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Alimentazione,  Editoriali

Integratori alimentari: come e quando ha senso usarli (parte II)

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Esistono alcuni campi di applicazione in cui gli integratori sono sicuramente utili a migliorare la nostra vita. Tuttavia, anche all’interno di uno stesso ambito di utilizzo esistono situazioni in cui l’integratore funziona e altre in cui non produce particolari effetti positivi.

VALUTAZIONE DEI CASI SPECIFICI

Sport

Con lo sviluppo dello sport amatoriale si è ampiamente diffusa l’abitudine di assumere integratori per supportare al meglio la propria passione, il più delle volte senza cognizione di causa. Come è dimostrato da una serie di studi, il reintegro salino è essenziale in attività fisiche della durata superiore alle quattro ore. Ne consegue che l’assunzione di integratori salini qualora si sostengano sforzi per una durata pari o inferiore alle due ore risulti ingiustificata; in tal caso è sufficiente reidratarsi con acqua.
Per quanto riguarda gli integratori volti a migliorare il recupero dell’atleta (come gli aminoacidi ramificati) il discorso è analogo. In linea di massima si può affermare che gli integratori servono per recuperare meglio se lo sforzo è superiore ai 90 minuti e il numero di ore settimanali di attività fisica effettiva è superiore alle sei ore.

Invecchiamento

L’impiego di integratori per rallentare gli effetti del tempo si basa principalmente su sostanze antiossidanti, che presentano, però diversi limiti. Innanzitutto si deve tener conto che la capacità di combattere i radicali liberi, prodotti di rifiuto delle reazioni metaboliche del nostro organismo, diminuisce con l’età; pertanto, è inutile per un giovane di 20 anni assumere antiossidanti. Ha sicuramente più senso iniziare trattamenti anti-età a partire dai 35-40 anni. Le ricerche più ottimistiche indicano che è possibile rallentare di un terzo l’invecchiamento attraverso l’impiego di antiossidanti a partire proprio da questa fascia di età. Ciò significa che 10 anni possono essere ridotti a meno di 7 dal punto di vista dello scorrere del tempo.
Al contrario di quanto accade per lo sport, nella lotta all’invecchiamento sarebbe opportuna una maggior sollecitazione dei soggetti a un’integrazione, che in questo ambito potrebbe essere veramente utile. Anche se è possibile incrementare il peso nutraceutico di molti importanti alimenti nella nostra alimentazione, per alcune sostanze (come la vitamina E) non è possibile avere quantità interessanti se non ricorrendo all’integrazione.

Regimi dietetici

Con il dilagare del sovrappeso e il conseguente ricorso a diete a volte troppo drastiche, va da sé che si renda necessaria, per chiunque segua una dieta per il controllo del peso, l’adozione di un piano di integrazione alimentare che fornisca i micronutrienti che un’alimentazione troppo stretta non è in grado di offrire. Per questo dietologi, farmacisti e medici di base tendono a consigliare un multivitaminico a basso dosaggio in abbinamento al nuovo regime alimentare.

Patologie

Gli integratori alimentari sono un supporto validissimo in molte patologie. La ricerca è ormai concorde nel sottolinearne la validità dell’impiego (per esempio il palmetto seghettato nell’ipertrofia prostatica, i fitosteroli nella ipercolesterolemia o gli antiossidanti nella maculopatia senile). In genere l’integrazione è utile quando affianca una cura efficace, potenziandola, non lo è quando è l’unica soluzione proposta.

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