Rimedi naturali durante l’attesa… e non solo (parte II)

allattamentoPer quanto riguarda l’assunzione di prodotti a base di estratti vegetali durante l’allattamento, la sua sicurezza è legata a diversi fattori.

Innanzitutto bisogna tenere conto del fatto che nei primi giorni di allattamento le larghe aperture tra le cellule alveolari mammarie permettono a molti principi attivi di passare nel latte. Man mano che la fase di allattamento avanza, queste aperture tendono, poi, gradualmente a chiudersi.

Importantissimo è individuare le caratteristiche chimico-fisiche del o dei principi attivi in questione, al fine di ipotizzarne la tendenza a passare nel latte materno. A tal proposito, si deve considerare il rapporto tra la concentrazione della sostanza nel latte e quella nel plasma (M/P). I principi attivi con un rapporto M/P elevato sono sostanze con:

  • una lunga emivita,
  • alti livelli plasmatici,
  • basso legame con le proteine plasmatiche della madre,
  • basso peso molecolare (PM < 500 Da),
  • PH alcalino,
  • elevata liposolubilità.

La concentrazione del fitocomplesso nel latte materno non sarà costante: man mano che la donna elimina il principio attivo dal suo organismo, la concentrazione dello stesso diminuisce anche nel latte materno. Uno spostamento temporale tra assunzione del principio attivo e allattamento riduce il rischio di esposizione per il neonato.

In caso di passaggio della sostanza attiva nel latte, è utile avere informazioni sull’età del bambino e sulle sue dimensioni. L’assunzione del prodotto erboristico è più pericolosa nei primi giorni di allattamento perché la dimensione corporea del neonato è molto inferiore rispetto a quella di un bambino che abbia già compiuto 6 mesi.

Per valutare il rischio che il lattante verrà a correre, si può definire una dose teorica per il bambino, che è una stima della massima dose di sostanza attiva che il bambino potrebbe arrivare ad assumere con il latte materno, conoscendo il picco di concentrazione del principio attivo nel latte, e una dose relativa per il bambino, che si ottiene dividendo la dose che il bambino andrà ad assumere (mg/kg al dì) per quella della madre (mg/kg al dì). Se la dose relativa per il bambino risulta inferiore al 10%, il principio attivo è da considerarsi sicuro in allattamento.

Piante medicinali rischiose per il lattante

  • piante contenenti salicilati, come Salix alba e Filipendula ulmaria, per possibile effetto allergologico (esantemi allergici, tendenza all’emorragia);
  • piante contenenti basi xantiniche, tra cui Ilex paraguayensis, Cola acuminata, Thea sinensis, Coffea arabica, Theobroma cacao, Paullinia cupana, che possono determinare agitazione e tachicardia;
  • piante caratterizzate dalla presenza di sesquiterpeni, quali Cynara scolymus, Anthemis nobilis, Inula helenium, Tanacetum vulgare, che possono essere causa di malnutrizione (per alterazione del sapore del latte) e di fenomeni allergici.

TRATTAMENTI NATURALI PER CONDIZIONI LEGATE ALL’ALLATTAMENTO

Molti dei rimedi naturali impiegati dalle donne durante l’allattamento sono assunti proprio allo scopo di stimolare o incrementare la produzione di latte. Si tratta, cioè, di sostanze ad azione galattogena.

Tra di esse la più utilizzata è il fieno greco (Trigonella foenum graecum). Benchè siano moltissime le testimonianze di efficacia, non vi sono in letteratura prove attendibili a questo proposito. D’altro canto, però, non sono mai stati registrati episodi di effetti avversi né in donne né in lattanti.

Un’altra pianta utilizzata per la sua attività galattogena è la galega (Galega officinalis). Il suo contenuto in galegina, un principio attivo derivato dalla guanidina caratterizzato da un’azione ipoglicemizzante, potrebbe, però, influire negativamente sul metabolismo glicidico del bambino.

Anche l’anice stellato (Illicium verum) possiede proprietà promotrici dell’allattamento. Tale effetto è riconducibile al contenuto in dianetolo e fotoanetolo, simili all’estrogeno, che stimolano, appunto, la produzione lattea. Esistono, tuttavia, anche delle avvertenze sui rischi: in natura esistono due frutti molto simili di anice stellato, quello cinese (Illicium verum), chiamato anche “Badiana”, abitualmente utilizzato come aromatizzante per molte tisane digestive, o per l’estrazione dell’essenza ricca di anetolo; e quello “bastardo” di origine giapponese (Illicum religiosum), ricco invece di sostanze potenzialmente pericolose ad esempio la miristicina, capaci di provocare addirittura crisi convulsive.

CONCLUSIONI

Come avviene per i farmaci convenzionali, prima di procedere all’assunzione di un integratore alimentare a base di sostanze naturali in gravidanza o durante l’allattamento, è bene valutare il rapporto rischio/beneficio di tali prodotti, evitandone in generale il ricorso in assenza di una reale utilità o in mancanza di un chiaro margine di sicurezza degli stessi.

Ultimo ma non per importanza: il consumo di integratori alimentari a base di piante ed estratti vegetali andrebbe sempre e comunque preso in considerazione con il supporto di un medico o di farmacisti ed erboristi esperti.

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