Toxoplasmosi

La toxoplasmosi è una zoonosi ossia una malattia che passa dagli animali all’uomo.

Non è pericolosa e a volte ha un decorso senza sintomi.

Solo le persone immunocompromesse e le donne in gravidanza devono evitare di essere infettate.

La toxoplasmosi è dannosa per il feto, ma siccome non esiste un vaccino è necessario evitare di contrarla. La toxoplasmosi congenita rappresenta il 33% di tutte le infezioni verticali ossia trasmesse da madre a feto.

La toxoplasmosi è causata da un microrganismo, il toxoplasma gondii che compie il suo ciclo vitale all’interno delle cellule. Infetta moltissimi animali(mammiferi,uccelli,rettili, molluschi)

e passa dall’uno all’altro per l’ingestione di carne infetta. Il parassita si trova anche nelle feci dell’animale infetto e quindi nei terreni o nei vegetali che entrano in contatto con queste feci.

Il congelamento a meno 20°C e la cottura a 66°C distruggono il parassita in ogni sua forma.

Quando si viene infettati dal toxoplasma si sviluppa la toxoplasmosi primaria in cui il toxoplasma si trova in sangue e linfonodi. I sintomi sono ingrossamento delle linfoghiandole, mal di testa, sensazione di ossa rotte, a volte febbre, ingrossamento di fegato e milza. Il soggetto sviluppa in questa fase anticorpi specifici contro il toxoplasma e quindi rimane protetto per tutta la vita. L’infezione può essere asintomatica.

Quando l’organismo produce anticorpi si passa alla toxoplasmosi postprimaria in cui il parassita è ancora nell’organismo ma non si hanno sintomi, solo un abbassamento delle difese immunitarie può far tornare aggressivo il toxoplasma.

Se la donna contrae la toxoplasmosi in gravidanza il toxoplasma attraversa la placenta e può infettare il nascituro, se questo avviene entro la sedicesima settimana di gestazione può causare aborto, corioretinite, idrocefalo e calcificazioni intracraniche. Se avviene tra la sedicesima e la ventiquattresima settimana di gestazione spesso il bambino appare normale alla nascita ma indagini più approfondite possono mostrare danni all’occhio o al cervello. Se il neonato è asintomatico occorre tenerlo sotto controllo perchè potrebbe mostrare conseguenze tardivamente. La probabilità che il toxoplasma attraversi la placenta ed infetti il bambino aumenta con il progredire della gravidanza, è del 20% nel primo trimestre, del 54% nel secondo e del 64% nel terzo. L’infezione ha conseguenze più gravi se presa nel primo trimestre e dà problemi anche nel secondo trimestre, mentre nel terzo è meno dannosa.

Quindi quando una donna scopre di aspettare un bambino viene sottoposta al toxo test, un test sul sangue che ricerca gli anticorpi IgG ed IgM contro il toxoplasma. Se sono assenti entrambi la donna non ha mai contratto la malattia non è protetta e deve quindi fare attenzione per evitare il contagio.

Il test sarà ripetuto nel corso della gravidanza per intervenire se la donna contraesse la malattia.

Se il test è positivo per le IgG allora la donna ha già contratto la malattia e ne è protetta per cui non ripeterà più il test.

Se invece il test risulta positivo per le IgM potrebbe esserci l’infezione in atto o essere recente per ciò saranno necessari test più specifici per capire in quale situazione ci si trova.

Nel caso la donna venga infettata in gravidanza le vengono somministrati antibiotici per evitare venga colpito il feto. Si utilizza la spiramicina che è ben tollerata da madre e feto. In seguito si verifica con l’amniocentesi se c’è stata trasmissione al feto e in caso ci sia stata si utilizza la combinazione di pirimetamina e sulfadiazina per evitare danni. La terapia va continuata fino all’esclusione dell’infezione fetale con amniocentesi oppure, nel caso questa infezione sia avvenuta, fino alla nascita. Iniziando al più presto la terapia si evita l’infezione verticale nel 60% dei casi.

Con l’utilizzo di questi trattamenti il 90% dei bambini nasce senza sintomi evidenti della malattia anche se da indagini più approfondite possono risultare lievi anomalie a carico di occhio ed encefalo.

Per evitare l’infezione è sufficiente seguire alcune norme igieniche durante i nove mesi:

  • non mangiare carne cruda o poco cotta
  • lavarsi bene le mani dopo aver toccato la carne cruda
  • non toccarsi mucose di occhi, bocca ecc dopo aver maneggiato carne cruda, senza prima lavarsi le mani
  • utilizzare guanti per il giardinaggio
  • lavare accuratamente ortaggi e frutti prima di consumarli crudi
  • evitare di pulire la lettiera del gatto o farlo con i guanti
  • consumare solo latte pastorizzato
  • cuocere o pastorizzare le uova

Non è necessario evitare qualsiasi contatto con i gatti anche perchè quelli domestici che mangiano scatolette non sono portatori del toxoplasma.

Mettendo in atto questi comportamenti si evita di contrarre la malattia e di provocare danni al nascituro.

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