Allergie: un nuovo approccio alla cura

allergyBasta antistaminici e cortisone!

Curare l’allergia con l’allergene (ciò che scatena l’allergia)?

Sembra di si.

In uno studio durato alcuni anni in cui si misura l’allergia alle arachidi comparando bambini con origini israeliane residenti in Inghilterra con altri che abitano ancora in Israele, risulta un’incidenza all’allergia fino all’80% in meno rispetto ai primi. Cosa significa? In Israele i bambini consumano molti cibi contenenti arachidi nelle sue varie forme alimentari (crude o olio) a differenza della dieta “inglese” in cui sono molto minori le possibilità di contatto. Pur avendo origini genetiche comuni le differenze statistiche alle allergie alle arachidi hanno portato a formulare la teoria che se da bambini veniamo a contatto sovente con un possibile allergene in un certo modo ci “immunizziamo” ad esso. Mi verrebbe quasi da ricollegare questa teoria al sistema usato nel medioevo da alcuni nobili che, per la paura di essere avvelenati con arsenico, assumevano dosi sempre crescenti di veleno per abituarne il proprio corpo.
Chi ha una predisposizione a qualche allergia, dagli eczemi all’uovo, cerca di stare lontano il più possibile dalle cause che scatenerebbero un attacco.
La teoria proposta dai ricercatori inglesi quindi ribalta questa concezione moderna; il contatto del bambino deve comunque avvenire gradatamente, per esempio con un contatto epidermico (es. olio contenente la sostanza) passando fino ai quattro anni all’uso più “alimentare” e comunque sempre sotto un controllo di un medico, sia esso il pediatra o un allergologo.

Le allergie alimentari sono in aumento in tutto il mondo non solo nei paesi industrializzati.
Questo nuovo tipo di approccio permetterebbe a molti di avere una vita molto più “normale” senza doversi preoccupare troppo di quello che mangia, e senza contare gli enormi risparmi di ospedalizzazioni dei soggetti allergici.

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