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Omeopatia e fantascienza

La medicina omeopatica trae il suo nome da una pratica della medicina nata alla fine del XVIII secolo da parte del medico tedesco Hahnemann, ipotizzando il principio di similitudine del farmaco (similia similibus curantur), secondo cui il rimedio per una determinata malattia sarebbe dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata: tale sostanza, una volta individuata, viene somministrata al malato in una quantità fortemente diluita, la cui diluizione è definita come “potenza”. In base alle direttive europee recepite nella legislazione italiana (direttiva 92/73/CEE, D.L.vo 185/95, legge 347/97, D.L.vo 24 aprile 2006, n.219) si definisce omeopatico “ogni medicinale ottenuto a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità Europea; un medicinale omeopatico può contenere più sostanze”.
Ma funziona l’omeopatia? Al di là della mia personale opinione lasciamo parlare i fatti: ad oggi non è stato dimostrato con alcuna pubblicazione su riviste internazionali del calibro di “Nature”, di esperimenti scientifici su prodotti omeopatici in doppio cieco, ovvero dove sia il medico sia il paziente non sapevano se si somministra un placebo o il rimedio omeopatico vero e proprio, abbiamo dato risultati scientificamente validi e riproducibili. Tutti i risultati positivi che decantano i sostenitori dell’omeopatia derivano esclusivamente dall’effetto placebo, cioè da quella serie di reazioni dell’organismo ad una terapia non derivante dai principi attivi ma dalle attese dell’individuo; l’effetto placebo è fortemente influenzato dalla personalità, l’atteggiamento del medico, nonchè dalle aspettative del paziente. In pratica, credo che questa cosa mi faccia bene, la prendo e mi sento subito meglio anche se conteneva solo acqua.
Ma torniamo al primo paragrafo sulle diluizioni su cui si basa l’omeopatia su un’altra breve riflessione: tutta la medicina occidentale si basa sul meccanismo farmaco-recettore (per semplicità si può dire che un principio attivo a contatto con una cellula è in grado di indurre delle reazioni chimiche all’interno della stessa portando ad un determinato effetto). Un prodotto omeopatico arriva a diluizioni che la povera particella di sodio presente in un famoso spot che si chiedeva “c’è nessuno?” non potrebbe nemmeno porsi la domanda in quanto non ci sarebbe neanche lei: una diluizione media omeopatica è nell’ordine di una goccia di sostanza in una quantità di acqua pari a quella presente nell’Oceano Atlantico. I sostenitori richiamano una teoria pseudoscientifica chiamata memoria dell’acqua e la pratica di un particolare modo di scuotere il recipiente in cui si preparano le diluizioni per giustificare la potenza del rimedio omeopatico.
E’ sufficiente fare un giro su internet per approfondire la questione di parole chiave come succussione o diluizione per cui non mi dilungherò oltre. Ovviamente tutte teorie mai dimostrate e prive di ogni rigore scientifico.
Sono consapevole che molti di voi non saranno d’accordo su quanto sopracitato, per cui sarò lieto di replicare alle vostre critiche o poter precisare in questa rubrica in merito ai dubbi che mi invierete in email su: info@iconsiglidelfarmacista.it

*fonte: wikipedia

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