Statine, come funzionano?

aspergillus terreus

Aspergillus Terreus

Le statine sono tra i farmaci più venduti al mondo: da oltre trent’anni sono entrati nella normale pratica terapeutica tanto da essere considerati indispensabili quando i valori di colesterolo sono molto alti ed essendo scaduto per molti di essi il brevetto, es. la simvastatina, sono diventati dei generici. La prima statina impiegata sull’uomo è stata la lovastatina isolata intorno al 1970 in un fungo, l’Aspergillus Terreus.

Come funzionano?

Il meccanismo d’azione di questi farmaci è l’inibizione competitiva della 3-idrossi-3-metilglutaril-CoA-reduttasi, abbreviato da qua in poi come HMG-CoA reduttasi, un enzima che catalizza la trasformazione del 3-idrossi-3-metilglutarato in mevalonato, un precursore fondamentale della biosintesi del colesterolo.
Le statine hanno una struttura molecolare simile al substrato dell’HMG-CoA reduttasi e legandovisi impediscono la trasformazione in mevalonato. biosintesi-colesterolo
Tutte le statine hanno un’altissima affinità per l’enzima per cui sono molto efficaci a dosaggi di poche decine di mg, o anche meno a seconda della statina stessa, per ottenere riduzioni di oltre il 40% dei valori di LDL. Il target per tutti questi farmaci non è semplicemente ridurre i livelli di colesterolo, ma aumentare il rapporto tra HDL (detto comunemente colesterolo “buono”) ed LDL (detto colesterolo “cattivo”).

Da dove viene tutto il colesterolo?

Il nostro corpo recepisce il colesterolo di cui ha bisogno da due fonti, una esogena cioè quello assunto con la dieta, ed una fonte endogena, prodotto dal fegato attraverso il meccanismo d’azione di cui sopra. Nella via esogena il colesterolo dopo essersi emulsionato con la bile nell’intestino, viene assorbito dal circolo linfatico tramite i chilomicroni e successivamente legato a lipoproteine che lo trasportano nel sangue fino alle cellule e tessuti che lo utilizzeranno. Il colesterolo esogeno è il primo ad essere utilizzato poiché il nostro organismo deve “spendere” comunque risorse per produrlo attraverso la via endogena, cosa che avviene comunque.

Conclusioni

Le statine inibiscono la fonte endogena di produzione del colesterolo quindi si crea uno squilibrio tra le due fonti di approvvigionamento ed il nostro corpo risponde aumentando di molto la capacità di captare il colesterolo nel sangue. Si abbassa di conseguenza la colesterolemia, ed il rischio di aterosclerosi. Infatti il parametro su cui si valuta l’efficacia di questi farmaci non è la strettamente la colesterolemia ma il tasso di insorgenza di malattie cardiovascolari e di morte per infarto del miocardio, naturalmente su base statistica: si parlerà quindi di misurazione del rischio di mortalità e di morbidità prima e dopo il trattamento con le statine.

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