Sideremia bassa, cosa vuol dire e quali sono le cause

foto sideremiaLa Sideremia indica la quantità di ferro presente nel plasma legato alla transferrina che è la proteina deputata a veicolare il ferro all’interno dell’organismo, dal fegato e dall’intestino ai tessuti che ne hanno bisogno. La sideremia fornisce pertanto una misura del ferro di trasporto.

La sideremia bassa è una diffusa situazione. Ma cosa vuol dire avere la sideremia bassa? E quali possono essere le cause di un simile scenario?

Cos’ è la sideremia

La sideremia è la concentrazione del ferro di trasporto presente all’interno del nostro sangue. Nel circolo del sangue, infatti, questo minerale non è affatto libero, ma è presente legato parzialmente alla transferrina, in parte nell’emoglobina, in parte associato a ferritina e altre proteine minori. Dunque, la sideremia è in grado di misurare la quantità di ferro che è legata alla transferrina: considerato che quest’ultima può esistere sia in forma associata al ferro (satura) o libera, ci permette altresì di comprendere la quota di transferrina satura in ferro.

Valori normali di ferro

Stando a quanto mediamente affermato, i valori di ferro giudicati “normali” nell’uomo variano tra i 53 e i 167 mcg per decilitro di sangue, mentre nella donna i valori sono lievemente inferiori, con quota compresa tra 49 e 151 mcg/dl.

Ad ogni modo, oltre che dal sesso i valori sono influenzati anche da altri fattori come l’età anagrafica, l’ora del giorno in cui si effettuano i prelievi, le circostanze ambientali (il flusso mestruale, in cui decresce) e l’assicuazione di specifici farmaci o integratori che sono a base di ferro, e che devono essere sospesi nei 2-3 giorni che precedono l’esame del sangue, al fine di non contrastare la regolarità degli esami. Possono influenzare i valori anche le assunzioni di grandi quantità di carne rossa, come quella di cavallo e di bue, nelle 24-48 ore precedenti l’esame.

Quando si riscontra una sideremia bassa

La sideremia bassa può essere ricondotta a diverse situazioni come, principalmente, l’insufficiente apporto alimentare di ferro, determinato a sua volta da una nutrizione non corretta o dalla dieta vegetariana. Ancora, la situazione può essere determinata da un cattivo o insufficiente assorbimento del minerale a livello intestinale, a sua volta pregiudicato da diarrea, celiachia, alcolismo, lassativi.

L’abbassamento del livello di ferro nel sangue oltre i valori soglia può determinarsi in condizioni che non sono di per sé patologiche ma legate a circostanze particolari. Può verificarsi iposideremia durante la gravidanza e l’allattamento per esempio, in quanto il fabbisogno di ferro aumenta, oppure a seguito di perdite ematiche abbondanti o di problemi di assorbimento determinato da disturbi a carico dell’apparato digerente (celiachia, emorragie a livello intestinale). Un altro fattore importante da considerare è il regime alimentare. Una dieta  non bilanciata e non commisurata alla tipologia di attività svolte può determinare un ridotto apporto di ferro rispetto al fabbisogno individuale. Chi pratica intensa attività fisica, soprattutto sport di endurance, ha indubbiamente un fabbisogno di ferro maggiore di chi, al contrario, svolge una vita di tipo sedentario.

SIDEREMIA BASSA: le conseguenze

Cosa succede quando abbiamo sideremia bassa nel sangue? La conseguenza principale è legata alla diminuzione dell’ossigenazione dei nostri tessuti , ossigenazione che è garantita proprio dal ferro. In particolare tra i campanelli d’allarme da non sottovalutare troviamo:

  • Vertigini
  • Tachicardia
  • Mal di testa
  • Stanchezza
  • Sonnolenza
  • Unghie fragili
  • Perdita di capelli
  • Pallore

SIDEREMIA BASSA: cosa fare

In caso di sideremia bassa nel sangue la prima cosa da fare è consultare il proprio medico per cercare di capire insieme a lui quali sono le cause che hanno determinato questa condizione. Contemporaneamente è possibile attuare una dieta specifica: il miglior alleato per risollevare il ferro nel sangue è infatti il cibo. E’ ovviamente consigliato aumentare in maniera importante il consumo di alimenti ricchi di ferro come ad esempio la carne, i legumi, la frutta secca, i cereali e alcune specifiche verdure (broccoli, cavolo, asparagi e cicoria).

Come aumentare l’assorbimento con l’alimentazione

Tuttavia per l’organismo è più difficile assorbire questo elemento a partire dagli alimenti di origine vegetale che da altri cibi. Altre fonti di ferro sono incluse le uova  (soprattutto il tuorlo), il fegato, la carne rossa magra (soprattutto bovina), le ostriche, il pollame, il salmone e il tonno. Buone quantità di questo minerale sono inoltre presenti nell’agnello, nel maiale e nei frutti di mare.

Una buona strategia per aumentare l’assorbimento del ferro a partire dai vegetali può essere mangiare i fagioli o le verdure dalle foglie verde scuro insieme alla carne rossa, al pesce o pollame. In questo modo le quantità assorbite possono arrivare a triplicare.

Esistono, poi, alcune sostanze che aiutano ad assorbire quantità maggiori di questo elemento, soprattutto la vitamina C . 100 mg di questo nutriente, abbondante negli agrumi, ma presente anche in altra frutta e verdura, aumentano l’assorbimento del ferro di più di 4 volte. Inoltre anche il beta-carotene presente nelle albicocche, nelle pesche, nei peperoni rossi, nelle carote, nelle patate dolci e in molta altra frutta e verdura favorisce l’assorbimento di questo metallo.

Infine, anche alcol e zucchero promuovono l’assorbimento di ferro. Tuttavia, si tratta di sostanze che assunte in quantità elevate aumentano i rischi per la salute. Non è, perciò, pensabile utilizzarli per contrastare le carenze di ferro tipiche di chi soffre di sideremia bassa.

I cibi nemici dell’assorbimento del ferro 

Alcuni alimenti sono, invece, ricchi di sostanze che ostacolano l’assorbimento del ferro, primo fra tutti il calcio presente nel latte, nello yogurt e nei formaggi, nelle sardine, nel salmone affumicato, nel tofu e in mandorle, fichi, rape e rabarbaro. In particolare, restando al di sotto dei 50 mg di calcio gli effetti sull’assorbimento del ferro sono trascurabili o addirittura nulli, ma dosi di 300-600 mg (quantità fornite a 1-2 bicchieri di latte scremato) lo inibiscono significativamente.

Anche le uova contengono una molecola che ostacola l’assorbimento del ferro, la fosvitina (proteina del tuorlo d’uovo che lega il ferro ) , mentre gli ossalati, che riducono proprio l’assunzione del ferro non legato all’emoglobina (quindi quello misurato dalla sideremia), è presente negli spinaci, nel cavolo riccio, nella barbabietola, nelle noci, nella crusca, nel rabarbaro, nel tè, nel cioccolato e in erbe come l’origano, il basilico e il prezzemolo. E’ proprio a causa degli ossalati che gli spinaci non possono essere considerati fra le fonti principali di ferro.

Infine, i polifenoli  e i fitati. I primi, presenti nel cacao, nel caffè, nel tè nero, nelle spezie, nelle noci e in molti frutti (ad esempio mele, more, lamponi e mirtilli), queste sostanze sono preziosi alleati della salute, ma non di chi ha necessità di assorbire quantità maggiori di ferro. Meglio, quindi, evitare di consumare i cibi che li contengono 2 ore prima e dopo un pasto ricco di questo minerale.

I fitati, invece, sono associati alle proteine della soia e alle fibre. Ne bastano piccole quantità per ridurre l’assorbimento del ferro del 50-65%. meglio, quindi, fare attenzione a noci, mandorle, sesamo, lenticchie e piselli. Purtroppo queste sostanze sono presenti anche nei fagioli secchi e nei cereali integrali, che si ritrovano nella stessa situazione di uova e spinaci: tanto ferro da una parte e, dall’altra, la difficoltà a lasciarlo assorbire dall’organismo.

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