Influenza intestinale

L’“Influenza Intestinale” è un termine di uso comune, con il quale ci si riferisce più propriamente ad una gastroenterite (vengono colpiti stomaco ed intestino) di origine virale.
Nonostante, quindi, non sia causata da virus influenzali, spesso si fa confusione in merito alla differenza con l’Influenza vera e propria, che, invece, come noto, colpisce l’apparato respiratorio, provocando febbre, disturbi respiratori, congestione, dolori muscolari e stanchezza.
L’influenza intestinale è una patologia maldipancia2di frequente riscontro, oltre che molto contagiosa. Può colpire persone di qualsiasi fascia di età e dare origine a vere e proprie epidemie. Se si è in buona salute il recupero, di solito, avviene senza particolari complicazioni.
La malattia tende a colpire neonati, bambini, anziani e persone con ridotte difese immunitarie; per questi ultimi tipi di pazienti può anche diventare mortale.
Non vengono colpiti i bambini al di sotto dei 6 mesi (in quanto protetti dagli anticorpi materni (IgG) trasmessi per via placentare e dalle IgA presenti nel latte materno), mentre si calcola che circa il 95% dei bambini, entro i tre anni di età, va incontro ad almeno un episodio di gastroenterite virale, generalmente indotto da rotavirus.
I virus che provocano la gastroenterite virale danneggiano le cellule che formano le pareti dell’intestino tenue, di conseguenza i fluidi fuoriescono dalle cellule danneggiate per riversarsi nell’intestino, producendo diarrea acquosa. Alla base della maggior parte delle gastroenteriti virali ci sono quattro tipi di virus:
1. Il rotavirus è la causa primaria tra i bambini di età compresa tra i 3 e i 15 mesi e la causa più comune della diarrea nei bambini di età inferiore ai 5 anni. I sintomi dell’infezione da rotavirus compaiono uno o due giorni dopo l’esposizione: il rotavirus di solito provoca vomito e scariche di diarrea acquosa per un periodo variabile dai 3 agli 8 giorni, oltre a febbre e dolore addominale. Il rotavirus può anche infettare gli adulti che vivono a stretto contatto con i bambini infetti, però i sintomi negli adulti sono più lievi. Negli Stati Uniti le infezioni da rotavirus sono più frequenti nel periodo che va da novembre ad aprile.
2. L’adenovirus colpisce soprattutto i bambini di età inferiore a due anni; ne esistono 49 tipi diversi, ma solo una specie infetta l’apparato gastrointestinale provocando vomito e diarrea. I sintomi di solito compaiono a una settimana dall’esposizione. Le infezioni da adenovirus possono verificarsi in qualsiasi periodo dell’anno.
3. I calicivirus possono provocare infezioni nelle persone di qualsiasi fascia d’età. Questa famiglia di virus comprende quattro tipi diversi: i norovirus sono i più comuni e sono i principali responsabili delle infezioni della specie umana, di solito provocano le epidemie di gastroenterite virale che si verificano con maggior frequenza nel periodo compreso tra ottobre e aprile. I sintomi più comuni dell’infezione sono: vomito e diarrea, affaticamento, mal di testa e in alcuni casi anche dolori muscolari. I sintomi compaiono da uno a tre giorni dall’esposizione.
4. Gli astrovirus infettano soprattutto i neonati, i bambini piccoli e gli anziani. I virus di questo tipo sono maggiormente attivi nei mesi invernali. Il vomito e la diarrea compaiono da uno a tre giorni dopo l’esposizione
La gastroenterite virale spesso viene definita, sbagliando, influenza intestinale: in realtà non è causata dal virus dell’influenza. I responsabili vanno ricercati tra i virus che abbiamo elencato, e non tra i batteri né tra i parassiti.
Incubazione
Il periodo d’incubazione dipende dal virus che causa la malattia e dalla capacità di difesa del sistema immunitario della persona infetta.
Norovirus – il periodo d’incubazione è di 1-3 giorni. Il malato può diffondere l’infezione in qualsiasi momento fino a una settimana o due dalla guarigione,
Rotavirus – il periodo d’incubazione è compreso tra 1-2 giorni. La persona infetta può trasmettere il virus anche prima che i sintomi siano visibili,
Adenovirus – il periodo d’incubazione è di circa una settimana,
Astrovirus – il periodo d’incubazione è di 1-3 giorni,
Calicivirus – il periodo d’incubazione è di 2-10 giorni.

Sintomi
I sintomi si presentano entro 1-2 giorni dall’inizio dell’infezione.
Crampi addominali, mal di stomaco,
Gonfiore addominale (meteorismo), eruttazioni,
Sintomi simil-influenzali (febbre, mal di gola, mal di testa, tosse, dolori),
Nausea, vomito, diarrea,
Febbricola, ma si può anche avere febbre ed, a seconda del tipo di agente responsabile, anche linfoadenopatia,
Nei casi più gravi si possono avere perdite idroelettrolitiche notevoli, con conseguente disidratazione, anche grave, potendosi addirittura realizzare (sono i casi meno frequenti) una condizione pericolosa per la vita, con necessità di ricovero ospedaliero e di cure mediche.

Quali sono i segni della disidratazione?
Occhi infossati,
Sensazione di testa vuota, sonnolenza, letargia,
Aumento della sete,
Sensazione di secchezza e di appiccicaticcio della mucosa orale,
Perdita di elasticità cutanea,
Riduzione della produzione di urina (oliguria),
Riduzione della lacrimazione.

Decorso e sintomi
I sintomi della vera influenza intestinale spesso regrediscono nel giro di 24 a 48 ore, soprattutto se ci si astiene dal mangiare cibi solidi, facendo attenzione a bere abbondanti liquidi.Ai fini delle diagnosi differenziale va detto che solitamente le gastroenteriti causate da virus possono durare 1-2 giorni, quelle batteriche una settimana o più.
La gastroenterite spesso è definita influenza intestinale, ma non ha nulla a che vedere con l’influenza. L’influenza vera e propria colpisce l’apparato respiratorio, cioè il naso, la gola e i polmoni. La gastroenterite, invece, colpisce l’intestino, provocando sintomi come:
Diarrea acquosa, di solito senza presenza di sangue (il sangue, generalmente, indica un’infezione di natura diversa e più grave),
Crampi e dolore addominali,
Nausea e/o vomito,
Dolori muscolari o mal di testa sporadici,
Febbre lieve.
A seconda della causa i sintomi della gastroenterite virale possono apparire da uno a tre giorni dopo l’esposizione al virus e la loro gravità può variare. I sintomi di solito durano solo un giorno o due, ma in alcuni casi possono continuare anche per 10 giorni.
Poiché i sintomi sono simili, è facile confondere la diarrea di origine virale con quella causata dai batteri, come la salmonella e l’Escherichia coli (E. coli), o dai parassiti come la Giardia.
Trasmissione e pericoli
La gastroenterite virale è altamente contagiosa. I virus di solito possono essere trasmessi per esempio se non ci si lava le mani. Il contagio avviene quando si sta a stretto contatto con una persona infetta, ad esempio condividendo gli alimenti, le bevande o le stoviglie, oppure quando si assumono alimenti o bevande infetti. I norovirus, in particolare, si diffondono mediante contatto con le feci o il vomito di persone infette o attraverso l’acqua o gli alimenti contaminati (soprattutto ostriche o molluschi provenienti da acque contaminate).
Chi apparentemente sembra guarito e non manifesta sintomi può comunque contagiare gli altri, perché il virus può sopravvivere nelle feci fino a due settimane dopo la guarigione; inoltre il paziente può non manifestare sintomi pur essendo malato e può comunque contagiare altre persone.
Le epidemie di gastroenterite virale possono verificarsi in casa, negli asili, nelle scuole, negli asili nido, sulle navi da crociera, nei campeggi, nei collegi, nei ristoranti e in tutti quei luoghi dove si radunano molte persone. Se pensate di esservi esposti a un virus in uno di questi luoghi oppure di aver assunto alimenti infetti preparati in un ristorante, in gastronomia o in panetteria, vi consigliamo di contattare la vostra A.S.L., che terrà traccia dell’epidemia.
La disidratazione, cioè la grave perdita di acqua e di sali minerali essenziali, è la complicazione più grave e frequente della gastroenterite. Nel caso degli adulti sani che bevono abbastanza per reintegrare i liquidi persi con il vomito e la diarrea, la disidratazione non dovrebbe essere un problema.
Invece i neonati, gli anziani e le persone con problemi a carico del sistema immunitario possono disidratarsi gravemente se perdono più liquidi di quelli che riescono a reintegrare. Nel loro caso possono essere necessari il ricovero in ospedale e la somministrazione di flebo per reintegrare i liquidi. Nei casi estremi la disidratazione può portare alla morte.

Trattamento e Alimentazione

Più che farmaci (da riservare al giudizio del medico, e quindi alla sua personale valutazione del quadro clinico), sono utili rimedi naturali.
La reidratazione è la pietra miliare del trattamento dell’influenza intestinale, per tutte le età e per tutti i vari tipi di infezioni virali enunciate; va evitata la disidratazione e la perdita di sali minerali, bevendo liquidi ed apposite soluzioni reidratanti orali.
In fase acuta è necessario stare a riposo ed evitare di assumere cibi solidi, per far riposare il tubo digerente, fino alla regressione dei sintomi.
Passata la fase più critica si potrà riprendere una alimentazione fatta di con cibi leggeri e poco conditi, onde non appesantire lo stomaco, ovvero:
pane tostato ed alimenti secchi e privi di sale e zucchero (taralli semplici, fette biscottate, grissini),
pasta in bianco,
riso (senza scolarlo troppo, per non disperdere l’amido che si sprigiona con la bollitura, in quanto sostanza utile nella diarrea),
patate bollite (altro alimento ricco di amido),
passati di verdure (zuppa di carote in particolare, le carote possono anche essere consumate crude),
banane (hanno proprietà astringenti),
limone (uno dei condimenti più consigliati, date le sue proprietà astringenti); è infatti utile bere acqua naturale mescolata a succo di limone appena spremuto, tra l’altro utile rimedio antinausea,
carni magre, facilmente digeribili (meglio, quindi, se cotte al vapore), in particolare pollo,
pesce, anch’esso bollito o cotto al vapore; evitare il pesce grasso (es. il salmone) e prediligere quello azzurro, come il merluzzo,
parmigiano, formaggio facilmente digeribile e di alto valore nutrizionale.
I probiotici aiutano l’intestino a ripristinare le proprie difese.

Cibi da evitare e raccomandazioni
bevande bollenti o troppo calde (la temperatura troppo elevata può irritare le pareti intestinali)
cibi troppo elaborati, grassi e fritti, dolciumi, cibi piccanti o molto conditi,
latte e derivati del latte (formaggi, burro e yogurt) in quanto, nel corso della virosi, la mucosa intestinale è impoverita delle sostanze necessarie per la digestione di questi alimenti,
caffeina (azione irritante sulla mucosa intestinale),
alcol (azione disidratante),
fumo e bibite gassate.
Cautela nell’assunzione di farmaci, in particolare gli antinfiammatori (FANS).
Inutile l’assunzione di antibiotici, inefficaci contro i virus.
Astenersi dall’assunzione di antidiarroici, che potrebbero ritardare l’eliminazione dei virus, a meno che il medico non ne valuti l’effettiva necessità.

Quando chiamare il medico
Se siete un adulto, chiamate il medico in questi casi:
Non siete in grado di trattenere i liquidi per 24 ore,
Avete vomitato per più di due giorni,
Notate la presenza di sangue nel vomito,
Siete disidratati. Tra i sintomi della disidratazione troviamo:
sete eccessiva,
bocca secca,
urina di color giallo intenso,
minzione scarsa o assente,
grave debolezza,
vertigini o stordimento.
Notate la presenza di sangue nelle feci,
Avete più di 40 °C di febbre.
Andate immediatamente dal medico se vostro figlio:
Ha più di 39 °C di febbre,
Sembra letargico o molto irritabile,
Prova molto dolore o fastidio,
Ha del sangue nelle urine,
Sembra disidratato. È possibile controllare i sintomi della disidratazione nei neonati e nei bambini confrontando la quantità di liquidi assunti e di urine con quella solita.
Se avete un bambino molto piccolo ricordate che è normale che ogni tanto abbia rigurgiti, ma non che vomiti. I neonati vomitano per diversi motivi, e molti di essi richiedono l’intervento di un medico. Andate immediatamente dal medico se il vostro neonato:
Sta vomitando da diverse ore,
Non sporca il pannolino da più di sei ore,
Ha del sangue nelle feci o una diarrea grave,
Presenta una depressione nella fontanella, il punto non ossificato sulla parte superiore del capo,
Ha la bocca secca o non produce lacrime quando piange,
È più assonnato del solito oppure non reagisce normalmente agli stimoli.

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