Mononucleosi, la malattia del bacio

La mononucleosi, che ha come sintomi prevalenti stanchezza e aumento dei globuli bianchi, è una malattia infettiva non sempre facile da diagnosticare. Si trasmette soprattutto fra i giovani, abitualmente attraverso la saliva; per questo motivo è conosciuta anche come “kissing desease” o “malattia del bacio”.
La mononucleosi è causata da un virus chiamato EBV (Epstein-Barr Virus), appartenente alla famiglia degli herpes virus, la stessa di varicella e fuoco di Sant’Antonio.mononucleosi
Quali sono i suoi sintomi principali? Difficile individuarli, perché dopo un’incubazione che può essere anche molto lunga (da 10 giorni a un mese), la malattia si sviluppa in modo asintomatico, vale a dire senza dare segnali particolarmente evidenti di sé. Al punto che molto spesso non ci si rende neanche conto di averla contratta. Nella maggior parte dei casi, si confonde con una normale influenza (specie se presa da bambini).
Quando invece mostra i suoi sintomi, compaiono:
mal di gola;
febbre alta;
ingrandimento dei linfonodi;
astenia che può durare settimane;
tonsille ingrossate;
ingrossamento della milza e del fegato
Contagiosità
La mononucleosi è una malattia a contagiosità modesta, che colpisce preferenzialmente soggetti di età compresa fra i 15 ed i 25 anni. Diffusa un po’ in tutto il mondo, interessa entro l’adolescenza il 50% degli individui che vivono nei Paesi industrializzati, mentre compare più precocemente in quelli in via di sviluppo. Considerato il basso tasso di contagiosità, la mononucleosi può causare piccole epidemie soltanto in particolari condizioni (stretto contatto con soggetti affetti, sovraffollamento e cattive condizioni igieniche).
Secondo recenti stime, nel corso della propria vita circa il 90% della popolazione adulta, senza particolare predilezione di sesso, è venuta in contatto con l’Epstein-Barr virus. La maggior parte di queste persone ha sviluppato anticorpi specifici senza aver mai accusato alcun segno di infezione. La mononucleosi dà segni di sé soltanto quando colpisce soggetti debilitati, con un sistema immunitario compromesso.
Il contagio può essere diretto ed avvenire tramite saliva (via oro-faringea), rapporto sessuale o trasfusioni di sangue ed emoderivati, oppure indiretto, per esempio tramite l’utilizzo comune di oggetti contaminati quali posate, bicchieri, piatti e giocattoli.
La contagiosità può permanere per molto tempo, poiché l’eliminazione faringea del virus persiste fino ad un anno dopo l’infezione. Bisogna inoltre considerare che, durante i periodi di riattivazione del virus, gli stessi portatori sani possono diventare fonte di contagio. In ogni caso se si è già stati infettati una volta, ogni successivo contatto con una persona affetta da mononucleosi sarà privo di conseguenze. La malattia non costituisce un pericolo nemmeno per le gestanti e non esiste, tuttora, alcuna relazione certa tra mononucleosi ed aborti o malformazioni fetali.
Decorso e cura
La durata della patologia è estremamente variabile; se la fase acuta ha durata comune (15 giorni circa), il completo ristabilimento dalla malattia è diverso da persona a persona, in alcuni casi occorrono molte settimane e certi soggetti devono attendere alcuni mesi prima di ristabilirsi completamente. La percentuale di decessi è inferiore all’1% dei casi ed è legata a determinate rare complicanze della malattia. La terapia della mononucleosi infettiva è soprattutto una terapia di supporto e si basa soprattutto su riposo, alimentazione equilibrata, buona idratazione e somministrazione di FANS o paracetamolo; quest’ultimo viene preferito all’acido acetilsalicilico (la normale aspirina) per il rischio di sindrome di Reye, una grave forma di encefalopatia acuta. L’utilizzo dei corticosteroidi è indicato solo nei casi più complicati (ostruzione delle alte vie aeree, complicanze cardiache e/o neurologiche, anemia emolitica acuta). Talvolta, nei casi di una certa gravità, vi è il ricorso all’aciclovir (un antivirale che è il farmaco di riferimento nella cura dell’Herpes simplex genitale), ma non tutti sono concordi sull’opportunità del suo utilizzo.
Poiché l’origine è virale, gli antibiotici sono sconsigliati.

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