Displasia congenita dell’anca

A 24-48 ore dalla nascita il pediatra controlla il neonato eseguendo la manovra di Ortolani volta ad individuare precocemente l’eventuale displasia dell’anca. Siccome la condizione potrebbe essere passeggerà si ripeterà la manovra dopo sette giorni e se si riscontra ancora il problema viene prescritta l’ecografia dell’anca entro la fine del primo mese di vita. Oltre alla manovra di Ortolani che può risultare negativa in caso di lievi displasie possono essere utili la manovra di Barlow ed il segno di Galeazzi.

COS’E’

La displasia dell’anca si ha quando la testa del femore non collima perfettamente con l’acetabolo ossia la cavità dell’anca fatta per accoglierla e farla ruotare. Il 2-3% dei neonati ha questo problema.

Il rischio è maggiore nelle femmine, nei neonati venuti al mondo con parti difficoltosi, nei neonati podalici e in chi ha altri casi in famiglia. Il difetto è spesso momentaneo in quanto la cavità non ha finito di svilupparsi, si ha un ritardo nell’ossificazione e i legamenti sono ancora deboli. Bastano alcuni accorgimenti e il difetto si risolverà in pochi mesi, importante è scoprirlo subito in modo che quando il bimbo camminerà si sarà già risolto.

Esistono quattro gradi di gravità della displasia dell’anca che vanno da una forma lieve fino alla lussazione in cui la testa del femore è fuori dall’acetabolo.

TERAPIA

Nei neonati la posizione distesa con le ginocchia avvicinate non è fisiologica e va evitata in quanto fa uscire le teste dei femori dalla loro sede. Bisogna tenere infatti presente che muscoli e legamenti sono molto deboli. Premesso questo, se si diagnostica una displasia congenita dell’anca è fondamentale mantenere le gambine divaricate. Mantenendo nella loro sede le teste femorali si facilita il corretto sviluppo dell’articolazione.

E’ importante al fine del tipo di terapia da scegliere tenere conto di:

  • grado di gravità della displasia

  • momento in cui si ha la diagnosi

  • tempi di guarigione.

    Nella maggior parte dei casi basta far indossare due pannolini al bambino o ricorrere ad un cuscinetto divaricatore mentre nei casi più seri e mai prima del secondo o terzo mese di vita ci vuole un tutore che tenga le teste dei femori nella posizione corretta.

Esistono diversi tipi di tutore, le mutandine rigide o semirigide di polietilene, le salopette correttive o il divaricatore di Milgram che devono essere periodicamente adattate dal medico e anche le bretelle di Pavlik, bretelline con due anelli metallici in cui infilare le gambe che permettono al piccolo alcuni movimenti autocorrettivi, ma che richiedono il controllo della posizione corretta da parte della mamma. In ogni caso i tutori vanno portati 23 ore al giorno. Anche nel caso di forme gravi l’uso corretto dei tutori a partire dai 30-40 giorni di vita consentirà la completa guarigione entro l’anno di età. Se invece la diagnosi si fa solo al quarto-quinto mese di vita o se si ha una lussazione si dovrà agire con cerottaggi per attuare una progressiva trazione dell’arto. In questo modo il femore ritorna in sede e a questo punto si attuano, in leggera narcosi, diverse ingessature mensili fino alla normalizzazione. Una volta stabilizzata la posizione del femore, si utilizza un tutore che si indossa anche fino ai 18-24 mesi di vita. In casi ancora più gravi è necessaria una riduzione chirurgica della lussazione comunque seguita da ingessatura e tutore.

Le displasie e le lussazioni d’anca sono più frequenti presso le popolazioni che fasciano i bambini mentre sono assenti in quelle in cui si usa portare i bimbi sulle spalle con le gambine divaricate.

Le cause della displasia d’anca non sono del tutto chiare sembra che la scarsità di liquido amniotico in gravidanza possa favorirla perchè costringerebbe il bambino ad una posizione rannicchiata. La prevalenza del disturbo nelle femmine potrebbe essere legata alla lassità dei legamenti causata dagli ormoni femminili. E’ certo invece che la displasia tende ad essere più grave se ne è colpito un maschio.

La diagnosi avviene con la manovra di Ortolani e l’ecografia anche perchè in alcuni casi non è subito visibile. E’ possibile sospettarla già in utero se nell’ecografia si nota che il feto tiene la gamba adotta cioè piegata contro il corpo.

CONCLUSIONE

Un bambino che utilizza un tutore per più di sei mesi potrà avere difficoltà a camminare, intorno all’anno di vita a causa della maggiore debolezza muscolare, ma camminerà presto senza future conseguenze e senza bisogno di fisioterapia.

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