Tubercolosi: OMS, quasi mezzo milione di nuovi casi; fa più morti al mondo dopo l’Aids

FOTO TUBERCOLOSINon c’è solo l’epidemia di Ebola ad allarmare gli scienziati dell’Oms: la Tbc, che ha visto ammalarsi nel 2013 nove milioni di persone, torna a far paura.

Dopo l’Hiv-Aids è la seconda singola patologia che fa più morti nel mondo, ora ancora di più secondo il   Global TB report 2014 dell’Oms, relativo al 2013,  presentato in queste ore a Ginevra insieme ad uno specifico Rapporto sulla tubercolosi multiresistente (Mdr-Tb e Xdr-Tb) nel ventennale del Progetto di sorveglianza, vero grande problema irrisolto ed emergenza della salute pubblica globale.

Il rapporto. Più morti e casi (500 mila in più rispetto al 2012) a causa di un positivo incremento della ricerca diretta di dati, compresa la revisione in cinque Paesi (Gambia, Laos, Nigeria, Pakistan e Rwanda) dove accurati controlli sul campo e la sorveglianza attiva hanno reso ancor più attendibili le stime di 9 milioni di malati e 1,5 milioni di morti l’anno, 360mila Hiv positivi. È la Nigeria con i suoi 174 milioni di abitanti ad aver prodotto con il suo Primo Survey nazionale lo spostamento più significativo: rispetto alle stime precedenti un 200% di incidenza in più; 100% di prevalenza in più e 400% di morti in più. E così  la mortalità della intera regione africana è risultata aumentata del 44%.

La tubercolosi nel mondo declina lentamente, troppo lentamente. L’incidenza della malattia è in calo dell’1,5% l’anno dal 2000. Il 56% dei casi di Tbc riguarda l’Asia sud orientale (India 24% dei casi nel mondo), la Cina (11%) e il Vietnam. Un quarto dei casi è in Africa dove è anche la più alta percentuale di morti rispetto ai casi. Il 60% dei malati e delle morti riguarda uomini, ma anche tra le donne è alto il rischio (510 mila morte, un terzo erano Hiv positive). 550 mila casi tra i bambini con 80 mila morti. Complessivamemte il 13% (1,1 milioni) di malati di Tbc è anche Hiv positivo. Le morti di comorbilità Tbc- Hiv sono da un decennio in calo. Dal 2000 al 2013, con gli interventi effettuati, sono state salvate, secondo il Report, 37 milioni di persone. Ma poiché la Tbc è una patologia prevenibile e curabile, più vite si possono salvare. La percentuali di casi di Mdr-Tb è del 3,5% e, questo il dato preoccupante, non cambia negli anini recenti. La terribile e quasi incurabile Xdr-Tb, ceppo resistente ai mix di farmaci conosciuti, è ora presente in cento Paesi. Dal 1990 la mortalità è scesa del 45%: ci vuole ancora uno sforzo, dice il report, per raggiungere l’Obiettivo del Millennio per il 2015, quello di dimezzare le morti. I casi di Tubercolosi notificati all’Oms (gli altri sono stimati) nel 2013 sono 6,1 milioni: 5,7 milioni di nuove diagnosi e 0,4 già in trattamento. Ci sono circa 3 milioni di “scomparsi” , invisibili ai servizi sanitari. Migliora comunque il processo di notifica di casi (siamo al 64% ). In Europa (907 milioni di abitanti) si contano 38 mila morti (4 mila con Hiv); la multiresistenza è nella Regione europea complessivamente al 14% dei casi di Tbc.

Le cure di prima linea per i casi di tubercolosi durano sei mesi con un regime conbinato di 4 farmaci. La resistenza (Mdr-Tb) si considera quando si è refrattari ad almeno uno dei due più potenti farmaci usati  (isoniazide e rifampicina). Contro queste forme di Tbc la cura dura 20 mesi con medicinali assai più tossici (e costosi).

Dieci nuove (o rielaborazioni di vecchie) molecole sono allo studio in fase avanzata con trial sui pazienti. Si cerca di accorciare il regime di cura dagli attuali sei mesi a quattro. Dal 2012 due nuovi farmaci (bedaquilina e delamanid) sono stati approvati nella cura della Mdr-Tb, ma permangono problemi di tollerabilità e di interazioni con farmaci antiretrovirali. Sono 15 i candidati vaccini allo studio, in gran parte preventivi.  L’obiettivo dell’Oms, partendo dai dati del 2015, è che nel 2035 il 95% delle morti sia eliminato come il 90% dei casi.

Allarme tubercolosi: come si trasmette

La tubercolosi è una malattia infettiva, che si sviluppa a causa di un batterio a crescita lenta ( Mycobacyerium tubercolosis ) . Di solito l’agente patogeno si insedia nei polmoni della persona ammalata che dunque, tossendo, immette nell’aria minuscole goccioline di saliva e di secrezioni contenenti dei germi che possono rimanere in circolazione per diversi minuti.

Se questi germi riescono a infiltrarsi nelle  vie respiratorie di una persona sana, i batteri possono installarsi nei polmoni per cominciare lentamente a svilupparsi fino a provocare la malattia nell’organismo aggredito. Si calcola che una persona su dieci, tra quelle che respirano aria contaminata dal batterio, sviluppa la tubercolosi, spesso a molti anni di distanza dall’esposizione. Le altre nove invece, pur non ammalandosi, mantengono traccia del contatto sotto forma di una reazione positiva a contatto con un estratto del batterio (test alla tubercolina).

 

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