Presbiopia, perché dopo i 45 anni si vede meno

FOTO PRESBIOPIAPrima o poi tutti dobbiamo fare i conti con la presbiopia e trovarci così a dover inforcare un paio di occhiali per fare tutte quelle attività, dal leggere allo scrivere un sms sul cellulare, che esigono si veda bene da vicino. La presbiopia non è una malattia, ma un fenomeno normale legato all’invecchiamento. La capacità di mettere a fuoco gli oggetti alle varie distanze, la cosiddetta accomodazione, si riduce con il passare degli anni, complice una lunga serie di modificazioni come, per esempio, il progressivo indurimento del cristallino, l’indebolimento dei muscoli che ne regolano i movimenti, l’allungamento delle fibrille che collegano i muscoli al cristallino. Il risultato è che il presbite non riesce più a mettere a fuoco gli oggetti alla normale distanza, ma deve allontanarli. Oppure, se già miope, è costretto a togliere gli occhiali per vedere bene da vicino

La presbiopia non può essere prevenuta, ma solo adeguatamente trattata. Le strategie sono numerose, ma non sempre soddisfacenti. L’approccio più semplice, e spesso più valido, prevede l’uso di occhiali in grado di supplire alla funzione accomodativa. In genere, in assenza di difetti visivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo) o qualora si sia portatori di lenti a contatto per correggerli, si ricorre ai classici occhiali monofocali, da indossare al bisogno quando si legge o si svolgono attività che necessitino di una visione ravvicinata. Le lenti multifocali sono, invece, indicate nei casi in cui la presbiopia si somma ad altri difetti visivi; consentono una buona messa a fuoco a tutte le distanze, ma richiedono una fase di adattamento per sfruttarne le potenzialità al meglio. Esistono anche le lenti a contatto multifocali; la qualità visiva non sempre è ottimale e vi si adatta con più facilità chi è già abituato a portare lenti a contatto.

La presbiopia attraversa stadi diversi. Può essere infatti:

incipiente: cioè iniziale. È descritta come la fase nella quale piccoli caratteri possono essere ancora letti, senza necessità di dovere aggiungere lenti positive, ma solo facendo uno sforzo accomodativo addizionale;

assoluta: in questo stadio non è più possibile leggere piccoli caratteri, senza l´aggiunta di adeguate lenti positive;

prematura: quando si presenta prima di 42- 44 anni;

crespuscolare o notturna: quando la difficoltà a vedere si presenta soprattutto in assenza di luce naturale.

Uomini e donne, reazioni diverse Secondo una ricerca A.C. Nielsen, per conto della Commissione Difesa Vista (CDV), sulla percezione da parte degli italiani del problema della presbiopia, gli italiani tendono a resistere nel mettere gli occhiali perché non vedere bene è emotivamente collegato all’idea di invecchiare (si dice, del resto, che “la presbiopia viene come vengono i capelli bianchi”…). Uomini e donne, poi, non si comportano nello stesso modo di fronte agli occhiali. I primi tendono a rimandare il problema, le seconde superano l´ostacolo psicologico acquistando occhiali alla moda. Sempre secondo l´indagine, l´85,4% dei presbiti italiani utilizza gli occhiali per correggere il difetto, il 14,6% non li porta. Il 63% si è sottoposto ad una visita oculistica, il 29,7 ha acquistato gli occhiali in un negozio di ottica, mentre il 12,5 ha fatto un´autovalutazione e li ha acquistati in farmacia o al supermercato.

Possibile l’intervento chirurgico, ma solo in casi molto selezionati e in pazienti che siano disposti ad accettare una visione non ottimale in tutte le condizioni.

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