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Le malattie dell’orecchio (terza parte)

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foto acufeniAcufeni

L’acufene, o tinnitus, non è una malattia o una patologia, ma un disturbo caratterizzato dalla percezione di suoni non legati a stimoli esterni. Da studi epidemiologici recenti viene riportato che l’acufene è un sintomo frequente, infatti il 20% della popolazione generale ne ha esperienza. Per il 5% per cento costituisce disabilità e nell’1-2% determina un handicap con forti ripercussioni sulla qualità della vita.

L’acufene è la sensazione uditiva di rumore, ronzio, fischio che non proviene dall’esterno e che è avvertita, nella maggioranza dei casi solo dal soggetto.

Questo dato porta alla prima divisione degli acufeni: -acufene soggettivo o “acufene propriamente detto” -acufene oggettivo o “somato-sound” nei casi in cui il ronzio, il fischio è avvertito anche all’esterno.

Cause

Gli acufeni vanno intesi come la percezione da parte del cervello di stimoli acustici endogeni, cioè non provenienti dall’esterno. Questa percezione è dovuta principalmente a una o più delle seguenti cause:

  • Deficit uditivi. L’acufene può essere il sintomo di processi patologici a carico dell’orecchio, provocati da irritazioni, da traumi, da fattori genetici, da processi degenerativi legati all’età dall’utilizzo di farmaci ototossici che possono colpire l’orecchio interno sia nella sua porzione uditiva che in quella vestibolare. I deficit uditivi rappresentano la causa principale dell’insorgenza degli acufeni.
  • Fattori psicologici. Alcune situazioni particolarmente stressanti possono portare all’insorgenza dell’acufene. Inoltre, come in un circolo vizioso, l’acufene può peggiorare a sua volta lo stato psicologico di chi ne soffre.
  • Origini somatiche. Apparentemente non hanno nulla a che vedere con l’ udito , ma comunque consentono all’orecchio di percepire rumori prodotti in altri distretti come all’interno di un vaso sanguigno (per esempio, in presenza di stenosi della arterie del collo o di malformazioni cardiache), delle articolazioni temporomandibolari o di una struttura muscolare (per esempio, nei casi di contrazione dei muscoli dell’orecchio medio o del palato). Recentemente si è scoperto che alterazioni cranio-cervicali e temporo-mandibolari possono dare origine ad acufeni non tanto perché tali alterazioni producono rumori ma perché generano stimoli elettrofisiologici che si trasmettono alle vie nervose uditive: vengono definiti «somatosensoriali».

I soggetti affetti da acufene sono tantissimi e la risposta a questi sintomi è molto diversificata, infatti alcuni riferiscono di convivere tranquillamente con tale manifestazione, mentre per altri il sintomo è insopportabile e sono alla continua ricerca di una cura.

L’incidenza del sintomo è molto rilevante. E’ stata dimostrata una prevalenza nella popolazione con età superiore ai 65 anni e di sesso maschile. Il sintomo è avvertito in entrambe le orecchie e al centro della testa.

Diagnosi

Nonostante esistano numerosi test diagnostici per accertare il ronzio agli orecchi, risulta piuttosto complesso risalire alla causa d’origine. I test diagnostici più utilizzati sono: esame audiometrico, test di movimento, test di imaging. Tali test stabiliscono principalmente se si tratta di acufeni da causa uditiva o da acufeni da causa extra-uditiva, e poi servono per la localizzazione topografica della sede del danno. La sede può essere: – periferica – orecchio medio, orecchio interno – centrale – tronco encefalico, corteccia cerebrale.

I test utilizzati sono l’Audiometria tonale e vocale, l’impedenzometria completa di timpanometria e reflessometria con test di Metz, l’audiometria sopraliminare, i potenziali evocati uditivi tronco-encefalici; le otoemissioni acustiche spontanee evocate e prodotti di distorsione, il Pitch-match, il Loudness- match. MML, IR, LDL. Concludono i test questionari che indagano il vissuto soggettivo, psicologico ed emotivo del soggetto.

Cura

Una volta accertata la causa (o l’insieme di cause) che ha scatenato l’acufene, è possibile passare all’insieme di terapie più adeguate per il tipo di problema. Poiché le cause dell’acufene sono diverse da individuo a individuo, è necessario impostare una terapia specifica e personalizzata per ogni singolo paziente. È dunque obbligatorio consultare uno o più specialisti per la valutazione della terapia (o del mix di terapie) più indicate per ogni caso. L’obiettivo primario è però quello di rendere sopportabile il disturbo. In generale, ci sono a disposizione numerose tipologie di trattamento, più alcuni rimedi ancora in fase di studio.

La cura degli acufeni ha visto nel corso degli anni diverse terapie (farmaci vasoattivi, benzodiazepine, antistaminici, antibiotici in caso di infezioni e l’accurata pulizia delle orecchie volta alla rimozione dei tappi di cerume per alleviare il ronzio), che non hanno ottenuti risultati significativi. La cura per il ronzio alle orecchie è possibile solo quando si identifica la causa scatenante. Se così non fosse, i farmaci mirano esclusivamente ad alleviare il ronzio.

Oggi la terapia che ha dimostrato maggiori risultati è la Tinnutus Retraining Therapy o TRT, basata sul modello neurofisiologico senza l’utilizzo di farmaci. Tale terapia va a sopprimere la connessione tra il sistema Uditivo-Limbico e quello nervoso, in modo da ridurre l’entità dell’acufene percepito. In un gran numero di casi scompare totalmente. La TRT dura dai 18 ai 30 mesi e si articola come segue: – sedute di counseling: colloqui che si sviluppano in prima seduta che segue l’accertamento diagnostico e in sedute successive a un mese, a due mesi e poi ogni tre mesi. In questi colloqui si spiega anche la terapia TRT – Sound-Therapy: questa terapia del suono è incentrata sull’arricchimento sonoro, sull’applicazione di protesi acustiche (solo se è associata ad ipoacusia ) e dall’applicazioni di generatori personalizzati.

 

foto vertiginiVertigini

Le cause delle vertigini possono essere diverse. Possono essere sintomi di patologie specifiche; le più frequenti sono quelle a carico del labirinto dell’orecchio (l’organo dell’equilibrio) come la labirintite e la sindrome di Ménière. Altre cause scatenanti del disturbo sono le malattie cerebrovascolari come l’arteriosclerosi, disturbi della  pressione , infiammazioni a carico dell’orecchio interno, infezioni della mucosa nasale o laringea, disturbi della cervicale, emicrania, epilessia.

Sintomi delle vertigini 

Le vertigini possono dare sensazione di pienezza auricolare, momentanea sordità, cui si associa la sensazione di rotazione dell’ambiente circostante (vertigine oggettiva) oppure di rotazione del soggetto rispetto all’ambiente (vertigine soggettiva). Ci può essere senso di soffocamento, aumentata sudorazione, tachicardia.

Cause 

Le cause delle vertigini possono essere diverse. Possono essere sintomi di patologie specifiche; le più frequenti sono quelle a carico del labirinto dell’orecchio (l’organo dell’equilibrio) come la labirintite e la sindrome di Ménière. Altre cause scatenanti del disturbo sono le malattie cerebrovascolari come l’arteriosclerosi, disturbi della  pressione , infiammazioni a carico dell’orecchio interno, infezioni della mucosa nasale o laringea, disturbi della cervicale, emicrania, epilessia.

A queste si aggiungono cause che possono riguardare un determinato momento di vita che si sta vivendo e che genera particolari tensioni muscolari, ricorrenti emicranie disturbi cardiocircolatori. Si parla spesso di ”  vertigine cervicale “, in quanto spesso i sintomi sono legati a lesioni cervicali.

Diagnosi  

La diagnosi di solito passa per l’esame cocleo-vestibolare attraverso cui si va ad analizzare l’equilibrio e la funzione uditiva. L’esame diagnostico prevede anche l’individuazione della vertigine come sintomatologia che differisce molto dal capogiro. Nel secondo caso infatti siamo davanti a un disturbo di origine metabolica o cardiaca, mentre le vertigini hanno origine in problemi dell’otoiatra o neurologico.

Cure

Spesso determinante è l’approccio allo stile di vita, che permette spesso di diminuire sensibilmente l’impatto del disturbo.

Tra i farmaci, uno dei più usati è la proclorperazina (Stemetil®) che contribuisce ad alleviare i sintomi delle vertigini e della nausea.

Poiché l’ansia interferisce con il processo di compensazione dell’equilibrio è importante curare il prima possibile il disturbo ansioso e/o depressivo, per permettere al cervello di compensare un eventuale danno vestibolare. L’ansia acuta può essere curata sul breve periodo con le benzodiazepine, come ad esempio il diazepam (Valium®); non è consigliabile fare un uso protratto di questi farmaci, perché le benzodiazepine generano dipendenza e potrebbero provocare interferenze con la compensazione vestibolare.

Gli esperimenti dimostrano che alcuni antidepressivi (gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, SSRI) potrebbero essere più efficaci per la terapia della labirintite. La loro azione consiste nell’alleviare i sintomi dell’ansia e potrebbero stimolare la ricrescita neurale nell’orecchio interno favorendo la comparsa di una compensazione vestibolare più rapida.

La labirintite virale dovrebbe essere curata nelle prime fasi con i corticosteroidi, ad esempio con il prednisone, e magari anche con farmaci antivirali, come il valaciclovir (Talavir®, Zelitrex®) e questa terapia dovrebbe iniziare il prima possibile in modo da prevenire danni permanenti all’orecchio interno.

Rimedi fitoterapici per le vertigini 

In caso di vertigini legate a stati emotivi particolari o accumulo di stress che va a incidere negativamente sulla qualità della vita ci vogliono piante ad azione calmante e antidepressiva. Come ad esempio la melissa,  che va a dare grande sostegno al sistema nervoso.

La lavanda  è un calmante nervino e antispasmodico molto usato nella causa delle vertigini, delle emicranie e dei dolori nervosi di testa.

Nel caso invece di vertigini con origine legata alla compressione dell’area vertebrale vengono in aiuto piante con effetto vasodilatatore. Sì  biancospino, ortica, ippocastano.

La pervinca è l’erba curativa per eccellenza nel trattamento delle vertigini.

Fiori di Bach per le vertigini

Tra i fiori di Bach  è molto indicato:

  • Rock Rose  quando le vertigini si associano a tachicardia, costipazione al petto, ansia e stress accumulati inconsapevolmente;
  • Scleranthus  è il rimedio utile per ritrovare equilibrio interiore.

Se c’è un attacco forte di vertigini associato a panico meglio ricorrere al  Rescue Remedy .

 

Alimentazione 

Spesso, in caso di diagnosi di labirintite con vertigini, l’otorino può suggerire una dieta iposodica. In generale, siamo con Valdo Vaccaro quando, in risposta a una delle utilissime lettere che ogni giorno riceve, egli afferma che “è dalla vitalità del pensiero, dell’aria, del sole e dei cibi che arriva la salvezza”. Nello specifico, la lettera a lui indirizzata verteva sulla labirintite e le vertigini in relazione alla dieta; vi consigliamo di leggerla, perché è un bel reportage personale sulle vicende dirette di una persona colpita da vertigini e passata per otorino, endocrinologi, etc.

In particolare, Vaccaro torna a evidenziare come ansia, stress e vertigini siano fonte e risultante di grande indebolimento dato da intossicazione prima di tutto alimentare.

Noi vi consigliamo di lasciare andare biscotti e caffé al mattino e sostituire con frutta acquosa. Limitate bevande eccitanti, alcolici.

Frutta lontano dai pasti (tutti i frutti senza eccezione). Verdura cruda per iniziare il pasto, che sia radicchio invernale, lattughe, ravanelli rossi e neri, rape piccanti, carote, carciofo crudo, finocchio crudo, cavolo crudo. Alla pasta o al riso bianco preferite grano saraceno, miglio, quinoa, riso integrale.

Il tutto da accompagnare con verdura cotta delle più belle qualità e varietà, visto quanto siamo ricchi di questi preziosi doni della natura: rucola, tarassaco, acetosa, finocchio, menta, carciofo, malva, ortica, bardana, piantaggine, portulaca, fitolacca radice.

 

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