Disturbi alimentari : anoressia e bulimia nervose

foto anoressiaI Disturbi del Comportamento Alimentare (D.C.A.) sono delle condizioni estremamente complesse caratterizzate da una grave alterazione del comportamento alimentare. Essi non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta ma riconoscono la loro origine in situazioni biologiche, psicologiche e sociali. La classificazione attuale di questi disturbi (DSM.IV.TR) definisce due sindromi principali: l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa.

Sono fenomeni in forte aumento negli ultimi anni, nel mondo occidentale, soprattutto tra le donne, anche se un numero sempre crescente di uomini ne è colpito. Oggi se ne parla molto, ma spesso senza conoscerne il vero significato; queste due malattie, infatti, sono a volte confuse, conosciute solo in parte, oppure sono semplificate con l’errato binomio anoressia uguale magrezza, bulimia uguale obesità. Il tasso di mortalità tra le pazienti anoressiche supera il 18% mentre per la bulimia varia dall’1 al 3%.

L’anoressia e la bulimia anzitutto sono delle vere e proprie malattie e sono anche molto complesse perché riguardano sia la psiche che il corpo; sono caratterizzate entrambe da un errato approccio e rapporto con il proprio corpo e con il cibo, che porta però a comportamenti diversi: la persona affetta da anoressia tenta in ogni modo di limitare, se non evitare del tutto, l’assunzione di cibo, quella bulimica vorrebbe resistergli, ma spesso cede e si getta in abboffate spropositate seguite quasi sempre da vomito autoindotto e tantissimi sensi di colpa. Ciò che ne risulta è che la persona anoressica diventa ben presto sottopeso fino a poter raggiungere una magrezza che la mette a rischio di vita, mentre quella bulimica mantiene un peso normale e, solo a volte, è o diventa in sovrappeso. Per questo la bulimia, benché più frequente dell’anoressia, è più difficile da individuare, perché non lascia tracce visibili esternamente sulle persone, anche se mina fortemente la loro salute dall’interno causando danni soprattutto all’apparato digerente, con rischio di ulcere ed emorragie interne, ma anche alla pelle, alla vista, addirittura al cuore, causando aritmie e scompensi cardiaci.

La persona anoressica, invece, pur essendo dimagrita e avendo un peso ben al di sotto dei valori considerati nella norma, continua a non piacersi fisicamente, a non accettarsi per come è e a vedersi grassa, cosa che la fa persistere nel suo atteggiamento autolesionista nei confronti del cibo. La scarsa alimentazione, che arriva a volte persino al digiuno totale, procura danni al sistema endocrino, bloccando nelle donne il ciclo mestruale con gravi conseguenze per la fertilità, alle ossa, aumentando il rischio di osteoporosi, alla pelle, ai capelli, al sistema digerente, ma soprattutto al cuore. Le conseguenze ultime, per chi scende sotto i 40 kg di peso, possono essere purtroppo anche la morte, dovuta nelle maggioranza dei casi proprio alle complicanze cardiache. Ma l’anoressia non va vista solo come ricerca della bellezza estetica che porta al rifiuto del cibo e al digiuno, va intesa una profonda crisi interiore e quindi come una domanda di aiuto , una richiesta di riconoscimento del proprio dolore, dolore di vivere, di accettarsi, di essere , un dolore tanto forte e lacerante da risultare impossibile da sviscerare, da raccontare, ma che si può lasciar trapelare solo attraverso un linguaggio universale, quello del corpo.

Viene perciò spontaneo chiedersi quali sono le cause di questi gravi disturbi, perché sempre più spesso tante persone cadono nella trappola dell’anoressia o della bulimia.

Una spiegazione valida è che nel mondo di oggi essere magri e avere un corpo sempre in forma sembra un’esigenza primaria, praticamente irrinunciabile, che spinge a non accettare il proprio corpo, ma a ricercare una forma fisica perfetta; in alcuni ambienti, come quello della danza e della ginnastica, tutto questo viene ulteriormente amplificato, visto che la magrezza, troppo spesso eccessiva, dei ballerini e dei ginnasti è un’abitudine talmente radicata da sembrare normalità e “conditio sine qua non” per avere successo in questo mondo, per essere dei veri professionisti.

Quello che tante persone, ma anche molti sportivi, non sanno è che il grasso, ritenuto un nemico, è invece uno dei migliori alleati, nella giusta quantità, per la salute.

Il grasso corporeo svolge tantissimi ruoli preziosi ed insostituibili nel corpo, soprattutto per chi pratica molta attività fisica: costituisce una riserva energetica per le attività aerobiche (attività non di alta intensità, ma prolungate nel tempo), che permette di svolgere ore di allenamento giornaliero senza creare scompensi glicemici nel nostro corpo; protegge dalle fratture ossee, ma anche muscolari che possono avvenire in chi pratica sport, è una riserva di preziose vitamine e oligoelementi necessari per il corretto funzionamento dell’organismo e per il benessere psicofisico. Una parte del grasso corporeo, detta essenziale, ricopre proteggendo e sorreggendo gli organi del corpo, costituisce le guaine mieliniche che rivestono i nervi e forma le membrane cellulari di qualsiasi cellula; senza questo grasso, la vita è praticamente incompatibile, per questo le persone anoressiche che arrivano a tali valori di massa grassa vanno incontro ad un pericolo di morte altissimo.

La televisione, i giornali, la moda in questi anni ci propongono continuamente e solamente immagini di donne belle, senza difetti fisici, magre, associando spesso la bellezza puramente estetica al successo, spingendo quindi la maggior parte delle donne e soprattutto quelle più giovani, a voler raggiungere quelle forme fisiche, quei modelli a tutti i costi, diventando disposte a fare quasi di tutto.

E’ così che possono iniziare l’anoressia o la bulimia: con un disordine alimentare, un periodo ad esempio di dieta eccessiva o fatta da sé in modo errato, una fobia per un certo tipo di alimenti, più spesso i dolci, ritenuti pericolosi perché fanno male e fanno ingrassare, quindi assolutamente da evitare. Se questi comportamenti sbagliati nei confronti dell’alimentazione continuano, possono trasformarsi in un’autentica malattia in cui il cibo, la sua assenza o il suo bisogno spasmodico, diventa il centro di ogni pensiero e l’unica cosa che conta nella vita, facendo andare lentamente in secondo piano ogni altra attività quotidiana, portando sempre di più all’isolamento. Naturalmente questa catena può essere spezzata e con lo sforzo della persona malata, di chi gli vive intorno e degli specialisti giusti, si può ripristinare una vita serena e normale in cui l’alimentazione non è più un’ossessione e occupa il giusto posto nella scala della vita.

 

 

 

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