Liquirizia, benefici della “dolce radice”

Glycyrrhiza_glabra_9La liquirizia (Glycyrrhiza glabra) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Fabaceae originaria dell’area mediterranea e mediorientale. La parte impiegata è data dalle radici e dai cosiddetti stoloni, fusti striscianti a livello del terreno che congiungono le piante fra loro. Il nostro Paese, in particolare per quanto riguarda la Calabria, eccelle nella coltivazione della liquirizia, che da un’ottima resa in principi attivi. Mentre in Abruzzo hanno sede i maggiori stabilimenti per l’estrazione del succo puro di liquirizia dagli stoloni della stessa. Dopo cinque anni di battaglia legale da parte del Ministero europeo e dei coltivatori, la liquirizia ha ottenuto nel luglio del 2009 il riconoscimento di pianta IGP (specie a denominazione geografica protetta) a livello europeo.

Centinaia sono le potenziali sostanze attive identificate nella liquirizia, tra cui flavonoidi e fitoestrogeni; tuttavia, il composto a cui viene attribuita la maggior parte delle attività biologiche a livello del nostro organismo è la glicirrizina, saponina  triterpenica con un potere dolcificante 50 volte superiore a quello dello zucchero comune (saccarosio). Essa costituisce il 3-5% della droga, mentre il pool di saponine presenti il 10%.

Per ciò che concerne gli effetti benefici della liquirizia, dovuti per lo più al complesso delle sostanze sopracitate, l’azione più nota da tempo è di tipo spasmolitico, antiulcera. I suoi estratti, infatti, come dimostrano i numerosi studi condotti in merito, sembrano contribuire a migliorare i disturbi dell’apparato gastrointestinale, soprattutto ulcere gastro-duodenali, grazie alla formazione di un sottile film protettivo della mucosa gastrica. La glicirrizina, come anche il prodotto di sua derivazione, acido glicirretico, inoltre, si può rivelare utile per i problemi di pressione bassa. Tale composto, infatti, interviene alterando l’equilibrio idrosalino (favorisce l’eliminazione di potassio e la ritenzione, invece, di acqua e sodio) incrementando la pressione arteriosa. Per la stessa ragione, però, la liquirizia va consumata con cautela e parsimonia, in particolare per i soggetti che soffrono di ipertensione e in generale di problemi vascolari. A tal proposito, in seguito alla scoperta di una connessione tra consumo di liquirizia, che negli anni ’80 e ’90 veniva ampiamente usata come antiacido, e picchi di alta pressione manifestatisi anche in individui giovani, ne è stato sconsigliato l’impiego per contrastare i disturbi a carico dell’apparato digerente.

Uno studio piuttosto recente, pubblicato nel 2010, ha rilevato, inoltre, significative proprietà antibatteriche manifestate dall’estratto di radice di liquirizia, in etere, acetone e cloroformio. Gli estratti, infatti, si sono dimostrati particolarmente efficaci nel contrastare due batteri gram-positivi: Bacillus subtili e Stapphylococcus aureus e due batteri gram-negativi: Escherichia coli  e Pseudomonas aeruginosa. (Manoj M. Nitalikar, Kailas C. Munde, Balaji V. Dhore, Sajid N. Shikalgar, Studies of Antibacterial Activities of Glycyrrhiza glabra Root Extract, Int.J. PharmTech Res.2010,2(1): 899-901).

A livello dell’apparato respiratorio i principi attivi contenuti negli estratti di liquirizia esplicano un’azione analoga a questa (antibatterica), riducendo l’irritazione e l’infiammazione delle vie respiratorie. Le saponine contenute negli estratti, in particolare la glicirrizina, esplicano anche un’azione espettorante. Si tratta, infatti, di strutture glicosidiche in grado di abbassare la tensione superficiale delle soluzioni acquose generando una schiuma stabile, la quale è in grado di smuovere il catarro facilitandone l’espulsione.

Sempre in relazione alla presenza di saponine, la liquirizia vanta proprietà blandamente lassative, legate, appunto, all’azione irritante che queste sostanze esercitano sulla tonaca intestinale.

La liquirizia contiene anche flavonoidi che possono avere proprietà coleretiche e colagoghe, riferite alla funzionalità epatica e in primo luogo alla cistifellea. Inoltre, gli antiossidanti di cui la pianta è ricca favoriscono la riduzione di trigliceridi e transaminasi nei tessuti del fegato e l’aumento del glicogeno epatico, contribuendo alla salute generale di quest’organo.

Controindicazioni

Per quanto riguarda l’impiego sia di preparazioni erboristiche indicate per lenire bruciori di stomaco e iperacidità, sia di quelle indicate per favorire l’espettorazione del muco in eccesso, si raccomanda di non superare la dose di 500 mg al giorno di glicirrizina e di non assumere estratti di radice di liquirizia per più di quattro settimane. Tali estratti non sono indicati per bambini ed adolescenti al di sotto dei 18 anni. Si consiglia cautela in presenza di ipertensione, insufficienza renale, malattie epatiche o cardiovascolari. La radice di liquirizia potrebbe ridurre l’efficacia ipotensiva dei farmaci utilizzati per la cura della pressione alta. Se ne sconsiglia l’uso anche in associazione a diuretici tiazidici, glicosidi cardiaci (digitalici), corticosteroidi, lassativi stimolanti, antiaritmici (chinidina, idrochinidina, ajmalina) ed altri farmaci che possono creare squilibri idroelettrolitici.

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