Karkadè, la bevanda di Natale

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa parola karkadè deriva dal nome karkadeb con cui la pianta da cui si ricava questa nota bevanda è chiamata nel dialetto Tacruri, in Etiopia. La pianta in questione è l’Hibiscus sabdariffa, un’arbustiva perenne appartenente alla famiglia delle Malvaceae, originaria dell’Africa tropicale, oggi diffusa soprattutto in Sudan, Senegal e Thailandia, in America tropicale e in India. La parte della pianta impiegata per preparare il karkadè è data dai petali essiccati dei fiori scarlatti, carnosi e profumati dell’ibisco. Nel nostro Paese la bevanda fu introdotta come prodotto coloniale proveniente dall’Eritrea (colonia italiana dal 1860 al 1941) e venne utilizzata come sostituto del tè. In America nel periodo del proibizionismo fu usata al posto del vino per l’aspetto esteticamente simile, in altri luoghi, come in Jamaica, divenne per il colore rosso rubino la bevanda di Natale.

La preparazione dell’infuso di karkadè è molto semplice e consiste nel versare un cucchiaino (3 g) di petali essiccati e sminuzzati in una tazza di acqua bollente, lasciare in infusione per 5-8 minuti, filtrare e dolcificare a piacere con zucchero o miele.

Il karkadè è caratterizzato da un sapore leggermente acidulo, dovuto alla presenza di acidi organici (15-30%) quali acido ibiscico, acido citrico, acido ossalico, acido tartarico, acido malico, che conferiscono alla bevanda proprietà diuretiche e antisettiche delle vie urinarie. All’effetto diuretico, che favorisce l’eliminazione delle scorie metaboliche, viene associato un altro effetto, quello di contribuire alla riduzione della pressione sanguigna. Infatti, poiché la pressione aumenta all’aumentare del volume di sangue, in simili condizioni, privandolo di parte della sua componente liquida attraverso un incremento della diuresi è possibile ottenere un abbassamento dei valori pressori.

Un’altra componente attiva importante è data dagli antocianosidi, solubili nell’acqua e nell’alcol, responsabili dell’intenso colore rosso scarlatto dei fiori. Gli antocianosidi possiedono la proprietà di aumentare la resistenza dei capillari e dei microvasi sanguigni e di diminuirne la permeabilità, dimostrandosi utili in caso di fragilità capillare, varici, emorroidi.

La droga, poi, essendo l’ibisco una malvacea, è ricca di mucillagini, che le conferiscono proprietà lenitive e protettive sui tessuti interni dell’organismo, rendendola indicata per tutti i tipi di infiammazioni delle mucose, come gengiviti, mal di gola, raffreddore e tosse. Le mucillagini, inoltre, nonostante la presenza di tannini che svolgono un’azione astringente, tendono a formare a contatto con l’acqua una massa gelatinosa che aiuta meccanicamente l’evacuazione esplicando un’azione dolcemente lassativa.

Oltre che per beneficiare di queste proprietà, il karkadè può essere consumato come fonte di vitamina C (acido ascorbico), che, accanto alla nota attività antiossidante, svolge un ruolo importante nei confronti dei processi infiammatori attraverso la prevenzione dell’accumulo di istamina (responsabile di allergie) e la modulazione delle prostaglandine (mediatori dei processi infiammatori).

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