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Adattogeni e stress: un po’ di “spirito di adattamento” dalle piante (parte I)

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Il termine “adattogeno” è stato coniato nei primi anni ’60 da uno scienziato russo in riferimento a quelle sostanze in grado di aumentare la resistenza dell’organismo a stress di varia natura, sulla base di una teoria definita “sindrome di adattamento generale” avanzata da Hans Selye, endocrinologo austriaco. Hans sosteneva che lo stress inducesse l’organismo attraverso tre stadi: reazione d’allarme, che coincide con la mobilitazione di risorse per far fronte ai fattori di stress, resistenza, che consiste nell’utilizzo delle risorse attraverso la produzione di risposte ormonali specifiche, ed esaurimento. Questa fase inizia quando l’organismo percepisce il pericolo come finito o quando le energie cominciano a venir meno ed è caratterizzato dalla comparsa di diversi disturbi somatici.

All’interno di questo contesto, gli adattogeni agiscono attraverso una stimolazione “morbida” del complesso neuroendocrino e immunitario (noto anche come “stress-sistema”). Tale effetto “soft” degli adattogeni, mediante una somministrazione ripetuta, determina una diminuzione degli effetti nocivi di vari fattori di stress.

Molte delle sostanze definite adattogene sono contenute nelle piante. Tra queste figurano, ad esempio, il ginseng (Panax ginseng L.), l’eleuterococco o ginseng russo (Eleutherococcus senticosus Maxim.), la rodiola o ginseng siberiano (Rhodiola rosea L.), ma anche l’ashwagandha o ginseng indiano (Withania somnifera L.) e la schisandra dalla Cina (Schisandra chinensis Turcz, Baill.). Quest’ultima è stata oggetto degli studi clinici più antichi (tra il 1943 e il 1967). La ricerca si è poi concentrata su eleuterococco (a partire dalla metà degli anni ’60), ginseng e rodiola. Dai primi anni 2000, la pianta con proprietà adattogene più studiata è proprio la rodiola, una crassulacea che cresce ad alta quota e nei climi freddi in Asia ed Europa. La sua radice è stata a lungo impiegata in Scandinavia e Russia per trattare una serie di problemi di salute, tra cui mal di testa, depressione da lieve a moderata, influenza e ansia. Il principio attivo chiave, la rodosina, inibisce un enzima deputato alla degradazione dei neurotrasmettitori, suggerendo una potenziale attività di tipo antidepressivo.

L’azione adattogena delle piante sopra citate, ad oggi, può essere caratterizzata come una risposta non specifica, cioè una risposta indotta a tutti i fattori di stress (biologici, chimici, fisici); un effetto generale, nel senso che non ha come target un organo, una funzione fisiologica o una patologia in particolare; un’azione normalizzante, che mira a mantenere uno stato di equilibrio, cioè la costanza o la stabilità di parametri del nostro organismo come la temperatura corporea, il livello di glucosio e così via.

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