Acido urico , uno dei pericoli per il cuore

foto cuore e acido uricoC’è un altro nemico per il nostro cuore oltre alla glicemia alta, il colesterolo e la pressione : è l’acido urico che è considerato dagli esperti del settore uno dei fattori di rischio per il sopraggiungere di un infarto.

Non bisogna stare attenti soltanto i livelli di colesterolo, della glicemia e della pressione sanguigna per prevenire le malattie cardiovascolari ma anche alla quantità di acido urico presente nel sangue.

A fare questa nuova scoperta che l’acido urico è nocivo alla salute del cuore sono stati un team di studiosi dell’Università di Bologna. Secondo le ricerche effettuate da questi studiosi una quantità eccessiva di acido urico nel sangue è il fattore di rischio del 40% degli infarti.

L’eccesso di acido urico non è nocivo soltanto alla salute del cuore ma provoca dei danni anche ai reni e aumenta la percentuale dell’insorgere del diabete.

Nel nostro paese ci sarebbe almeno 13 milioni di persone che hanno questo fattore di rischio, in molti non lo sanno anche perché è molto bassa, intorno al 2%, la percentuale di persone che si sottopongono al test dell’uricemia. Inoltre il 70% di chi lo ha misurato almeno una volta non ripete il test più di una volta l’anno. Purtroppo l’acido urico è noto solo a chi soffre di gotta .

Che cos’è l’acido urico? E’ un “cristallo” che si deposita nei vasi sanguigni, minacciando la circolazione, e quindi il cuore, ma mettendo a rischio anche i reni. I cristalli di urato possono depositarsi sulla parete delle arterie creando piccole “asperità” su cui poi si depone il colesterolo, dando luogo a placche aterosclerotiche. Inoltre, i processi biochimici di sintesi dell’acido urico portano alla formazione di una grossa quantità di radicali che favoriscono l’ossidazione, alterando la funzionalità della parete dei vasi e rendendoli perciò più suscettibili all’aterosclerosi». L’eccesso di acido urico, inoltre, è legato a doppio filo alla sindrome metabolica, il complesso di anomalie del metabolismo che si manifesta con sovrappeso, resistenza all’insulina, colesterolo e trigliceridi oltre i limiti e pressione alta: si è infatti verificato che l’acido urico promuove alterazioni infiammatorie sulle cellule di grasso che preludono alla comparsa di obesità e diabete, mentre l’iperinsulinemia tipica della sindrome metabolica riduce l’escrezione di acido urico dai reni favorendone perciò la deposizione.

Considerando la soglia attuale di rischio fissata in 6 milligrammi per decilitro di sangue , si è dimostrato che per ogni incremento di 1 milligrammo il rischio di complicanze cardiovascolari gravi cresce dal 9 al 26%, con un parallelo incremento della mortalità e aumenta di oltre il 20% il pericolo dell’ictus . L’eccesso di acido urico inoltre aumenta il rischio di ipertensione arteriosa e danni renali, e quasi triplica la probabilità di diabete tanto che alcuni studi sperimentali suggeriscono che l’iperuricemia possa essere un fattore di rischio più temibile del colesterolo. Sembra però che per il rischio cardiovascolare il valore limite debba essere un po’ abbassato, attorno a 5,5 mg/dl: già a questi livelli, infatti, la probabilità di aterosclerosi cresce, soprattutto nei pazienti che hanno altri fattori di rischio come ipertensione, colesterolo alto o iperglicemia.

Ma come limitare la presenza di acido urico nel sangue? La strategia parte dalla revisione dell’alimentazione, perché bisogna ridurre l’apporto di purine, cioè gli acidi nucleici che portano alla sintesi dell’acido urico e che si trovano nelle frattaglie, nella selvaggina, nel pesce azzurro e nei molluschi. E’ necessario, dunque, evitare il consumo di carni grasse, ma anche di bevande dolcificate, perché l’acido urico si forma dal metabolismo del fruttosio. Se però l’intervento alimentare non dovesse bastare, si può ricorrere ai farmaci.

Iniziativa nazionale

Con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione per prevenire e combattere l’iperuricemia è stato organizzato il “Medico Amico Day”, la prima giornata nazionale dedicata al controllo dell’uricemia in programma il 25 ottobre e promossa da SNAMI: sarà possibile ricevere informazioni e sottoporsi ad un test negli ipermercati di 26 fra le più importanti città italiane e cioè ad Ancona, Aosta, Bari, Biella, Bologna, Cagliari, Caserta, Catanzaro, Ferrara, Firenze, Lecce, Matera, Messina, Monza, Napoli, Palermo, Pavia, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Savona, Terni, Torino, Trento, Treviso e Udine. Si tratta inoltre di un’occasione di formazione per i medici di base, che così potranno individuare i pazienti a rischio e offrir loro il necessario sostegno.

 

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