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Filipendula ulmaria, rimedio coadiuvante contro la “febbre dei quattro giorni”

filipulmI fiori e le foglie della Filipendula ulmaria Maxim., nota anche come spirea, possiedono una tradizione d’uso secolare. La droga essiccata veniva impiegata nella medicina popolare europea con diverse indicazioni, in particolare come sudorifero negli stati febbrili (contro la “febbre dei quattro giorni” tipica dell’influenza e delle infezioni virali) e come diuretico nelle malattie reumatiche.

PRINCIPI ATTIVI

Nel 1839, per la prima volta è stato isolato dalla spirea l’acido salicilico, originariamente denominato “acido spirico”, i cui effetti collaterali a livello gastro-intestinale portarono successivamente allo sviluppo del noto acido acetilsalicilico, in grado di inibire la sintesi delle prostaglandine, importanti mediatori chimici dell’infiammazione, bloccando in modo irreversibile l’enzima cicloossigenasi. Tra i costituenti attivi della F. ulmaria sono presenti, infatti, glicosidi fenolici, tra cui la monotropitina (un glucoside del metilsalicilato), la spireina, la isosalicina e la salicina, che, durante lo stoccaggio, producono componenti volatili, prevalentemente aldeide salicilica e metilestere dell’acido salicilico. I glicosidi fenolici, tuttavia, sono contenuti nella droga in percentuali piuttosto basse (attorno allo 0.5%); la maggior parte dei costituenti è rappresentata da flavonoidi e tannini.

ATTIVITÀ BIOLOGICHE

Diversi studi in vitro ed in vivo sono stati eseguiti per confermare le diverse proprietà dell’olmaria legate ai suoi molteplici impieghi nella medicina popolare. Nello specifico sono state approfondite la sua attività antimicrobica, antinfiammatoria, come anche gli effetti sulle lesioni gastriche.

Per quanto riguarda l’attività antimicrobica, è stata dimostrata una chiara attività antibatterica di un estratto metanolico di Filipendula ulmaria verso Staphylococcus aureus ed Escherichia coli.

In merito all’attività antinfiammatoria, in diversi studi in vitro è stata evidenziata la capacità di questa pianta di inibire i mediatori del processo infiammatorio. Per un estratto acquoso si è riscontrata una forte inibizione della liberazione della elastasi (proteina rilasciata durante il processo infiammatorio con la funzione di coadiuvare la distruzione dei batteri) da parte dei neutrofili.
Studi in vivo hanno anch’essi confermato la buona attività antinfiammatoria di estratti (in questo caso alcolici) di F. ulmaria in vari modelli murini, sia nel caso di infiammazione acuta indotta da carragenina, sia nell’infiammazione cronica. Gli effetti sembrano mediati dalla riduzione della produzione di citochine pro-infiammatorie.

La ricerca si è anche occupata di studiare gli effetti protettivi della F. ulmaria a livello gastro-intestinale, dimostrando che la somministrazione orale di estratti acquosi dei fiori (1:10 o 1:20) è in grado di ridurre in diversi modelli murini le lesioni gastriche dovute a vari fattori di stress o ad agenti corrosivi come l’acido salicilico stesso. L’effetto pare riconducibile almeno in parte alla quercetina-3’-glucoside.

IMPIEGHI

La droga viene tradizionalmente impiegata come coadiuvante sotto forma di tisana nelle malattie da raffreddamento, per stimolare la sudorazione e nel trattamento dei dolori articolari di lieve intensità. La dose giornaliera raccomandata per gli adulti è di 2-6 g di foglie, suddivisi in 2-3 porzioni al giorno. Dell’estratto fluido (1:2) la dose consigliata è di 3-6 ml, della tintura (1:5) 7.5-15 ml. L’assunzione è controindicata nei soggetti che presentano ipersensibilità ai salicilati.

CONCLUSIONI

L’uso degli estratti di questa pianta nel trattamento sintomatico di dolori articolari lievi, stati febbrili e influenzali per effetto delle sue proprietà antinfiammatorie e diuretiche è ampiamente giustificato dalla presenza di derivati salicilici ed è avvalorato da studi in vitro e in vivo che ne hanno dimostrato l’attività antinfiammatoria.

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