AIDS ,Scoperto dove si nasconde il virus HIV nelle cellule

foto aidsE’ tutta made in Italy la ricerca che ha portato alla scoperta del nascondiglio dell’Hiv, dove il virus dell’AIDS si cela nelle cellule. Il 2 marzo potrebbe essere una data storica nella lotta contro quella che fin dagli anni 80 – a cui risalgono i primi casi – è considerata una vera e propria pandemia: l’AIDS, una vera e propria epidemia considerato che la diffusione di questa malattia interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi ed una mortalità elevata.

La lotta all’HIV segna un altro punto in favore dei ricercatori. Il virus, infatti, fa perdere le tracce, una volta entrato nella cellula e le terapie, pur essendo molto efficaci, riescono solo a rallentare l’evoluzione della malattia, ma non a eliminarla. Per la prima volta però un gruppo di ricerca dell’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (Icgeb) di Trieste in collaborazione con il Dipartimento di Medicina dell’Università di Trieste, l’Università di Modena e il Genethon di Parigi è riuscito a scoprire come il virus scelga soltanto alcuni dei 20 mila geni umani per integrarsi e, soprattutto, come riesca all’interno di questi geni a nascondersi ai farmaci.   Lo studio è pubblicato su Nature. Fotografando la struttura del nucleo delle cellule infettate dal virus, si è scoperto che l’HIV integra il proprio Dna vicino al guscio esterno che delimita il nucleo, in corrispondenza alle strutture del poro nucleare da cui il virus stesso ha avuto accesso all’interno. La struttura del nucleo dei linfociti T è stata fotografata e sono state messe in evidenza le “tane” dove si nasconde il virus fino a diventare completamente invisibile.

È come quando entriamo in una sala cinematografica al buio», spiega Mauro Giacca, a capo del team di studiosi italiani. «I posti più comodi – continua – sono quelli più lontani, ma i più facili da raggiungere sono quelli vicini alle porte, ed è proprio lì che ci accomodiamo. Allo stesso modo, inserendosi nei geni più prossimi alle porte d’ingresso del nucleo cellulare, la probabilità che il virus si nasconda ai farmaci diventa più alta. Questo è il motivo per cui oggi riusciamo a rallentare la progressione verso l’Aids, ma non a eliminare del tutto l’infezione».

I risultati di questo studio potrebbe rappresentare una nuova svolta alla lotta all’Aids. «Individuati i meccanismi di questa caratteristica del virus – dice Giacca – è più facile pensare alla possibilità di sviluppare farmaci nuovi con un bersaglio diverso. Non è facile ma è un balzo in avanti».

Oltre al valore in sé della scoperta, lo studio rappresenta una grande vittoria per il nostro Paese: «E’ la chiara dimostrazione che si può fare eccellenza in Italia», sottolinea lo scienziato. Un primato in parte tutto italiano che potrebbe restare nella storia, aiutare chi ancora combatte con questa terribile malattia e dare pace e un senso a chi è morto prestandosi anche alla ricerca pur di aiutare le generazioni future a non incorrere più in queste piaghe.

Lo studio è dunque particolarmente rilevante, perché rappresenta un importante passo verso lo sviluppo di nuovi farmaci, che possano portare a una cura. La ricerca però si allarga anche a un altro virus che è presente nel 30% dei pazienti con HIV. Si tratta dell’HCV e quindi dell’epatite C. Un cocktail di 3 molecole (ombitasvir, paritaprevir, dasabuvir), associate a ribavirina, è efficace in oltre il 90% dei casi nel giro di qualche settimana, secondo lo studio Turquoise-I, presentato al Congresso CROI di Seattle. «Un dato eccezionale per una terapia ben tollerata e semplice da gestire per i pazienti», spiega il prof. Massimo Andreoni, presidente SIMIT.

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