei neuroni dopaminergici della substantia nigra del cervello.

La malattia di Alzheimer nei paesi occidentali colpisce circa il 5-10% della popolazione di età superiore ai 65 anni e più del 45% delle persone al di sopra degli 85 anni. La causa scatenante è una proteina anomala conosciuta come beta-amiloide che si deposita tra i neuroni formando placche e ammassi neurofibrillari. Le cellule neuronali a poco a poco muoiono, soprattutto nelle aree cerebrali della neocorteccia, dell’ippocampo, dell’amigdala, e ciò si traduce in una minor produzione di acetilcolina, fondamentale molecola della trasmissione nervosa. Il morbo di Alzheimer si manifesta nel paziente con perdita della memoria, deterioramento delle funzioni cognitive, alterazioni nel linguaggio, nell’orientamento spaziale e visivo, nell’esecuzione di calcoli e nella capacità di giudizio, incongruenze comportamentali.

Come anche per il morbo di Parkinson, lo stile di vita e la dieta sembrano avere il loro peso nella prevenzione di queste patologie, infatti diversi studi mettono in luce come la presenza di naturali antiossidanti nell’alimentazione, come le sostanze che ritroviamo in alcuni tipi di frutta e verdura, nel vino, nell’olio d’oliva, sia utile grazie al loro effetto neuroprotettore. L’utilizzo per periodi di tempo prolungati di anti-infiammatori non steroidei (FANS) sembra essere correlato ad una riduzione del rischio di sviluppare Alzheimer, in virtù dell’azione di contrastare i processi infiammatori, coinvolti nelle patologie neurodegenerative. Al contrario invece il fumo aumenta la possibilità di insorgenza dell’Alzheimer, così come la aumentano disturbi cardiovascolari come l’ipertensione e il diabete.

Quanti di noi almeno una volta nella vita si sono lamentati del dover studiare a scuola? Ecco, il dedicare tempo alle attività intellettuali quali la lettura, lo studio, o anche giochi di ingegno in cui dobbiamo tenere la mente impegnata e concentrata, preserva il nostro cervello dalla degenerazione della senilità, in quanto promuove quella che viene chiamata la “riserva cognitiva”, termine con il quale si esprime il concetto della “resistenza” della mente umana all’invecchiamento, motivo per il quale si riscontrano meno casi nella popolazione con un più elevato grado di scolarizzazione. Imparare una lingua straniera e suonare uno strumento musicale o semplicemente fare spesso cruciverba, sudoku o giocare a scacchi rappresentano una vera mano santa per la funzionalità cerebrale. Anche una regolare attività fisica riduce le probabilità di andare incontro a malattie neurodegenerative: “mens sana in corpore sano”, come dicevano i latini.

È ancora molto ciò che deve essere scoperto in merito ai fattori scatenanti di questi morbi, ma una cosa è certa: se di tanto in tanto decideremo di spegnere la televisione e aprire un libro i nostri neuroni ci ringrazieranno.cervello-1

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