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Fitoterapia VS Omeopatia: chi vince?

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Una domanda che in molti si pongono: i termini “fitoterapia” ed “omeopatia” possono essere usati come sinonimi?

La risposta è no.

Le due parole infatti esprimono dei concetti molto diversi.

Spesso si pensa erroneamente che le due discipline siano connesse, in quanto entrambe facenti parte di quella che è nota come medicina “alternativa” o “naturale”. Ma in realtà così non è.

L’omeopatia, che può essere definita come una vera e propria “dottrina medica”, fu elaborata dal medico tedesco Hahnemann all’inizio dell’ottocento. L’elemento che sta alla base dell’omeopatia è rappresentato “dall’energia vitale”, che tiene in equilibrio i rapporti tra tutte le varie parti del corpo. L’omeopatia cerca di imporre prepotentemente il “principio dei simili”, ovvero che ogni male possa essere curato utilizzando il male stesso. Questo ramo della medicina alternativa asserisce che, alle giuste dosi, i vari medicamenti possano sviluppare nel paziente sintomi simili a quelli provocati dalla patologia e che quindi impiegando dosi infinitesimali del farmaco si possa combattere la malattia stessa.

E proprio qui sta il nodo centrale: le concentrazioni delle sostanze attive, ovvero dei principi attivi (cioè quelle molecole che svolgono l’azione farmacologica), all’interno dei prodotti omeopatici.

Le materie prime di partenza sono nel 50% dei casi di origine vegetale, animale o minerale nella rimanente metà. Il primo passaggio è quello della preparazione della tintura madre della sostanza di cui si vuole ottenere il prodotto omeopatico. La tintura madre è un preparato liquido ottenuto per estrazione mediante solvente (solitamente una soluzione idroalcolica) dei principi attivi contenuti nella droga, che in ambito farmaceutico ha un significato completamente diverso da quello che comunemente gli viene attribuito, infatti con il termine droga si intende quella parte della pianta che contiene la sostanza attiva che vogliamo utilizzare (radici, corteccia, foglie, ecc). Nell’omeopatia la fase successiva è rappresentata dalle diluizioni, ovvero prendere una piccolissima porzione della tintura madre e disperderla in una grande quantità di veicolo, ossia una sostanza inerte senza alcuna attività farmacologica (liquida o solida). Il veicolo può essere il saccarosio, utilizzato in quelle piccole sfere chiamate granuli e globuli (entrambe sublinguali), il burro di cacao o gliceridi semisintetici nel caso delle supposte, l’alcol nelle fiale per uso orale, la vasellina o un binomio di vasellina e lanolina nelle pomate per uso topico.

Questo processo di diluizione viene ripetuto più e più volte, riducendo di volta in volta la concentrazione delle sostanze attive.

Per dare un’idea di quanto viene diluito il principio attivo facciamo l’esempio di una diluizione molto elevata, la 50 millesimale (LM o 50M): in questo caso abbiamo ad ogni passaggio una diluizione principio attivo/veicolo pari a 1/50000. Il che si traduce nel prendere un grammo di tintura madre contenente il farmaco e disperderlo in 50 chili di veicolo, e questo solo ad un passaggio. Della “miscela” formatasi verrà poi preso un grammo e mescolato con altri 50 chili di veicolo, e questo sarà ripetuto più e più volte.

In tempi brevi possono essere preparate diluizioni fino alla centomillesima e alla milionesima.

Alla luce di queste nozioni, come è possibile non domandarsi: ma quindi, alla fine del ciclo produttivo, la sostanza attiva c’è nel prodotto omeopatico?

Anche in questo caso, la risposta è no.

Motivo per il quale dietro alle confezioni di “farmaci” omeopatici troviamo la dicitura “il prodotto non possiede azione scientificamente dimostrata”.

Gli omeopati hanno provato a darsi una spiegazione: anche se il principio attivo non c’è il prodotto omeopatico funziona lo stesso, in quanto il veicolo impiegato “ricorda” il contatto avuto con il principio attivo stesso.

Questa è la differenza fondamentale che distingue l’omeopatia dalla fitoterapia.

Nella fitoterapia le molecole attive ci sono e quindi anche l’azione farmacologica è scientificamente dimostrata.

Nella fitoterapia non esiste il processo delle diluizioni, ciò significa che il prodotto fitoterapico contiene la stessa quantità di principio attivo che è stata estratta dalla droga vegetale di partenza.

Per questo non si dovrebbero mai confondere i due termini e non si dovrebbe mai pensare che omeopatia e fitoterapia sono uguali in quanto entrambe “curano usando sostanze naturali”.

La natura è stata in grado di donarci sostanze attive molto importanti, che per anni abbiamo utilizzato e tuttora utilizziamo per contrastare diversi tipi di patologie.

E’ fondamentale però che tali sostanze siano presenti nel prodotto farmacologico da somministrare.

Altrimenti, senza andare a cercare niente di particolarmente costoso e ricercato, può andar bene della semplice acqua.

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