MEDICINA DI GENERE: UNA NUOVA SFIDA PER LA SCIENZA

medicina-di-genereUomini e donne rispondono ai farmaci in maniera differente, hanno un sistema immunitario che non reagisce in maniera univoca agli stimoli esterni e sono soggetti in misura diversa all’insorgenza di specifiche patologie. La medicina di genere studia il modo in cui l’essere uomo o donna condiziona la fisiologia, la fisiopatologia e la clinica di diverse malattie e ci guida alla migliore gestione terapeutica del paziente , uomo o donna. Oggi la ricerca scientifica, anche nell’ambito delle più note aziende farmaceutiche, offre largo spazio a studi che valutano le differenti risposte alle terapie, sia in termini di efficacia terapeutica che in termini di reazioni avverse. I foglietti illustrativi dei farmaci non prevedono ancora una distinzione di genere per i dosaggi, pur avendo piena coscienza del diverso impatto esistente sul metabolismo femminile e maschile. Si tratta di una branca innovativa per tutti gli attori del sistema sanitario che propone nuove prospettive per il futuro della salute. Il concetto di medicina di genere non si limita esclusivamente a descrivere le differenze relative ai caratteri sessuali tra i generi bensì include tutte quelle peculiarità che derivano, oltre che dalla diversa anatomia e fisiologia, anche da fattori relativi all’ambiente, alla società, all’educazione, alla cultura e alla psicologia dell’individuo. Per diverso tempo, la differenza di genere è stata secondaria nello sviluppo di nuove soluzioni farmacologiche e nell’individuazione di trattamenti e forme di prevenzione. Abbiamo assistito ad una scarsa presenza femminile nei trial clinici per lo sviluppo di terapie che non sempre si sono dimostrate pienamente adeguate alle necessità della salute della donna. Negli ultimi anni stiamo, fortunatamente, registrando una maggiore sensibilità verso il concetto di salute e medicina di genere . OMS, ISS e AIFA avviano spesso progetti di studio relativamente a tali concetti concretizzando l’idea di centralità del paziente nella ricerca di “soluzioni” terapeutiche efficaci e innovative per la tutela della salute. Tra le patologie che maggiormente coinvolgono il sesso femminile annoveriamo le malattie cardiovascolari e addirittura si evidenzia che nell’uomo tali condizioni sono diminuite nel corso degli ultimi 30anni mentre nella donna sono in aumento: probabilmente la causa è da ricercare nell’evidenza che i sistemi di prevenzione e trattamento sono a misura di uomo e non a misura di donna. I dati riportano che le malattie cardiovascolari sono il primo killer delle donne, molto più del carcinoma mammario (e ciò lo si deve ai progressi fatti nella prevenzione di tale neoplasia). Diversi studi indicano come la tanto menzionata aspirinetta nella donna non funziona o funziona poco. Oltre a ciò, bisogna tenere conto di ulteriori differenze anatomiche ed elettrofisiologiche: un esempio è quello che nella donna sembrano più colpiti i piccoli vasi dell’albero coronarico motivo per cui la coronarografia potrebbe non essere l’esame diagnostico più appropriato nella donna. Emerge quindi la necessità di intervenire sia nella prevenzione, sia nella terapia farmacologica ma anche nel disegno degli studi clinici e, ognuno di noi, deve essere responsabile per la parte che gli compete. E’ necessario dare “valore alla differenza per migliorare la salute di tutti”.

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