Quercia, ghiande e mele di quercia

Quando si abbatte una quercia, la
sua caduta echeggia in tutta la
foresta, ma cento ghiande possono
essere seminate in silenzio da un
venticello che nessuno nota.

Thomas Carlyle, Sulla storia, 1830

La quercia è originaria dell’Europa, del Caucaso, dell’Asia Minore e dell’Africa settentrionale. La specie Quercus robur, che definisce la quercia comune, nei tempi più antichi era l’albero pioniere più grande della foresta decidua atlantica. Il genere botanico Quercus deriva dal celtico Kair quez = bell’albero, mentre l’appellativo robur è di origine latina e significa resistente, duro, in relazione alle caratteristiche del suo legno che è forte e durevole. La quercia è, infatti, un albero longevo che nelle condizioni più adatte può vivere sino a 2000 anni e raggiungere i 30-40 metri di altezza.
Le parti che vengono impiegate nella fitoterapia classica sono le foglie, la corteccia, le ghiande (frutti secchi circondati alla base da una cupola di squame ruvide e legnose) e le galle. Queste ultime possono essere piccole escrescenze di colore rosso-verdastro sulla pagina interna delle foglie causate da vespe appartenenti alle specie Diplolepis, Neuroterus lenticularis, Andricus quercuscalicis, Callirhytis, Dryophanthia quercus folii, Biorrhiza pallida, oppure grosse galle denominate anche mele di quercia prodotte da larve di Cynipidae. Si tratta di una proliferazione delle cellule vegetali della pianta stessa indotta dai parassiti, contenente il più elevato tenore di tannini dell’intera pianta: si va, infatti, da una concentrazione pari al 15-22% per la corteccia e le radici, fino al 65% per le galle. La valenza terapeutica per eccellenza attribuita ai tannini, composti aromatici di natura polifenolica, è quella astringente: ad uso esterno nello specifico, i tannini di quercia sono particolarmente adatti nella cura di emorroidi, ragadi anali e fistole, proprio in virtù della capacità cicatrizzante, antisettica e vasocostrittrice di queste molecole. Fortemente irritanti per le mucose, a causa della loro capacità di far precipitare e coagulare le proteine, i tannini a dosi terapeutiche esplicano invece un’azione astringente che consiste nel far precipitare piccole dosi di albumina nelle cellule, rendendo queste ultime più impermeabili e quindi più resistenti all’azione dei microrganismi. Inoltre, hanno un’azione vasocostrittrice locale e contrastano l’imbibizione del connettivo; pertanto troveranno indicazione in tutte le patologie delle mucose e della pelle che necessitano di un’azione antisettica, cicatrizzante e astringente. La concentrazione consigliata di estratto di quercia è al 10%; sempre per uso esterno si può anche utilizzare la tintura madre diluita 1:10 in acqua. Alcuni Autori consigliano l’impiego dell’estratto di quercia per trattare disturbi di varia natura, quali geloni, iperidrosi (in particolare, di mani e piedi), ipersecrezione sebacea del cuoio capelluto e per trattare problemi di forfora.
Assunto per os, l’estratto di quercia trova impiego nel trattamento di diarree aspecifiche e come stomachico. I tannini, in virtù della loro buona affinità per le proteine, a cui si legano facilmente, producono uno strato protettivo temporaneo di proteine coagulate sulla mucosa dell’intestino, forse desensibilizzando le terminazioni nervose sensoriali e riducendo gli stimoli peristaltici. Essi possono avere anche un’azione antibatterica contro i patogeni enterici, proprietà molto utile nel trattamento della diarrea infettiva.
Nell’ambito della gemmoterapia si è osservato che le gemme e gli amenti stimolano sia la produzione di 17-OH corticosteroidi da parte della ghiandola surrenale, ormoni normalmente secreti dalle nostre ghiandole per contrastare ogni tipo di stress o lesione, stimolare la conversione di proteine in energia, eliminare le infiammazioni e inibire temporaneamente l’azione del sistema immunitario che scatena le allergie, sia la secrezione gonadica di testosterone. Le ghiande hanno invece un’azione antidepressiva, antiallergica ed antistaminica, per cui trovano applicazione negli stati depressivi, per aumentare la libido, contro la stanchezza cronica, in tutte le forme reumatiche e artrosiche, nelle connettiviti; mentre le giovani radici e la scorza interna di radice possiedono un’attività cicatrizzante e lenitiva a livello cutaneo; potranno essere pertanto utili nelle piaghe da decubito, nelle dermatiti e come lenitive della cute.
Effetti indesiderati e interazioni: la tossicità è molto bassa. Gli effetti indesiderati possono essere legati all’uso protratto e/o a dosaggi elevati e consistono per lo più in nausea, vomito e infiammazione gastrointestinale per effetto dei tannini. Le interazioni possono instaurarsi nei confronti di alcaloidi e sali di metalli pesanti. A tal proposito, in passato l’estratto di quercia era impiegato proprio come antidoto per questa tipologia di avvelenamento, infatti vi sono riferimenti sull’uso delle ghiande cotte nel latte come antidoto nell’intossicazione da alcaloidi, sali di piombo, rame e antimonio.

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