Infezione da Cytomegalovirus

Secondo uno studio condotto su 9000 donne in gravidanza dall’ospedale Sant’Anna di Torino e dalla fondazione IRCCS del Policlinico San Matteo di Pavia, l’infezione da cytomegalovirus si può evitare seguendo specifiche norme igieniche.

Queste norme consistono nel lavarsi frequentemente le mani, nel non baciare sulla bocca o sul viso i bambini piccoli, nell’evitare di portare alla bocca oggetti, cibi, bevande, stoviglie o parti del corpo che sono venute a contatto con la bocca di un bambino piccolo.

Questo perché il virus è spesso presente nella saliva e nelle urine dei bambini sotto i tre anni di età che quindi possono trasmettere l’infezione primaria a chi non è immune.Il cytomegalovirus è un herpes virus a DNA. È molto diffuso tanto che il 70% della popolazione italiana ha gli anticorpi contro questo virus quindi è venuta a contatto con lui.

I bambini vengono a contatto con il virus già durante il parto per via del contatto con le secrezioni vaginali infette o con l’allattamento se la mamma ha già contratto l’infezione in passato o comunque si infettano nei primi anni di vita. L’infezione contratta in questo modo non crea problemi inoltre con il latte la mamma trasmette anche gli anticorpi che aiutano il piccolo a fronteggiarla.

I bambini infettati continuano per diversi mesi a espellere il virus in saliva ed urine.

I problemi insorgono invece se la mamma contrae per la prima volta l’infezione in gravidanza, il virus riesce ad attraversare la placenta e causa danni al feto a volte incompatibili con la vita.

L’infezione da cytomegalovirus non dà problemi in generale, ma è pericolosa per il feto. È infatti la causa principale di sordità congenita e di disturbi psicomotori congeniti. Se la mamma si infetta per la prima volta durante la gravidanza c’è il 30-40% di possibilità che anche il feto si infetti, dei feti infetti il 90% resta fortunatamente asintomatico, ma i feti che mostrano l’infezione congenita riportano gravi danni, non diagnosticabili con l’ecografia. I feti asintomatici alla nascita raramente mostreranno problemi in seguito.

Lo studio ha dimostrato che 9 donne su 100 hanno contratto il virus in gravidanza, tra quelle non informate mentre tra quelle informate solo 1 su 100 l’ha contratto. Quindi conoscendo e applicando le corrette norme igieniche è possibile evitare l’infezione.

Per vedere se si è già contratta l’infezione basta ricercare gli anticorpi nel sangue, se non ci sono la gestante dovrà stare attenta ai contatti con i bambini piccoli. Se invece gli anticorpi sono presenti non ci saranno pericoli per il feto.

Le opinioni sulla necessità di uno screening di routine sono discordanti in quanto anche se si scoprisse che la madre ha contratto l’infezione non ci sarebbe la sicurezza che il feto si sia infettato e che l’infezione sarà dannosa per il feto stesso e non ci sarebbero comunque cure. L’unico modo per scoprire se il feto si è effettivamente infettato è praticare l’amniocentesi. I rischi sono maggiori se il feto si infetta nelle prime 20 settimane di gravidanza.

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