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I “super frutti” hanno davvero una marcia in più? (Parte I)

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Il melograno, l’açaí, il noni e la bacca di goji sono ormai superati. Ecco alcuni degli ultimi “super frutti” che vengono promossi a gran voce come straordinarie fonti di antiossidanti. Se diamo retta agli addetti al marketing, consumarli come alimenti o integratori contribuirebbe a prevenire o addirittura curare una vasta gamma di patologie: da malattie cardiache, ipertensione, cancro e diabete ad artrite, depressione, problemi della pelle, osteoporosi ed emorroidi.

BAOBAB (Adansonia digitata)

La polpa essiccata ricavata dai frutti di questo albero dell’Africa occidentale viene venduta come integratore alimentare (in polvere e capsule) e viene aggiunta ad alcune barrette energetiche, succhi e caramelle gommose. Secondo un articolo pubblicato nel Critical Reviews in Food Science and Nutrition nel 2009, la polpa è particolarmente ricca di vitamina C (da 45 a 145 milligrammi per oncia, ovvero ogni 28 grammi di frutto [il valore giornaliero raccomandato è di 60 milligrammi]) e altri antiossidanti. Il baobab è anche ricco di fibre solubili, potassio e altri minerali ed è una fonte inaspettata di calcio. Il frutto, le foglie e i semi dell’albero sono tradizionalmente usati per il trattamento di malaria, febbre, tosse, diarrea, asma, allergie e infiammazioni. Ma a parte la presenza di uno studio su una rivista senegalese del 1997 sull’uso del baobab per la diarrea nei neonati, non sono stati pubblicati altri studi sulle persone.

CAMU-CAMU (Myrciaria dubia)

Le acerbe bacche rosse prodotte dai cespugli del cosiddetto camu-camu, nativo della foresta pluviale amazzonica, sono caratterizzate da una concentrazione in vitamina C estremamente alta, da 500 a 860 milligrammi ogni 28 grammi (molto più di quanto chiunque abbia bisogno). Le bacche sono anche ricche di antociani, quercetina e altri antiossidanti. In un piccolo studio pubblicato nel Journal of Cardiology nel 2008, condotto su soggetti fumatori, è stata rilevata una significativa riduzione dei marcatori di infiammazione e stress ossidativo associati a malattie cardiovascolari in coloro che hanno bevuto il succo estratto da camu-camu per una settimana, rispetto ai soggetti che hanno assunto solo vitamina C, suggerendo che anche qualche altro composto, oltre alla vitamina C, ne fosse responsabile. Tuttavia, non vi sono evidenze scientifiche circa il potenziale effetto preventivo o curativo di queste bacche verso le malattie cardiache.

Fonte: www.berkeleywellness.com

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