Inserimento al nido

L’inserimento che sia al nido o alla scuola dell’infanzia per chi non ha frequentato il nido, è un momento che crea preoccupazione nei genitori, specialmente se è quello del primo figlio ed è quindi, anche per loro, la prima esperienza.

Si tratta infatti del primo vero distacco dalla famiglia e dalla mamma e anche se la scelta di portare il bambino al nido è stata una scelta ponderata, i genitori si chiedono come reagirà il bambino, se si troverà bene con educatrici, educatori e compagni, se avrà nostalgia di casa, della mamma e del papà, ma anche dei nonni o delle persone che si sono occupate di lui fino a quel momento.

È importante sottolineare come, anche nell’inserimento al nido, ogni bambino abbia i suoi tempi e le sue reazioni, che dipendono dal suo carattere, dalla sua situazione, dal fatto che sia figlio unico o abbia fratelli, che sia il primogenito o meno e solo in parte dall’atteggiamento dei genitori.

Quindi bisogna evitare di colpevolizzarsi se il poprio bambino impiega più tempo dei coetanei ad ambientarsi, non è una gara di velocità tra bambini.

Solitamente l’inserimento è un momento molto curato nei nidi e negli asili.

Nei nidi si inseriscono pochi bambini alla volta in modo da poter seguire bene ogni piccolo.

Fondamentale è la gradualità.

È bene, una volta scelto il nido, iniziare a parlarne con il bambino anche se ha solo 5 o 6 mesi in modo da prepararlo, in qualche modo. La settimana prima di iniziare è utile portare il bambino a vedere il locale, spiegandogli che passerà qualche tempo lì mentre la mamma è al lavoro.

L’inserimento prevede che per un certo periodo, variabile a seconda della reazione del bambino, la mamma o chi si occupa del bambino, si fermi con il piccolo al nido, in seguito si allontanerà, sempre dicendolo al bambino, per tempi via via più lunghi fino a lasciarlo alcune ore da solo. Si potrà poi lasciare il piccolo nella struttura fino all’ora del pranzo, in seguito per il pranzo e infine per il sonnellino pomeridiano. Per far comprendere al bambino che si rimarrà lontani per un certo tempo è importante non fare riferimento a ore o minuti perché per il bambino non significano nulla, meglio riferirsi ad azioni di cui conosce la durata. Dire per esempio che ci si allontana per comperare il pane o per un caffè in modo che riesca a capire cosa significa in termini temporali.

Ci sono bambini che si adattano facilmente e velocemente alla nuova situazione, altri che fanno più fatica. In ogni caso ad inserimento già avviato, anche bambini che sembravano non avere problemi possono vivere momenti di difficoltà. A volte dopo assenze per malattia o vacanze può esserci un periodo critico.

Sicuramente bisogna mettere in conto che il cambiamento per il bambino c’è e il piccolo può manifestare la sua difficoltà non solo rifiutandosi di andare al nido o piangendo quando la mamma lo lascia, ma può anche comportarsi in modo diverso dal solito, richiedendo molte più attenzioni da parte della mamma, quando sono insieme per compensare il distacco o può comportarsi come quando era più piccolo sempre nel tentativo di attirare l’attenzione dei genitori.

Oltre alla gradualità ci sono altri fattori che favoriscono la buona riuscita dell’inserimento.

In primo luogo, siccome è un passo importante è meglio non farlo compiere al bambino insieme ad altri cambiamenti come l’arrivo di un fratellino o l’abbandono del ciuccio.

Fondamentali sono la serenità e la tranquillità dei genitori che devono fidarsi degli educatori perché solo così il bambino si fiderà di loro. I bambini leggono molto bene le espressioni del volto e capiscono lo stato d’animo dei genitori.

Bisogna sempre rassicurare il bambino ricordandogli tutte le volte che finito il lavoro lo si passerà a prendere e salutandolo sempre prima di andarsene.

Può essere utile portare al nido il succhiotto o l’oggetto a cui è affezionato così che per lui rappresenti un legame con casa sua, nel nuovo ambiente.

A volte può aiutare seguire un rito preciso tutte le mattine prima di andare al nido, come mettere al bambino un po’ del nostro profumo dicendogli che sentendo questo odore saprà che la mamma lo pensa sempre.

Con questi accorgimenti il passaggio sarà meno traumatico per tutti e se i genitori sono decisi e sereni il bambino si adatterà facilmente a patto di essere coccolato ed ascoltato quando è con loro.

Anche un adulto, se sta per molto tempo lontano dal suo partner, poi lo reclama tutto per sé e bisogna tenere conto che per un bambino poche ore sono già tantissimo tempo.

I tempi d’inserimento variano molto anche in base all’età del bambino che lo affronta.

Fino agli otto mesi può sembrare che il bambino non abbia difficoltà perché non prova ancora l’ansia da separazione,ma sicuramente dimostra il suo disagio con altri segnali. Dopo gli otto mesi sicuramente piangerà quando la mamma si allontana. Verso i due anni anche i bambini ben inseriti potranno attraversare una fase di rifiuto perché in questo periodo si oppongono ai genitori e alle loro decisioni.

Tutti questi problemi si risolveranno e i bambini potranno socializzare con i loro compagni e svolgere attività creative ed educative, imparando le prime regole della vita in comunità.

Don`t copy text!