Effetto neuroprotettivo dello zafferano (Crocus sativus L.)

crocus sativus L.Le patologie connesse al decadimento delle facoltà cognitive sono in costante aumento. Ciò è da ricondurre, in parte, anche al progressivo invecchiamento della popolazione.

Oltre a concentrarsi su farmaci in grado di modulare i sintomi di tali patologie, la ricerca è molto attiva anche nell’identificazione di sostanze attive neuroprotettive in grado di contribuire a rallentare i processi neurodegenerativi o a stimolare la rigenerazione delle cellule neuronali. Poiché nella patogenesi delle malattie neurodegenerative sono coinvolti molteplici meccanismi, i rimedi naturali, in virtù del complesso di principi attivi che contengono rispetto alle sostanze chimiche di sintesi, potrebbero avere differenti bersagli dal punto di vista farmacologico e, quindi, essere particolarmente adatti per il trattamento di patologie complesse. Tra questi rimedi si possono annoverare estratti o singoli principi attivi isolati ricavati dallo zafferano.

COMPOSIZIONE

Zafferano è il nome comune sia del Crocus sativus L., una pianta bulbosa, annuale o perenne, appartenente alla famiglia delle Iridaceae, che dei suoi stigmi essiccati. La droga deve il suo gusto amaro e il suo profumo aromatico ai suoi principali costituenti, ossia ai terpenoidi volatili, quali la picrocrocina e il safranale, e al composto non volatile crocina, cui si devono il colore e il sapore intenso dello zafferano. L’analisi quali-quantitativa condotta dall’Istituto di Biologia Farmaceutica e di Fitochimica dell’Università di Münster (Germania) su un estratto idroalcolico di stigmi essiccati di Crocus sativus L., ha permesso l’identificazione delle seguenti sostanze: crocina-1(14.1%), crocina-2 (6.7%), crocina-3 (0.46%), cis-crocina-1 (1.39%), crocina-4 (2.25%), crocina-5 (0.22%), picrocrocina (5.35%), isofrone (0.09%), chetoisofrone (0.09%) e safranale (0.30%).

PROPRIETÀ NEUROPROTETTIVE

L’effetto neuroprotettivo degli attivi dello zafferano è stato valutato in numerosi studi in vivo, oltre che in vitro, condotti sia sull’uomo che negli animali.

In studi in vivo condotti in ratti e topi, sia gli estratti dello zafferano che la crocina assunta come tale hanno dimostrato di contrastare i danni neuronali provocati da ischemia indotta da ostruzione dell’arteria cerebrale media.

In studi clinici pilota, le capacità cognitive dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer sono significativamente migliorate, in confronto al placebo, dopo l’assunzione di un estratto etanolico di zafferano.

Nonostante i risultati dei numerosi studi sulle proprietà neuroprotettive dello zafferano siano molto incoraggianti, scarsi sono gli studi che ne hanno verificato i meccanismi d’azione. Tra di essi buona parte si sono occupati di verificare il coinvolgimento dei recettori del glutammato, uno dei più importanti neurotrasmettitori ad azione eccitatoria sul SNC, coinvolto in tutta una serie di processi fisiologici, così come in alcuni stati patologici come l’epilessia, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e l’infarto cerebrale ischemico. Attraverso analisi elettrofisiologiche è stato dimostrato che alcuni attivi presenti nell’estratto di zafferano sono in grado di svolgere un’azione antagonista sui recettori postsinaptici ionotropici del glutammato (in particolare è stata rilevata una possibile interazione con i recettori NMDA).

Oltre all’effetto antagonista a livello di tali recettori, gli estratti di zafferano hanno mostrato la capacità di proteggere le cellule neuronali, proprietà che potrebbe essere sfruttata in caso di ischemia cerebrale. L’incremento della formazione di radicali liberi nel corso di un’ischemia può essere una concausa di morte cellulare o di formazione di mediatori del processo infiammatorio, che possono contribuire all’infiammazione post-ischemica. A tal proposito, gli estratti di zafferano, in virtù della loro attività antiradicalica, possono svolgere un’azione protettiva.

CONCLUSIONI

Alla luce dei risultati ottenuti dai vari studi condotti in merito, gli estratti di zafferano rappresentano una promettente possibilità nel trattamento multi-target delle malattie neurodegenerative.

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