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Amici Pet effetti collaterali

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Cosa può renderci più tranquilli e rilassati di stare seduti in poltrona nel relax più totale accarezzando il proprio gatto o il proprio cane?

In realtà è fondamentale conoscere alcune norme precauzionali importanti per salvaguardare la nostra salute quando si vive insieme ad un amico a quattro zampe.

Molte sono infatti le infezioni che possono provocare morsi o graffi dei nostri animali, soprattutto quando vivono anche all’esterno delle mura domestiche, come avviene spesso nei luoghi di campagna.

Una delle infezioni più temute è la Toxoplasmosi, una zoonosi provocata da un protozoo, il Toxoplasma gondii. Questo parassita intracellulare vive e si riproduce nel tratto intestinale del gatto. Le oocisti, ovvero le forme iniziali del ciclo vitale del patogeno, vengono emesse con le feci dei gatti infetti per periodi limitati (alcune settimane). L’animale a tal punto risulta immunizzato e non manifesta la malattia. Le oocisti nell’ambiente esterno sono molto resistenti e possono essere ingerite da altri animali che rappresentano gli ospiti intermedi, come gli uccelli e l’uomo.

Nell’ospite intermedio infestato le larve del parassita si localizzano a livello della muscolatura e in vari altri tessuti, inclusi gli invogli fetali e il sistema nervoso centrale. Negli animali infatti il toxoplasma è un’importante causa di aborto, soprattutto nei ruminanti.

L’uomo può infettarsi attraverso il consumo di carne poco cotta contaminata da cisti, ma le oocisti del T. gondii possono trovarsi anche nei vegetali, nell’acqua e nel suolo contaminati da escrementi di gatti infetti.

Si stima che circa il 50-80% della popolazione europea sia infetta.

La maggior parte delle infezioni dell’uomo sono asintomatiche o con sintomi moderati che determinano lo sviluppo di una immunità duratura, ma se l’infezione viene contratta da donne durante il primo trimestre di gravidanza può determinare aborto o lesioni cerebrali congenite nel feto. Il Toxoplasma è riconosciuto come un rischio grave per la salute umana, da affrontare in sede di ispezione delle carni nei mattatoi per controllarne la diffusione. In Italia nel periodo tra il 2009 e il 2013 ci sono stati quasi 3000 ricoveri per toxoplasmosi, con un numero di decessi per anno che varia da 31 a 42.

Mai sentito parlare della “malattia da graffio del gatto”?

La patologia, il cui nome scientifico è Bartonellosi, è causata da batteri appartenenti al genere Bartonella. Questo microrganismo si adatta bene a molte specie di mammiferi che fungono da serbatoio, senza particolari manifestazioni cliniche ma batteriemia intraeritrocitaria. L’ampio spettro d’ospite, la diversità dei vettori, le limitazioni associate alle diagnosi e l’ecosistema in continua evoluzione rendono questo batterio particolarmente evoluto.

L’infezione nell’uomo può essere causata solo da alcune specie: B. quintana, che è responsabile dell’angiomatosi bacillare, di lesioni vascolari proliferative in individui immunocompromessi e talvolta endocarditi; B. henselae e B. clarridgeiae sono diffuse da morsi e graffi di gatto. La Malattia da graffio del gatto è una delle più diffuse infezioni dell’uomo causate da Bartonella Henselae. Il serbatoio, ovvero il “portatore sano”, è il gatto, nel quale la patologia decorre per lo più asintomatica. Il contagio all’uomo può avvenire sia in maniera diretta mediante graffi o morsi sia con trasmissione orizzontale, ovvero tramite vettore come la pulce del gatto (Ctenocephalides felis).

Altro nemico che può venirci incontro quando si hanno animali domestici è la campilobatteriosi, malattia provocata da batteri appartenenti alla famiglia delle Campylobacteriaceae e nello specifico C. jejuni e C. coli sono le principali cause di infezione alimentare per l’uomo. Il più importante serbatoio è rappresentato dal tratto intestinale di uccelli, mammiferi domestici e selvatici.

La specie maggiormente associata all’infezione nell’uomo è il C. jejuni, che si trasmette non solo in seguito a ferite provocate dagli animali domestici ma anche al consumo di carne e latte contaminati.

La manifestazione della patologia è caratterizzata da una sintomatologia gastroenterica con diarrea, nausea, dolori addominali e mal di testa. Alla campilobatteriosi sono associati anche quadri clinici sia a breve che a lungo termine talvolta anche di notevole gravità, come la sindrome del colon irritabile e la sindrome di Guillain Barrè, malattia a base autoimmune nella quale le cellule immunocompetenti attaccano il sistema nervoso periferico, provocando debolezza muscolare e nei casi più gravi paralisi e problemi cardiaci.

Nell’ambito delle zoonosi, la campilobatteriosi è considerata prioritaria in quanto prima in assoluto in Europa come numero di casi dal 2005.

Nel 2013 in Europa sono stati notificati 214.784 casi mentre nello stesso anno in Italia i casi segnalati sono stati 1.178.

Queste sono solo alcune delle infezioni più comuni che i nostri amici con la pelliccia possono trasmetterci, in quanto non sono state prese in considerazione anche tutte quelle malattie che vengono trasmesse in maniera indiretta tramite pulci e zecche che avevano precedentemente punto un animale infetto.

Come sempre la prima regola fondamentale è l’igiene, assicurarsi di lavarsi sempre bene le mani dopo la pulizia del proprio gatto o del proprio cane ma anche di cucce e lettiere, avere cura di igienizzare i pavimenti e tutti gli accessori del nostro piccolo amico, dalle coperte ai giocattoli.

Se vuoi che siano i tuoi migliori amici… prenditi sempre cura di loro.

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