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Fasi Rem e non-Rem

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*Il sonno come qualunque altra attività corporea può essere monitorato mediante alcuni strumenti diagnostici.

Gli strumenti che vengono comunemente utilizzati per valutare la struttura del sonno sono l’elettroencefalogramma che mostra l’attività cerebrale sotto forma di onde elettriche, l’elettrooculogramma che registra i movimenti elettrici in onde come per l’esame precedente, ed infine l’elettromiogramma che registra l’attività muscolare. Altri parametri corporei possono completare le caratteristiche fisiche che assume il corpo durante il sonno come la misurazione della pressione arteriosa e temperatura corporea.

Ma vediamo come si è arrivati a quanto conosciamo oggi sul sonno.

Nel 1953 Eugene Aserinsky e Nathaniel Kleitman scoprirono la presenza dei movimenti oculari rapidi durante il sonno (REM: Rapid Eye Movement); questa semplice osservazione permise di differenziare il sonno in una fase REM (con movimenti oculari rapidi) e in una fase non REM (fase NREM).

Nel 1963 Kleitman e Dement descrissero per la prima volta l’alternanza, durante il periodo di sonno, del sonno REM e NREM in cicli, introducendo il concetto di architettura del sonno.

Nel 1968 Rechtschaffen e Kales basandosi sull’analisi dei parametri elettroencefalografici, elettromiografici ed elettrooculografici classificarono il sonno in 5 stadi: 4 stadi NREM (stadio 1; stadio 2; stadio 3; stadio 4) ed uno stadio REM.

Le fasi del sonno

L’ipnogramma è il grafico rappresentativo delle differenti fasi del sonno. Il sonno REM (in rosso) è più frequente prima del risveglio.

Il sonno presenta un’alternanza regolare di fasi non-REM e REM costituita da cicli di durata simile tra loro. Dopo l’addormentamento il soggetto passa progressivamente dallo stadio 1 del sonno non-REM allo stadio 4, dopodiché ritorna fino allo stadio 3 o allo stadio 2 e quindi, tra i 70 e i 90 minuti dopo l’addormentamento, si verifica la prima fase di sonno REM che dura circa 15 minuti. Alla fine della prima fase di sonno REM si conclude il primo ciclo che dura all’incirca dagli 80 ai 100 minuti. Dopo il primo ciclo, se ne susseguono altri di durata piuttosto costante ma dove il sonno REM tende ad aumentare in durata a scapito del sonno non-REM, in particolare degli stadi 3 e 4 (sonno profondo) che si fanno più brevi. Durante la notte, alla fine, il sonno REM costituisce circa il 25% della durata totale del sonno. È possibile che tra i vari cicli vi siano momenti di veglia. Il periodo di sonno viene rappresentato graficamente mediante gli ipnogrammi che illustrano il succedersi delle fasi di veglia e sonno in rapporto al tempo. Una più recente classificazione degli stadi del sonno ha abolito la distinzione tra stadio 3 e 4, accorpandoli in un unico stadio di sonno profondo, denominato N3.

Durante la veglia l’EEG alterna fondamentalmente tra due pattern. Un pattern chiamato di “attivazione” (o pattern desincronizzato) caratterizzato da onde di basso voltaggio (10-30 microvolt) ed alta frequenza (16–25 Hz) ed un secondo chiamato “attività alfa” caratterizzato da onde sinusoidali di 8–12 Hz. L’attività alfa è tipicamente presente ed abbondante quando il soggetto è rilassato ad occhi chiusi. Il pattern di attivazione è presente quando il paziente è in stato di attenzione ad occhi aperti. I movimenti oculari sono sia rapidi che lenti e il tono muscolare è medio-alto.

Durante lo stadio 1 l’attività alfa diminuisce, il pattern di attivazione scarso, L’EEG è costituito principalmente da onde di basso voltaggio di frequenza mista tra i 3–7 Hz. I movimenti degli occhi sono ancora presenti ma lenti, rotanti e oscillatori (non in opposizione di fase come nella fase REM). L’elettromiogramma mostra una attività tonica persistente benché di intensità inferiore rispetto alla veglia.

Nello stadio 2 è presente una attività di fondo di voltaggio relativamente basso, con frequenza variabile ma vicina alle onde theta (3–7 Hz). Lo stadio 2 è caratterizzato dalla presenza di due componenti, i cosiddetti complessi K e i fusi del sonno (o spindles). Questi ultimi di provenienza talamica, mancano nell’insonnia familiare letale, malattia mortale per la privazione del sonno. I movimenti degli occhi sono lenti, mentre l’EMG si riduce ulteriormente.

Nello stadio 3 il 20% – 50% di ogni epoca (convenzionalmente un periodo di registrazione EEG di 30 sec.) deve contenere attività Delta ovvero onde EEG di grande ampiezza (>75 microvolt) e bassa frequenza (circa 0,5 – 4 Hz). Il tono muscolare in questo stadio è lievemente ridotto ed i movimenti degli occhi praticamente assenti. I fusi del sonno possono presentarsi oppure no, mentre sono presenti i complessi K, sebbene spesso siano difficilmente distinguibili dalle onde delta.

Lo stadio 4 è caratterizzato dalla presenza di onde delta, che qui raggiungono la massima ampiezza e la minima frequenza, per più del 50% di ogni epoca. Come per lo stadio 3, i fusi possono essere assenti o presenti mentre i complessi K sono presenti, ma pressoché irriconoscibili dal ritmo delta di fondo. I movimenti degli occhi non sono presenti mentre persiste uno stato di attivazione muscolare tonica molto basso. In questa fase l’attività metabolica del cervello è ridotta (minor consumo di ossigeno e glucosio). Se il soggetto si sveglia in questa fase può rimanere confuso per qualche minuto.

Lo stadio REM infine è caratterizzato da un EEG a basso voltaggio con frequenze miste. L’EEG del sonno REM ricorda molto quello dello stadio 1 se non per le caratteristiche scariche di onde con la caratteristica morfologia a ‘dente di sega’. Compaiono le onde PGO (ponto-genicolo-occipitali), l’attività dell’ippocampo si fa sincronizzata con la comparsa di onde theta. Lo stadio prende il nome dai i movimenti oculari rapidi e per il basso tono dei muscoli mentonieri. Inoltre questa fase è caratteristica per la paralisi dei muscoli (per evitare di mimare i sogni) e perché è quella in cui si verificano prevalentemente i sogni. Il cervello consuma ossigeno e glucosio come se il soggetto fosse sveglio e stesse svolgendo un’attività intellettuale. Se ci si sveglia in questa fase si è perfettamente orientati. Questo stadio è caratterizzato anche da un controllo più impreciso delle funzioni vegetative dell’organismo, infatti la pressione arteriosa aumenta e subisce sbalzi, la frequenza cardiaca aumenta e possono comparire extrasistoli, aumenta la frequenza respiratoria che si fa più irregolare inoltre è in parte compromessa la termoregolazione. Si possono verificare erezione del pene nell’uomo e modificazioni genitali nella donna. Il sonno REM tende a ridursi con l’avanzare dell’età e raggiunge un picco all’età di 1 anno per poi diminuire in favore del sonno non-REM.5 fasi sonno

Concludo ringraziando*Wikipedia poichè la parte descrittiva è stata ben argomentata e riassunta dagli autori ed è stata liberamente utilizzata a fini didattici in questo articolo.

 

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