Isoflavoni e proteine della soia, pro e contro. Effetti degli isoflavoni della soia sui sintomi della menopausa e possibili effetti avversi

menopausa

 

Gli isoflavoni di soia sono delle sostanze estratte dalle proteine della soia che presentano una struttura simile agli estrogeni. I più interessanti sono la genistina e la daizina.Questi due glicosidi vengono idrolizzati a livello intestinale trasformandosi nei metaboliti genisteina e daidzeina, responsabili dell’azione modulatrice dei recettori estrogenici. Pertanto, mimando l’attività degli estrogeni, essi agiscono riequilibrando sia le condizioni di eccesso di estrogeni (che si verifica ad esempio nel periodo premestruale) sia della loro carenza (come nella menopausa), riportando gli ormoni a livelli corretti. In quest’ultimo caso gli isoflavoni della soia sembrano fornire un valido contributo nell’alleviare i sintomi della menopausa. Lo studio di queste sostanze è stato indotto dall’osservazione che le donne asiatiche presentano minori problemi legati a questo periodo delicato della vita della donna. Confrontando le differenze dei regimi alimentari delle donne asiatiche con le occidentali si era concluso che nelle donne orientali e in particolar modo nelle giapponesi, un’alimentazione più ricca di soia determinava un adattamento migliore allo squilibrio ormonale che si crea con la menopausa. Purtroppo gli effetti benefici degli isoflavoni della soia sono ancora in attesa di conferma poiché gli studi scientifici concludono spesso con risultati discordanti. Sono piuttosto numerosi gli studi clinici prospettici controllati, condotti in doppio cieco contro placebo che hanno documentato effetti favorevoli significativi degli isoflavoni della soia nel diminuire l’intensità delle vampate e il numero delle sudorazioni notturne, apportando un indiscutibile beneficio per la qualità della vita delle donne trattate. Tra questi ne figura uno italiano pubblicato nel 2009 della durata di 12 settimane condotto su un totale di 180 donne tra i 45 e i 60 anni con un minimo di 5 vampate di calore di medio-alta intensità nel corso della settimana precedente al momento baseline del trattamento e con assenza di mestruazioni da almeno 6 mesi. Alle partecipanti è stata somministrata una tavoletta al giorno di 80 mg di isoflavoni oppure il placebo. I risultati indicano una diminuzione del numero di vampate in entrambi i gruppi di trattamento, ma la riduzione è stata maggiore nel gruppo che ha ricevuto gli isoflavoni (36.2% dopo 6 settimane e 41.2% dopo 12 settimane) rispetto a quello del placebo (24.0% alla sesta settimana, 29.3% alla dodicesima). In questo studio il trattamento con 80 mg/giorno ha dimostrato un profilo di sicurezza molto buono, non provocando alcun effetto secondario degno di nota. La dose di isoflavoni di soia qui impiegata è stata di 80 mg al giorno (quella di altri studi condotti in analoghe condizioni di 50-60 mg al giorno). Queste dosi si sono dimostrate efficaci, ma non conviene usare dosi molto più elevate per non scatenare effetti estrogeni indesiderati. (1)
Un test clinico più recente (pubblicato nel 2013), randomizzato e controllato ha riportato, invece, risultati opposti, in quanto non sono state osservate differenze nella qualità di vita a uno o due anni tra le donne che facevano uso di integratori alimentari a base di soia e quelle che avevano ricevuto il placebo. Lo studio aveva arruolato 403 donne di età compresa tra i 40 e i 60 anni che soffrivano di amenorrea da almeno 12 mesi. Le partecipanti sono state randomizzate a ricevere due dosi di integratori a base di soia (80 o 120 mg due volte al giorno) o placebo per un periodo di 24 mesi. L’isoflavonoide più utilizzato nello studio era la daidzeina. Per analizzare la qualità di vita delle donne a uno e due anni, gli esperti hanno utilizzato il questionario Menopause-Specific Quality-of-Life (MENQOL) che valutava quattro aspetti: vasomotori, psicosociali, fisici e sessuali delle donne in menopausa. I punteggi del questionario andavano da 1 a 8. Per quanto riguarda gli aspetti vasomotori, il punteggio basale medio con placebo era di 2,74, di 3,15 per la dose da 80 mg/die e di 2,87 per la dose da 120 mg/die. A un anno, i punteggi erano rispettivamente pari a 2,65, 2,94, e 2,73. Per quanto riguarda gli aspetti sessuali, i punteggi basali erano rispettivamente pari a 2,98, 2,92 e 2,71. A un anno, i punteggi erano di 2,80, 2,88, e 2,72. Questi dati dimostrano che gli isoflavonoidi della soia non offrono alcun beneficio in termini di qualità di vita per le donne in post menopausa. (2)

Per quanto riguarda gli effetti sul metabolismo dell’osso e sulla diminuzione del rischio di osteoporosi, l’efficacia degli isoflavoni di soia è stata confermata in diversi studi clinici. Tra di essi uno studio prospettico in doppio cieco della durata di 6 mesi in 66 donne il cui cibo è stato integrato con proteine di soia arricchite di isoflavoni di soia, la DXA (dual-energy X-ray absorptiometry) ha dimostrato un significativo aumento della BMD (bone mineral density) in L2-L4 in confronto alle donne il cui cibo è stato integrato con proteine di soia non arricchite o con caseina. (3)SoybeanExtractPhoto01
Inoltre, l’alimentazione a base di soia sembra ridurre il rischio di malattie coronariche. Il Gruppo di Esperti della North American Menopausal Society ha riassunto i risultati delle indagini sugli animali e sull’uomo che sono alla base dei benefici cardiovascolari della soia e dei suoi estratti:
• diminuzione della pressione arteriosa diastolica;
• abbassamento del colesterolo totale, riduzione del colesterolo “cattivo” (LDL-C) e dei trigliceridi;
• azione antiaggregante piastrinica.
• riduzione della progressione delle placche aterosclerotiche;
• miglioramento della compliance (elasticità) delle arterie;
• attività antiradicalica, che riduce la lipoperossidazione della lecitina e delle LDL.
Sebbene la soia e gli isoflavoni di soia siano generalmente bene tollerati, è importante ricordare che la soia fa parte della famiglia delle Fabaceae, per cui i soggetti con allergie per i legumi potrebbero soffrire di allergie anche dopo l’ingestione di alimenti ricavati dalla soia (tofu, latte di soia, farina di soia, ecc.). Tali reazioni sono dovute alle proteine contenute nella soia e non sono mai state descritte per gli estratti deproteinizzati. Inoltre, la soia è sconsigliata a chi soffre di patologie tiroidee. Uno studio britannico ha valutato che un eccessivo consumo di soia può aumentare il rischio di peggiorare un ipotiroidismo subclinico proprio grazie a questi particolari fitoestrogeni i quali possono alterare l’equilibrio ormonale interferendo sulla funzione tiroidea e inibendo la sintesi di tiroxina (ormone tiroideo). È comunque il caso di sottolineare che le interazioni tra estrogeni e ormoni tiroidei complesse non sono ancora del tutto chiarite e ancora prive di un vero significato clinico.
Note:
1) Ferrari A. Soy extract phytoestrogens with high dose of isoflavones for menopausal symptoms. J Obstet Gynaecol Res. 2009 Dec;35(6):1083-90.
2) Amato P, et al Effect of soy isoflavone supplementation on menopausal quality of life. Menopause 2013.
3) Potter SM, Baum JA, Teng H, Stillman RJ, Shay NF, Erdman JW Jr. Soy protein and isoflavones: their effects on blood lipids and bone density in postmenopausal women. Am J Clin Nutr 1998;68(suppl):1375S-1379S.

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