Occhio al laser

Per molti gli occhiali donano a chi li porta un’aria intellettuale e un che di attraente. Per altri invece essere costretti a portare gli occhiali a causa del proprio disturbo visivo rappresenta un vero e proprio scoglio per le normali attività quotidiane, tanto da scartare anche le lenti a contatto e scegliere invece di porre un rimedio definitivo con la chirurgia, che in questo caso prende il nome di chirurgia refrattiva. Parliamo di difetto visivo quando un occhio trova difficoltà a mettere a fuoco nel modo corretto gli oggetti, e tra i difetti più comuni di questo tipo troviamo la miopia, nella quale è ridotta la capacità di mettere a fuoco gli oggetti lontani. La miopia può essere causata da una errata forma del bulbo oculare, dalla curvatura della cornea maggiore rispetto alla norma, da un eccessivo potere refrattivo del cristallino e può essere trattata chirurgicamente con entrambe le tecniche laser oggi utilizzate, ovvero la Prk e la Lasik. L’apparecchio utilizzato in tale operazione è il laser a eccimeri, il quale può essere impiegato sulla superficie anteriore della cornea, e in quel caso l’intervento prende il nome di PRK (fotoablazione corneale di superficie), oppure può andare ad agire su uno strato corneale più profondo a seguito di una microscopica incisione semicircolare, cioè la tecnica chiamata Lasik. Nella tecnica Lasik più moderna viene impiegato un secondo laser, quello a femtosecondi, un apparecchio di ultima generazione con il quale è possibile ottenere tagli della cornea molto precisi e regolari sia in profondità che in estensione. Il laser perciò va a rimodellare la cornea correggendo l’imperfezione mediante l’asporto di alcune decine di centesimi di millimetro di tessuto. Terminato l’intervento la cicatrizzazione dell’epitelio corneale avviene normalmente nell’arco di due o tre ore. La scelta tra l’una e l’altra tecnica dipende da paziente a paziente, ad esempio nei soggetti con una scarsa lacrimazione è da preferirsi la PRK, dal momento che la Lasik andrebbe ad aggravare la sensazione di secchezza oculare.

Entrambi questi interventi hanno normalmente durate brevi, che vanno dai cinque ai dieci minuti, mentre i tempi di ripresa sembrano essere più brevi nei pazienti trattati con la Lasik, la quale sembra dare anche minori effetti successivi come dolore e fotofobia. La chirurgia a laser resta tutt’oggi sconsigliata nei bambini e nei ragazzi fino ai vent’anni, nei pazienti con una ridotta lacrimazione o che soffrono di diabete, malattie autoimmuni, oppure in coloro che stanno seguendo una terapia ormonale.

Altri fattori che incidono sulla possibilità o meno di sottoporsi a questo intervento sono la presenza di deformazioni congenite dell’occhio oppure una cornea troppo sottile. E’ importante anche, prima di effettuare la chirurgia refrattiva, che la miopia sia stabile nel paziente da almeno un anno. Le tecniche a laser possono essere impiegate nei pazienti in cui il difetto visivo è lieve o moderato, mentre nei casi in cui è più severo è possibile introdurre nella porzione anteriore dell’occhio una lente di materiale sintetico (lente da camera posteriore o ICL) oppure aspirare il cristallino e sostituirlo con una lente artificiale. Il laser può essere usato anche per trattare altre anomalie della vista, come l’astigmatismo, quando le immagini appaiono distorte, e la presbiopia, ovvero la ridotta capacità di vedere bene gli oggetti vicini.

I risultati degli interventi a laser sono buoni nonostante, come affermano gli specialisti, non tutti i pazienti riacquistano i dieci decimi, tanto che alcuni saranno comunque costretti a fare uso successivamente degli occhiali o delle lenti a contatto, seppur con una gradazione più bassa, oppure a doversi sottoporre ad un nuovo intervento a laser per un ritocco della superficie della cornea. Secondo uno studio condotto dall’American Academy of Opthalmology il 48% dei pazienti che sono stati operati presenta una riduzione della lacrimazione con conseguente secchezza oculare. Infatti nel periodo successivo all’intervento è necessario l’impiego di lacrime artificiali, ed evitare inoltre l’affaticamento visivo per esempio mediante l’utilizzo di occhiali da sole in grado di filtrare la radiazione ultravioletta ogni volta che ci si esponga al sole.

Nonostante le ottime prestazioni di questi apparecchi il loro impiego può comportare alcune complicazioni, infatti, oltre al rischio di eventuali infezioni della cornea, la cicatrice corneale che risulta dall’intervento può portare a problemi della vista difficili da correggere sia con gli occhiali che con le lenti a contatto. Seppur rari, sono stati riportati casi in cui il paziente abbia successivamente manifestato una vista meno limpida, caratterizzata dalla visione di oggetti sfumati o dai contorni poco chiari, accompagnata da fastidiosi aloni e punti luminosi.

Per chi soffre di disturbi visivi voler migliorare la qualità della vista è un desiderio naturale, ma come sempre è bene dare un occhio ai benefici e un occhio ai rischi.  photodune-11616522-woman-eye-with-laser-correction-frame-xs

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