Inibitori di pompa protonica: quando e come utilizzarli

Gli inibitori della pompa protonica (PPI) sono farmaci  utilizzati per contrastare la secrezione acida gastrica. Hanno sostituito nell’uso comune il gruppo precedente di antisecretivi, ovvero gli antiistaminici (o anti H2), tra cui ricordiamo la ranitidina, per la loro maggiore efficacia.

E’ notevole il numero delle prescrizioni di PPI ogni anno nel mondo, con un impatto economico mondiale abbastanza elevato. Le molecole che appartengono a questo gruppo di farmaci sono rappresentate da omeprazolo, esomeprazolo, lansoprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo. Esistono alcune minime differenze tra queste molecole perciò il prescrittore, a secondo dei diversi casi,valuterà la terapia migliore. Generalmente vengono prescritti, in base al quadro clinico, per periodi fra le 2-8 settimane e la prescrizione dei PPI a carico del SSN è regolata dalle note AIFA 1 e 48.  Nella terapia a breve termine i PPI sono altamente efficaci ma, nonostante esistano casi in cui è indicata una assunzione a lungo termine, va precisato che, il loro utilizzo cronico, oggi diffusissimo, spesso non è indicato e tale assunzione cronica ha mostrato, in seguito a recenti studi osservazionali, di comportare diversi rischi. Pertanto si richiede una maggiore appropriatezza prescrittiva per evitare che l’uso inappropriato di questi farmaci incida negativamente sullo stato di salute del paziente. In età pediatrica, l’unico PPI approvato è l’omeprazolo mentre nessun PPI è espressamente approvato per l’uso in gravidanza.

In quali casi è indicato l’uso dei PPI? Occorre tenere presente che i PPI hanno due indicazioni generali: il controllo delle patologie acido-correlate e la prevenzione del danno gastroduodenale da farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS)

Ma come agiscono i PPI? Gli inibitori della pompa protonica determinano un blocco irreversibile dell’enzima H+/K+ATPasi (cosiddetta pompa protonica), via finale per la produzione dell’acido cloridrico da parte della cellula parietale gastrica. Un PPI può sopprimere l’80-95% della produzione giornaliera di acido garantendo una soppressione prolungata della secrezione acida (24-48 ore). I PPI sono profarmaci che richiedono ambiente acido per essere attivati (un pro farmaco è una molecola biologicamente inattiva che, una volta introdotta nell’organismo, subisce delle trasformazioni chimiche che la rende attiva).

Diverse sono anche le interazioni farmacologiche che coinvolgono questo gruppo di molecole perciò e’ opportuno che, sia il prescrittore sia il farmacista, informino il paziente delle possibili interazioni tra PPI e altri farmaci eventualmente assunti (ad esempio la somministrazione concomitante di IPP e clopidogrel può ridurre della metà l’efficacia del farmaco antiaggregante). Inoltre, dal momento che i PPI modificano il valore di pH gastrico, questi interferiranno con tutti quei farmaci il cui assorbimento è pH dipendente (esempio: Ketoconazolo – antimicotico).

Quando devono essere somministrati?  Comunemente tali farmaci vanno assunti 30 minuti prima del primo pasto della giornata, quindi preferibilmente al mattino.

Quali sono i possibili effetti collaterali? Gli effetti collaterali da PPI sono rari. E’ comunque  possibile riscontrare fenomeni quali  mal di testa, diarrea, costipazione, nausea, o prurito. In ogni caso, è buona regola informare sempre l’operatore sanitario del verificarsi di tali eventi.

 

 

 

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