Longevità, il segreto delle donne

Ebbene sì, le donne mediamente vivono più a lungo degli uomini. Nel 2014 l’aspettativa di vita media è stata di 79,4 anni per gli uomini e 84,82 per le donne. In realtà le donne sono più longeve solo dal 1900, anche se nel corso del ventesimo secolo è stata proprio la mortalità complessiva a ridursi, grazie all’attenzione per le norme igieniche fondamentali per la prevenzione delle malattie infettive e ad un progressivo miglioramento dell’alimentazione. Uno studio che fa riferimento ai dati sulla mortalità nel periodo compreso tra il 1800 e il 1935 mette però in rilievo come, a parità di stile di vita, le donne vivevano più a lungo. Le cause di tale longevità sembrano essere molteplici, a cominciare addirittura dalla vita intrauterina. Infatti le statistiche dimostrano come le infezioni prenatali siano molto più pericolose per i maschietti, fenomeno dovuto al più lento sviluppo del feto di sesso maschile. Per lo stesso motivo i bambini nati prematuri corrono un maggior rischio di morire rispetto alle bambine premature, in quanto nei primi il ritardo nello sviluppo di organi come cervello e polmoni è più marcato.

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nel mondo e gli uomini sono più soggetti ad incorrere in queste patologie, almeno in un’età compresa tra i 30 e i 40 anni. Il tanto odiato ciclo mestruale gioca per le donne un ruolo molto importante, infatti gli ormoni estrogeni hanno un effetto cardioprotettivo che viene esercitato proteggendo le arterie e migliorando le funzioni endoteliali. Infatti il numero di decessi causati dall’infarto è nettamente più basso nelle donne rispetto agli uomini, ma questo soltanto fino ai 40-50 anni, dopodiché, con l’avvenire della menopausa e quindi della caduta dei livelli degli estrogeni, l’incidenza delle malattie cardiovascolari si manifesta con eguale entità nei due sessi. Il brivido del pericolo sembra essere particolarmente ricercato dagli uomini, infatti i dati dimostrano come le lesioni involontarie rappresentino la terza causa di morte nel sesso maschile, mentre occupano il sesto posto nelle donne. Gli studi spiegano che queste statistiche sono dovute al fatto che le aree dei lobi frontali del cervello deputate al senso di responsabilità e al calcolo del rischio si sviluppano nei maschi molto più lentamente che nelle femmine. Questa tendenza maschile ad una vita più “spericolata” porta chiaramente a prendersi maggiori rischi, andando anche incontro a incidenti mortali. Altro interessante aspetto da tenere in considerazione è quello che riguarda la sfera emotiva, infatti le donne riescono a costruire una rete di relazioni sociali più solida ed estesa rispetto agli uomini. I rapporti di amicizia sono un’ottima medicina, e lo dimostra uno studio del 2010 della Brigham Young  University secondo il quale persone senza problemi di salute e con forti legami sociali hanno una probabilità di morire del 50 per cento più bassa rispetto a persone sane che però hanno poche relazioni con altri esseri umani. Le donne infatti cercano di condividere i propri pensieri e i propri problemi con coloro che ritengono persone di fiducia, mentre invece gli uomini tendono normalmente a chiudersi in loro stessi, non trovando perciò conforto da stress e preoccupazioni mediante il dialogo con il prossimo.

A dimostrazione di questo, sono i dati riguardanti gli uomini sposati, che mediamente vivono più a lungo e in salute rispetto ai coetanei single. Altrettanto importante risulta essere la maggiore attenzione che le donne hanno per la propria salute, infatti secondo le statistiche gli uomini tendono a negare di trovarsi in uno stato di malessere o comunque a minimizzare, se non ad ignorare, eventuali sintomi del disturbo che li affligge. Le donne, al contrario, non solo si fanno periodicamente visitare dal proprio medico ma fanno anche più analisi di controllo. Ultima ma pur sempre rilevante, risulta essere l’abitudine all’uso di tabacco che essendo più radicata nei maschi provoca un più elevato numero di decessi per malattie legate al fumo negli uomini.

Forse all’uomo non conviene essere troppo “macho”, una certa “dose di femminilità” giova alla salute.

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