Celiachia? No, “Gluten Sensitivity” , sensibilità al glutine non celiaca

foto sensibilità glutine 2Recentemente il panorama dei disturbi correlati al glutine si è arricchito di una nuova condizione patologica definita “Gluten Sensitivity” o “Ipersensibilità al Glutine” che è stata  descritta in un recente studio pubblicato su BMC Medicine.  La Gluten Sensitivity (GS) costituisce una nuova entità, ancora da definire, che si differenzia   dall’allergia al grano e dalla celiachia, che sono invece malattie ben caratterizzate con criteri diagnostici universalmente accettati.

Aumenta costantemente il numero di chi soffre di gonfiore addominale, mal di testa e spossatezza. Tutti sintomi comuni a diversi disturbi come la celiachia e l’intestino irritabile, tanto che capita spesso che ci si confonda e si rischi di sottovalutare il problema. Secondo gli esperti un paziente su cinque è sensibile al glutine, ma non è celiaco, malattia che invece è presente nel 10% degli italiani.

Che cosa è la sensibilità al glutine

La sensibilità al glutine è una reazione al glutine i cui meccanismi sono ancora non noti. Generalmente il soggetto riferisce una serie di sintomi paragonabili a quelli della sindrome del colon irritabile: mal di stomaco, mal di testa, sensazione di affaticamento, depressione. La sensibilità al glutine non celiaca non provoca danni alla mucosa intestinale (come nella celiachia) e non sono disponibili marcatori per identificare questa condizione. Inoltre la stragrande maggioranza delle persone che ne soffrono non diventerà mai celiaca.

Non è un’allergia e non è una malattia

La cosiddetta gluten sensitivity è diversa dall’allergia vera e propria al grano (che è caratterizzata da particolari anticorpi, chiamati IgE diretti contro le sue proteine) ed è diversa anche dalla celiachia (malattia autoimmune nella quale le cellule del sistema immunitario attaccano i villi intestinali). Si tratta sicuramente di un oggetto di ricerca da parte di molti studiosi sia in Italia che all’estero, ricerca volta a capire se si tratti di una patologia a se stante e quali meccanismi la inducano.

Il problema della diagnosi

Il grosso problema è come arrivare a una diagnosi. Il fatto che non esista un marcatore specifico rende impossibile arrivare a una diagnosi certa. Per il momento la si identifica dopo aver escluso altre malattie. La prova da fare per capire se si soffre di questa condizione è quella della esclusione e reintroduzione del glutine da farsi sotto controllo del medico e secondo la metodologia del doppio cieco (sia il medico che il paziente non sanno se il soggetto sta in quel periodo assumendo il glutine o il placebo): se i sintomi scompaiono quando dalla dieta viene eliminato il glutine e o ricompaiono quando si reintroduce il glutine allora è molto probabile che il colpevole sia il glutine.

Il successo dello studio in doppio cieco – spiega Luca Elli coordinatore dello studio “Glutox” e membro del Dr. Schar Intitute- è stato quello di aver identificato in modo chiaro un sottoinsieme di pazienti con diagnosi certa di SGNC – sensibilità al glutine non celiaca – tra quelli reattivi al glutine. Questo approccio rappresenta un punto di partenza per lo sviluppo di un protocollo diagnostico per la SGNC ed in assoluto è il primo lavoro ad aver integrato i criteri di Salerno. Infine c’è un riscontro molto pratico: per un numero rilevante di pazienti si apre la prospettiva di una terapia dietetica di facile introduzione, come l’alimentazione senza glutine, quale soluzione al proprio stato di malessere, con il conseguente abbandono di terapie farmacologiche inadatte e spesso gravate da importanti effetti collaterali».

Infine c’è un riscontro molto pratico: per un numero rilevante di pazienti si apre la prospettiva di una terapia dietetica di facile introduzione, come l’alimentazione senza glutine, quale soluzione al proprio stato di malessere, con il conseguente abbandono di terapie farmacologiche inadatte e spesso gravate da importanti effetti collaterali».

Anche se è sempre meglio rivolgersi a un esperto, si può fare anche una prova casalinga, ricalcando l’esperimento fatto nello studio: tre settimane senza glutine, poi, con la complicità di un familiare, una settimana durante la quale non sapete se mangerete cibo con glutine o meno.

Riassumiamo in breve che cos’è la celiachia

La celiachia è una patologia autoimmune ed è anche chiamata morbo celiaco, enteropatia immuno-mediata, sprue celiaca o enteropatia glutine-sensibile. “Enteropatia” significa malattia dell’intestino. È infatti l’intestino del celiaco che non riesce ad assimilare il glutine, che quindi viene considerato un agente tossico.

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine. Il glutine è il fattore scatenante della malattia celiaca. È la componente proteica che si trova nel frumento (quello che comunemente è chiamato “grano”) ed in altri cereali, ad esempio farro, orzo, segale, avena, kamut (grano egiziano), spelta, triticale, bulgur (grano cotto), malto, greunkern (grano greco) e seitan (alimento ricavato dal glutine). Il glutine in realtà non è presente nel chicco del cereale o nella farina, ma si forma solo in seguito all’aggiunta di acqua e alla formazione dell’impasto. Eliminare il glutine dalla propria dieta permette al celiaco di condurre una vita serena ed in salute. La dieta priva di glutine è infatti l’unica terapia possibile. È questa l’unica cura della celiachia.

Nel celiaco ingerire glutine attiva in maniera anomala il sistema immunitario che risponde rifiutando il glutine e danneggiando quindi l’intestino. Le pareti dell’intestino (ossia la mucosa) sono formate da miliardi di villi, piccole strutture sottili e allungate che formano tra di loro delle anse. Questa particolare conformazione permette l’assorbimento delle sostanze nutritive. Nei celiaci la reazione della mucosa intestinale appiattisce queste anse e causa quindi malassorbimento. Si dice infatti che i villi si “atrofizzano”, ossia la mucosa si appiattisce e non fa più il suo lavoro di assimilazione dei nutrienti (ferro e altri minerali, vitamine, zuccheri, proteine, grassi, etc). La celiachia non è causata esclusivamente dal glutine, ossia dal fattore ambientale, ma anche da alcuni fattori genetici. La celiachia è infatti una delle malattie genetiche più frequenti. In particolare il complesso HLA-DQ2 e HLA- DQ8 è fortemente associato alla malattia celiaca. Questo NON significa che chi possiede questi geni è necessariamente celiaco, ma semplicemente ha la predisposizione a sviluppare la celiachia.

Analisi del sangue e biopsia intestinale. Sono questi i due passaggi che portano il gastroenterologo, il pediatra od il medico di famiglia all’accertamento della presenza della celiachia. Tendenzialmente quando si sospetta celiachia, si cerca attraverso le analisi del sangue la presenza di anticorpi anti-transglutaminasi (Ac anti-tTG), anticorpi anti-gliadina (AGA), anticorpi anti-endomisio (EMA). La ricerca degli anti-transglutaminasi tissutale (tTG) si può effettuare nella saliva. Questo tipo di indagine, essendo poco invasiva, è molto indicata nei bimbi. La biopsia intestinale, il secondo passaggio della diagnosi, è però indispensabile per l’accertamento dello stadio della malattia celiaca. Esattamente si chiama biopsia intestinale endoscopica: si tratta di un’analisi decisamente invasiva che si effettua prelevando dall’intestino tenue parti di tessuto che saranno poi analizzate tramite esame istologico per valutare le lesioni ed il livello di atrofia dei villi intestinali. I risultati della biopsia intestinale sono inoltre indispensabili per ottenere dalla ASL di competenza l’esenzione per l’acquisto di prodotti senza glutine entro una soglia di spesa mensile che varia da regione a regione.

ALLERGIA AL FRUMENTO

Spesso confusa con la celiachia, è invece una reazione allergica ad alimenti contenenti il frumento. La reazione è in genere innescata dal consumo dell’alimento, ma in alcuni casi è sufficiente l’inalazione della farina per scatenare la manifestazione dei sintomi;evitare il consumo di proteine ​​del grano è il miglior trattamento per l’allergia al frumento e, per un accurato controllo, è necessario imparare a leggere le etichette degli alimenti consumati. Gli antistaminici possono ridurre i segni ed i sintomi delle reazioni; questi farmaci possono essere assunti dopo l’esposizione per controllare la reazione e contribuire ad alleviare il disagio. L’adrenalina è un trattamento di emergenza in caso di anafilassi e, se siete un soggetto a rischio, sarebbe opportuno avere sempre con voi la siringa di autoiniezione.

 

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