Manna piovuta dal… frassino!

frassinoSi tratta della linfa di alcune specie di frassino, in particolar modo del Fraxinus ornus L. presente nel sud Italia, e si ricava per incisione della corteccia degli alberi quando essi raggiungono l’età di 7-8 anni. Da questa fessura trasuda la linfa, un liquido inizialmente opalescente, di sapore amaro (lagrima) che al contatto con l’atmosfera rapidamente si schiarisce, profuma e diventa dolce. Condensandosi, forma cannoli e stalattiti di colore che va dal bianco candido al giallo paglierino. In questo caso si tratta della migliore e più pura manna che si possa ottenere. Altra meno pregiata si ricava raschiando la corteccia dopo l’abbattimento della pianta, alla fine del suo ciclo di produzione. Per quanto riguarda la manna pura, ogni albero ne produce circa 1 kg all’anno, anche se sono piuttosto frequenti gli esemplari che ne rilasciano anche 3-4 kg. Produrre la manna richiede un’ottima conoscenza delle condizioni climatiche, delle caratteristiche del terreno, dei tempi esattmanna cannolii di raccolta. Tutti questi fattori concorrono a condizionare la composizione qualitativa e quantitativa del prodotto finale. La manna pura è costituita principalmente da mannite, o D-mannitolo (40-70%), un alcol esavalente del mannosio, volgarmente chiamato zucchero di manna. Costituenti minori sono acidi organici, acqua, glucosio, levulosio, mucillagini, resine e composti azotati. Il D-mannitolo si presenta sotto forma di polvere cristallina, o di prismi rombici trasparenti (cristallizzazione dall’acqua), o di aghi lucenti riuniti in gruppi o disposti a raggi (cristallizzazione dall’alcool caldo). E’ inodore, incolore, ha sapore dolce, ma il suo potere dolcificante è inferiore a quello dello zucchero. Per questo la manna può essere utile nel caso di diabete, ma anche nel caso di diete dimagranti, in quanto la sua azione dolcificante non interferisce con la glicemia. Tuttavia, la manna è conosciuta in primo luogo per il suo effetto blandamente lassativo, dovuto in parte all’effetto osmotico del mannitolo che non è riassorbito e diminuisce per osmosi il riassorbimento dell’acqua, che aumenta il volume fecale e stimola la peristalsi intestinale. Nonostante la presenza minima, anche la resina sembra giocare un ruolo importante per tale attività. Oltre ad esplicare questa azione lievemente lassativa, la manna agisce come regolatore e rinfrescante intestinale e purifica l’apparato digerente da tossine e appesantimenti dovuti a cattiva alimentazione. Inoltre, essa vanta un’azione fluidificante del catarro e sedativa della tosse, legata in parte alla presenza di mucillagini; pezzetti di manna sciolti in bocca lentamente hanno proprietà espettoranti.
La manna è ottimamente tollerata, non provoca diarrea, crampi, vomito. Come tutti i lassativi, è controindicata nelle occlusioni intestinali. Al contrario di altri lassativi vegetali come la senna, la manna agisce contro la stipsi perché “attira” acqua nell’intestino e quindi contribuisce allo svuotamento del colon, mentre i principi attivi contenuti nella senna o cassia agiscono per irritazione.
La messa in commercio della mannite sintetica ha inciso molto sulla produzione e sull’utilizzo della manna pura, prodotto tradizionale delle nostre terre. Occorre tener presente che la mannite artificiale non è da considerarsi come un prodotto naturale e sostitutiva sotto ogni aspetto della manna. Innanzitutto la mannite sintetica viene ricavata dalla fermentazione della melassa di barbabietola, inoltre, sebbene non vi siano sostanziali differenze chimiche tra la mannite artificiale e quella naturale, quest’ultima contiene tracce di altre sostanze naturali non eliminabili con il processo di cristallizzazione che agiscono in sinergia con la mannite svolgendo un ruolo determinante per l’effetto finale salutistico della droga.

Rispondi