Effetti positivi della scorza di mandarino sulla sindrome metabolica

Open tangerine fruit isolated on white

La sindrome metabolica è una condizione clinica multifattoriale che predispone all’insorgenza di malattie come il diabete e problemi cardiovascolari in genere. Tra i fattori di rischio predisponenti figurano l’insulino-resistenza, l’intolleranza al glucosio, le dislipidemie e l’ipertensione arteriosa. Tuttavia, il principale fattore di rischio è rappresentato dal peso: un eccesso di grasso corporeo, in particolar modo nella regione addominale, determina uno squilibrio del metabolismo dei grassi e degli zuccheri.

Vi sono delle sostanze presenti in natura dimostratesi in grado di agire positivamente su molte delle condizioni che predispongono allo sviluppo di danni cardiocircolatori quali l’aterosclerosi.

STUDI SPERIMENTALI SULLA NOBILETINA (FLAVONE DEL MANDARINO)

A partire dai risultati ottenuti in un precedente studio condotto sulla naringenina, un flavone polimetossilato (PMF) presente nella buccia di pompelmo, del quale sono stati confermati gli effetti positivi sui livelli di colesterolo, glicemia ed insulina, la ricerca ha esteso la sua indagine su un altro PMF, la nobiletina, contenuto questa volta nella parte bianca della scorza del mandarino (Citrus nobilis).

In studi condotti in vitro la nobiletina si è dimostrata in grado di ridurre la secrezione dell’apolipoproteina B100, molecola appartenente ai complessi VLDL e LDL (rispettivamente lipoproteine a densità molto bassa e lipoproteine a bassa densità) responsabile della solubilità e del riassorbimento cellulare del colesterolo. L’apolipoproteina B costituisce circa il 40% della frazione proteica delle VLDL (lipoproteine con il compito di trasferire trigliceridi dal fegato ai tessuti) ed è la principale componente proteica delle LDL (lipoproteine deputate al trasporto di colesterolo ai tessuti). Nello specifico, l’apolipoproteina B è la responsabile dell’interazione ad alta affinità tra le LDL e il recettore delle LDL, localizzato sulla superficie di gran parte delle cellule del nostro organismo, permettendo l’ingresso del colesterolo.

In vivo sono stati presi in considerazione gli effetti della nobiletina su topi già geneticamente predisposti allo sviluppo di insulino-resistenza e aterosclerosi, i quali sono stati alimentati con una dieta ricca di grassi e zuccheri semplici. Al gruppo trattato è stata contestualmente somministrata nobiletina.

CONCLUSIONI

I risultati hanno rilevato una ridotta tendenza all’aumento di peso nel gruppo dei topi trattato con il flavone rispetto al gruppo controllo, interessato, invece, da evidente obesità. Inoltre, gli individui trattati hanno manifestato una maggiore sensibilità all’insulina sia a livello epatico che dei tessuti periferici, e livelli di colesterolo, trigliceridi e glucosio ematici decisamente inferiori rispetto al gruppo di controllo.

I risultati dello studio, tuttavia, non si possono trasferire direttamente sull’uomo. Pertanto, si rendono necessarie ulteriori ricerche per accertare l’efficacia di questa sostanza nel trattamento della sindrome metabolica e delle patologie correlate come il diabete e l’aterosclerosi.

Protezione Copyright Attivata!